Leggere, ascoltare, chiedersi. Filosofia, mistica, musica, pittura...nello scorrere lento della notte.

Mese: Gennaio 2021

𝑳’𝑨𝒓𝒕𝒆 𝒏𝒂𝒔𝒄𝒐𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝑻𝒆𝒎𝒑𝒊𝒐

“𝑆𝑒 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑣𝑎𝑙𝑙𝑖, 𝑠𝑎𝑙𝑖 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑔𝑛𝑎. 𝑆𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑎𝑔𝑛𝑎, 𝑠𝑜𝑙𝑙𝑒𝑣𝑎𝑡𝑖 𝑓𝑖𝑛 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎 𝑙𝑎 𝑛𝑢𝑣𝑜𝑙𝑎. 𝑀𝑎 𝑠𝑒 𝑣𝑢𝑜𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑒𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑢𝑣𝑜𝑙𝑎, 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑑𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑒 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑎.” 𝐾ℎ𝑎𝑙𝑖𝑙 𝐺𝑖𝑏𝑟𝑎𝑛

Lampi di Luce condensata nel substrato materico. Potere creativo donato all’uomo per renderlo divino. Cosa è quell’atto, quel potere che rende l’uomo capace, oltre lo scenario del contemplato? Oltre lo sguardo di ciò che è. Oltre la legge e le declinazioni dello scorrere del tempo, dei gesti rituali, del mondo divoratore. Avere il dono di rendere quel che non è, rimodellare lo spirito in infinite forme, plasmare il corpo, il suono, il colore, l’intensità. Quest’atto unico, magico, lucido e istintivo rende l’uomo spettatore e canale di altro nello stesso istante. Un paradosso all’interno dello stesso divenire fenomenico. Guardando gli animali, le piante, la natura, il creato, non possiamo che restare affascinati nel contemplare la perfezione ed armonia di tale creazione.

Tuttavia tutto nel creato soggiace a regole, momenti e movimenti predeterminati, con cadenza e forze perfette che rendono il fluire della vita semplice, potente e spettacolare. La Mente che ha immaginato questo mondo si mostra tramite esso nella sua perfezione, poiché il frutto di tale immaginazione dimostra un’arte e capacità sublimi, con doti tecniche e artistiche non solo massime ma anche compenetrate in egual modo in una simbiosi e sintesi mirabile. Ma ecco che dentro questo panorama, questo spettacolo variopinto e senza fine, troviamo un essere, parte del disegno stesso, eppure, contemporaneamente, dotato di immaginazione attiva a sua volta. L’uomo. L’unico essere creato dotato di immaginazione. L’uomo quindi immagina, crea mondi dentro mondi preimmaginati da un’altra intelligenza. Scenari su scenari. Tramite l’umana immaginazione, ecco sorgere lo spettacolo dell’altro, del diverso, del controverso e dell’avverso rispetto a ciò che è, naturalmente in questo mondo.

Il Cosmico ci ha dato in dono questo suo potere. Potere smisurato. Il suo utilizzo non determina solo il nostro destino singolare, il destino dell’umanità intera, ma tramite la sua potenza, il destino dell’intero creato. Come questo sia possibile è un mistero…forse, e non dobbiamo escluderlo, è persino un inganno. Reputare che il nostro potere immaginifico sia in grado di mutare il panorama di quanto ci circonda è forse pura illusione. Come diceva Spinoza, nulla avviene senza la volontà di Dio. L’immaginazione umana all’interno dell’immaginazione divina a cosa porta? Forse alla sua radice in noi? Forse ci ricorda che non solo nello spirito, non solo nell’anima, ma anche nell’intelletto l’Essere Supremo alberga in noi e noi non siamo che suoi strumenti su tutti i livelli? È l’immaginazione quella parte divina che ci rende i veri spettatori dell’arte creatrice presente nel mondo?

Spettatori del bello, del giusto, dell’armonia, del Sacro, della volontà di potenza per ricongiungerci a Lui? Potremmo mai essere uomini senza il dono di immaginare? Simboli, concetti astratti, creazioni tecniche, arte, linguaggio, e molto altro… tutto sorge da un lampo iniziale posto nel fluire immaginifico. L’immaginazione rende l’uomo capace di astrarsi dal contingente, renderlo partecipe del puro intelletto, della sfera causale, prendere un’ispirazione dall’alto, trattenerla, meditarla e infine elaborarla secondo le proprie strutture e caratteristiche archetipali, per renderla concretamente prodotto finale del (e nel) proprio mondo. Ma immaginazione non è solo questo, non è solo corporificazione di un’intuizione superiore. Immaginazione è anche rielaborazione di un’esperienza, saper rimodellare in funzione di nuovi scenari, poter adattare o completare al fine di migliorare.

Immaginazione è generare pura fantasia al fine di godere del bello e dell’inconsueto, dello spettacolare, dello stupore, dell’emozione. Riprodurre momenti di semplice fantasia fine a sé stessi, per il puro godimento sensoriale, è un grande atto di immaginazione e nutrimento per l’anima. Immaginazione è tecnica mentale cristallina che focalizza il pensiero su un concetto e lo elabora e valuta dalle infinite prospettive per poterlo studiare e padroneggiare con maestria. I bambini sono i primi veri maestri di tale arte. Essi provenendo dalle dimensioni sottili, e novelli praticanti della materia, combinano il loro forte potere mentale immaginifico con questo nuovo strumento nei loro interminabili giochi creando dal nulla, con semplici oggetti, storie e racconti di cui partecipano con profonda immersione. Questo forte potere immaginifico è ancora libero, viscerale, senza regole o filtri, e la sua energia nutre i corpi sottili del bambino.

Crescendo l’immaginazione viene sempre più canalizzata e addomesticata in alcuni percorsi dove l’essere dimostra una particolare predisposizione e attenzione. È nostro compito fornire ai figli dell’umanità tutto quanto possibile per coltivare e ben dirigere la propria immaginazione. È tramite essa che un domani creeranno il loro mondo e, soprattutto, la loro visione di sé stessi e del loro vissuto. Un padre e una madre cardiaci non trascureranno mai questo aspetto dell’educazione dei propri figli.

Con l’immaginazione i grandi condottieri sono riusciti a muovere intere popolazioni, con l’immaginazione gli scienziati hanno trovato nuovi modelli e ristabilito i confini del sapere umano, con l’immaginazione i filosofi hanno codificato il linguaggio sempiterno dei miti e della vita, con l’immaginazione le arti tutte hanno nutrito intere generazioni, ininterrottamente, permettendo loro di elevarsi verso sfere e linguaggi sempre più sottili. Con l’immaginazione l’umanità intera ha compiuto i suoi passi attraverso l’oscurità e l’ignoto. Il mondo erotico trova terreno fertile nell’immaginazione per vivificarsi e rinnovarsi in una perenne rielaborazione ed amplificazione di un gesto in sé così semplice e naturale. L’eros è il luogo per antonomasia della fioritura della potenza immaginifica. Il toro seduto sul fuoco primordiale.

Energia terrestre allo stato puro, pronta ad essere diretta in molteplici potenzialità. Trasgressione, rottura del consolidato, magnetismo istintivo, tutto questo mondo dionisiaco erotico è tanto più potente quanto più l’immaginazione dei conviviali trova concretizzazione nella preparazione rituale e nel compimento cerimoniale dell’atto. È soprattutto tramite l’erotismo che l’immaginazione nella sua forma più semplice e viscerale trova sfogo nella maggior parte dell’umanità non abituata a coltivare questa forma divina, poiché è in questa sfera intima e magnetica che le regole e le imposizioni della società non riescono a penetrare facilmente.

La sua sfera energizzante è quindi il canale potente tramite il quale l’uomo comune, preda del suo istinto naturale, ritrova un contatto con questi fuochi e sfere superiori incomprensibili, sfuggenti, sacri, divini. Come ci ricorda Apuleio, a Psiche, amante di Eros, è vietato vedere il compagno, non può fare altro che immaginarlo nel buio dei loro incontri. Ma quando la sola immaginazione del volto di Eros non è più sufficiente, Psiche con una lampada d’olio accesa ne illumina il viso, cancellando il mistero, denudando e profanando il dio. Ecco che Eros, vola via lasciando Psiche affranta e impotente, poiché essa non è ancora pronta a padroneggiare tale visione divina senza il filtro dell’immaginazione.

Gli amanti si ricongiungeranno molto più tardi, quando Psiche sarà matura per godere di tale forza direttamente, avendo superato innumerevoli prove della vita che la renderanno capace di padroneggiare la visione del dio senza la necessità del filtro dell’immaginazione. Ecco che in questo mito l’immaginazione è un ponte, un passaggio intermedio tra l’anima che anela alla Luce e la Luce stessa nella sua forma più pura. Questa facoltà, l’immaginazione è propedeutica, maieutica, necessaria per arrivare alla Fonte Eterna.

Nel viaggio mistico quando l’uomo comincia a nutrirsi di percezioni sottili, quando comincia a sentire l’ultrasensibile, attraverso meditazioni, controllo delle emozioni, distacco dalle catene materiche, ecco che l’immaginazione si mostra in forme sempre più alte, poiché l’intelletto è puro e pronto a recepirle. Essa, come una compagna, prende per mano l’uomo per portarlo in mondi iperurani sconosciuti, lo vivifica dall’alto, gli mostra ciò che i suoi sensi non potranno mai donargli, con linguaggi nuovi e inesprimibili. Immaginare nel Sacro diviene quindi visione, realtà. Un linguaggio scenico incomunicabile e parimenti potente, che dona all’uomo nuovi panorami nel quale vivere e reperire energie e spazi di lucidità inaccessibili in altro modo.

Tramite questa sfera l’uomo modella il proprio mondo Sacro. Ecco che immaginazione è sorella di Morfeo. Essi sono le due strade maestre e parallele per comunicare sui diversi livelli dell’esperienza umana, al di là del noto, una nello stato di veglia, l’altro nel sonno. È l’immaginazione la liaison sottile tra il mondo del vissuto profano e il piano della Luce vivificante, è in quel contatto tutto il suo potere e il suo scopo. Ed essa, attivata ed attivante nel silenzio, traduce e rende fruibile l’ultrasensibile nell’intelletto dell’uomo predisposto verso tali linguaggi sottili. In questo mistico e artistica sono uguali. È questo il momento in cui l’essere adamitico sfiora il suo Dio. Immaginazione è andare oltre, è restare soli, immaginazione è contatto con la parte nascosta del tutto, è coraggio e pazzia. Pochi uomini curano quest’arte pericolosa. Pochi uomini la nutrono e la custodiscono.

Attardarsi in essa può portare alla pazzia. Eppure un suo bagliore vale più di mille vite vissute senza un anelito di magia. Attraverso la sua grazia l’uomo accede allo spirito primordiale, e diviene esso stesso demiurgo, capace di creare e modellare attivando la divinità latente. Nell’immaginazione rinnoveremo il nostro io. Nell’immaginazione troveremo il ritorno all’origine. Compagna dell’uomo silente, sei arte nascosta, custodita gelosamente dai viaggiatori dell’ignoto.

?? ???????? ???? ????????

6. 𝑺𝒊𝒎𝒃𝒐𝒍𝒐 𝒆 𝑨𝒍𝒄𝒉𝒊𝒎𝒊𝒂

Alchimia e Simbolo sono da sempre collegati.
Non vi è Alchimia di nessun tipo, inclusa quella operativa da laboratorio, senza uno studio approfondito e sistemico del mondo simbolico-alchemico. Il simbolo nel suo linguaggio silente è un tramite perfetto per avere accesso al misterium dell’Alchimia. Alchimia è comprensione della natura, padronanza della natura, accordo con la natura e arte della natura.. Nell’incontro tra Uomo e Natura, il linguaggio simbolico è il ponte ideale che unisce soggetto ed oggetto della conoscenza. I significati da interiorizzare sono di matrice diretta, simbiotici per il nostro essere corpo, sono un richiamo al proprio essere fisico come materia nella natura.

Questo ritorno alle radici, questo incontro con la propria madre prima, la natura, è di tipo profondo e viscerale, e il Simbolo, come significante è un linguaggio perfettamente funzionale ad insegnare senza interferire con sfere che ostacolerebbero il contatto puro e indisturbato con la propria fonte.
Nell’Alchimia il primo laboratorio e il primo scoglio è la comprensione del linguaggio Alchemico stesso. Molti, moltissimi si fermano già a questo primo scoglio. E forse questo è un bene. La confusione e l’impenetrabile lingua dei Veri libri Alchemici origina da un’arte sottile la cui chiave può essere trovata solo studiando ripetutamente tutte le porte che danno accesso alla Sala Alchemica. Gli Alchimisti sono ingannatori e menzogneri, parlano di una cosa e nel contempo te ne mostrano un’altra.

Definiscono un concetto con un termine e dopo poche righe utilizzano lo stesso termine in un altro contesto. È un racconto in una lingua apparentemente non logica, intricata, piena di segni e di figure a corredo che accennano, mostrano ma non delineano e chiarificano.
Eppure, dentro questa confusione, nel ripetersi di termini alchemici, di simboli e figure, il ricercatore motivato, con una grande lucidità critica, un’intelligenza aperta e una strenua perseveranza, può ritrovare un filo conduttore che porta ad orientarsi nella foresta. E ne può uscire vincitore.


Classi Alchemico Simboliche


I Simboli Alchemici innanzitutto sono rappresentazioni di diverse classi concettuali:

– Vi sono le diverse Forze della natura, nelle loro diverse espressioni e declinazioni, nei loro archetipi funzionali e pratici nell’Arte.

– Vi sono i diversi Tempi del momento alchemico, dato che nell’alchimia non solo la manualità e la conoscenza sono arte, ma anche la percezione del tempo e del suo fluire all’interno della materia cangiante.

– Vi sono le Temperature che vengono utilizzate nell’atto alchemico e la giusta comprensione dei fuochi è uno scoglio non solo intellettuale ma anche pratico dato che chi non ha maestria nel contenimento dei suoi impeti energetici non può controllare le lievi temperature della Gallina o forse domare le forti fiamme dell’inferno che ci consegnano le importanti ceneri bianche.

– Vi sono le Materie, sia le Prime che le accessorie e secondarie; le più disparate e diverse, terreno sul quale i pochi sopravvissuti alla prima sfida del linguaggio, sono ugualmente stati decimati e ingannati.

– Vi sono gli Uccelli delle operazioni dell’arte che ci mostrano la manualità e la maestria da applicare sulla Materia seguendo il volo che corporificherà il drago volatile.

Tenendo presente la Tavola Smeraldina, la genesi dell’Universo è presente nel Rito Alchemico e ogni creazione alchemica è il ritorno e il richiamo di tale genesi primordiale. Ecco che i simboli nel percorso Alchemico non ci parlano solo dell’Arte nella sua valenza Umana, di microcosmo, dove l’Adepto percorre la Grande Opera per sua utilità o ad utilità dei suoi simili. I simboli sono anche racconto ancestrale della creazione divina, soprattutto ci insegnano i momenti, le potenze e i livelli per giungere dal primordiale CHAOS alla finale REBIS.

I bellissimi disegni nell’Utriusque Cosmi di Fludd sono un esempio ispirante di questo parallelismo.
E i Simboli sono perfettamente versatili in questo lavoro, poiché nel loro contenitore, sottendono a tutte queste letture e a diversi altri contenuti che l’uomo può trasformare e rendere fruibili a secondo del piano di laboratorio sul quale li intende utilizzare.

𝐔𝐜𝐜𝐞𝐥𝐥𝐢

La presenza simbolica degli uccelli nei vari passaggi, corvi, pavoni, aquile, cigni, colombe, pellicani, fenici e persino draghi alati… sono molto potenti, perché non solo ci insegnano le operazioni nei loro tratti caratteristici e nei loro colori, ma provenendo dall’elemento aria, ci richiamano ad un fuoco alto che nel nostro operare si sta corporificando. L’uccello è l’animale leggero per antonomasia, difficile da afferrare, sfuggente, bisogna catturarlo ma senza ucciderlo come fa il cacciatore, uomo maldestro e incosciente di tale bellezza, altrimenti l’Opera è persa, e bisogna riuscire a portarlo dal Corvo fino alla Fenice, passando per tutti i colori e generi di uccelli, lasciandolo sempre in vita e senza farlo volare via.


Sempre nella classe degli uccelli vi è il simbolo alchemico per antonomasia: l’Uovo. A molti sfugge il fatto che l’Uovo sia la genesi dell’Uccello mistico in tutte le sue forme (tranne che per la Fenice). L’Uovo Alchemico è infatti una sintesi simbolica di tutto il Mondo Alchemico, sottende a tutto il tempo e lo spazio alchemico e in parallelo a quello universale, fin dal principio dei tempi. L’Uovo Alchemico (in genere raffigurato leggermente allungato e alto) è il simbolo più implicito e potente dell’Alchimia speculativa in primis. È Opera dell’alchimista aprirlo con estrema cura, estrarne dal Chaos la Materia viva, purificarla, rivitalizzarla in chiave ricettiva, congiungerla con lo Sposo Alchemico (il Re) e ottenere il Rebis.

In tale percorso sull’arcobaleno operativo, l’Uovo si apre sempre di più, si mostra fino a rompersi completamente, per dare spazio alla Luce finale che rompe tutte le catene materiali e spirituali del suo guscio. Ecco che il Fuoco della Fenice si mostra in tutta la sua forza consumando la materialità costrittiva del guscio. La Maestria Simbolica di tale analogia, che gli antichi Iniziati adottarono traendo dagli animali i concetti più adatti, lascia ancora oggi pieni di stupore e ammirazione lo studioso sincero e cardiaco.

Pianeti e Costellazioni
Le presenze simboliche Planetarie e Zodiacali sono in analogia perfette con alcune Materie metalliche e con i momenti alchemici, e se i Pianeti infatti sono elementi richiamanti a corporeità definite (le materie Prime metalliche e gli Archetipi ad esse sottese) così i mesi Zodiacali sono la suddivisione implicita, nell’arco temporale unitario, dei momenti e gradi della Grande Opera. Queste analogie apparentemente così semplici e dirette, quasi banali o fortuite, sono invece, oltre che potenti e antiche, un’arte simbolica di tale eleganza e raffinatezza che viene quasi la tentazione di fermare il lavoro operativo per ammirare tale cattedrale architettonica costruita dal Creatore Primo, l’Alchimista Massimo, e con il solo ammirare questa bellezza armonica, il cuore dell’adepto può trovare la propria Lapis Philosophorum interiore.

A questo momento di estasi interiore si richiamano tutte le preghiere e invocazioni di apertura del lavoro di laboratorio che ogni vero Adepto dell’Arte sa che deve compiere prima dell’ingresso nella Materia.
Poiché questo viaggio nel VITRIOL, nella sua durezza e solitudine, è viaggio cardiaco nella bellezza primordiale e vergine delle forze cosmiche prime. Si veda a tal proposito la famosa illustrazione di De Vries nell’Amphitheatrum di Khunrath.

L’alchimista è in ginocchio, in preghiera vera e profonda, con braccia allargate, in segno di supplica e ringraziamento, poiché entrare in questo mare simbolico vivo e creativo, necessita di grande lucidità e presenza mentale, ed è un privilegio a cui pochi sono realmente chiamati attraverso un dono di Grazia divina.

Geometriche Pure
Infine vi è la classe simbolica delle figure geometriche pure. Questi simboli sono particolari e nella loro apparente semplicità ci insegnano intuitivamente, mostrandoci la strada sulle forze e le qualità che il cammino ci pone di fronte. Qui troviamo gli aspetti più operativi: i tempi con ad esempio la notte e il giorno; lo stato della materia: condensata, sublimata, evaporata, corporificata, calcinata; le materie secondarie, funzionali ai lavori, come gli acidi, le basi con le loro varie forze; i Sali di tutti i tipi, dato che nel laboratorio alchemico i Sali sono materia operativa importante, Salgemma, Nitro, Tartaro, Potassium…


Per la trattazione simbolica del Trio fondamentale Alchemico Zolfo-Mercurio-Sale si rimanda al Cap. 2 di questo studio Simbolico (Simbolo e Geometria Sacra).
Sempre in questa classe Geometrica vi sono infine i 4 elementi: Fuoco e Aria triangoli maschili Acqua e Terra triangoli femminili, con Aria e Acqua con una linea intermedia. Questi simboli oltre a parlarci in modo molto chiaro di cosa siano questi elementi in sé come qualità e funzionalità (trattazione che non affronteremo per questioni di spazio), ci mostrano attraverso il numero 3 che essi sono vettori e promotori di un’energia primordiale che li sottende tutti. Il 3 è infatti numero della generazione e del movimento tra i vari stati dell’essere. Dalla base si arriva all’apice attraverso un processo di sintesi che crea altro dalla matrice base.

Ecco che mentre Acqua e Terra tendenzialmente corporificano l’energia e la consapevolezza nel nostro piano materiale, Aria e soprattutto Fuoco le spiritualizzano e attivano.
È interessante a questo punto un approfondimento sugli elementi, non solo per mostrare come i simboli lavorino in modo sottile, ma anche come siano stati codificati per mostrare anche ciò che non appare a primo livello guardando solo il simbolo. I simboli infatti vanno anche combinati e studiati da diverse prospettive. Vediamo un classico esempio di questo lavoro particolare, ponendoci nell’ottica degli Elementi alchemici. Nei simboli alchemici, non è presente in modo esplicito il 5° elemento, l’Etere. Eppure l’Etere, come sappiamo è il progenitore dei 4 elementi materiali ed è l’elemento base di tutta la creazione, poiché esso è una declinazione dello Spirito Universale.

Nonostante questa importanza prima nell’Alchimia, esso come simbolo non è trattato in modo esplicito nei testi Alchemici che si hanno normalmente a disposizione. Come mai? Questo, ai più attenti ricorda sicuramente il racconto dei 5 solidi platonici, anch’essi Simboli di Geometria Sacra, ma tridimensionale, degli elementi: Cubo-Terra, Tetraedro-Fuoco, Ottaedro-Aria, Icosaedro-Acqua e infine Dodecaedro-Etere. Molti sanno che Platone voleva che i suoi discepoli non citassero mai le caratteristiche e proprietà del Dodecaedro, pena espulsione dalla scuola.

Questo racconto ci introduce al tema dell’Etere in chiave simbolica. Perché avere accesso alle chiavi del simbolo eterico significa padroneggiare lo Spirito, divenire quindi un Magus nel senso più alto del termine. Ecco che il simbolo rimane celato nei testi. Tuttavia, con lo studio corretto dei 4 elementi e sapendo i loro rapporti e il loro rapporto con l’Etere, si può trovare il simbolo del 5° elemento. Poiché tutti e 4 gli elementi originano per condensazione successiva dalla stessa sorgente, ecco che per arrivare all’origine, bisogna riunirli tutti, nello stesso punto e in tal punto si troverà la loro origine.

Questi 4 simboli sovrapposti, mostrano un altro simbolo noto e famoso, che però generalmente nei testi alchemici se presente non è esplicitato per ciò che è veramente. E, in particolare, sono i simboli intermedi dell’Aria e dell’Acqua a darci l’indicazione precisa di come vadano ricombinati, utilizzando come riferimento la linea orizzontale intermedia, poiché è essa che se posizionata correttamente sull’altro simbolo ci darà la chiave di incastro corretta. Questa linea intermedia è la parte del simbolo complementare già presente, come a mostrarci un Elemento pronto ad una transizione di fase verso il successivo.

Ecco che i simboli degli Elementi sono a doppia lettura e doppia coppia: Fuoco e Aria come caldi e con punta ascendente, mentre Acqua e Terra Freddi con Punta discendente. Ma Fuoco e Terra sono puri con qualità Secca mentre Aria e Acqua sono ad incastro con qualità Umida. Lascio al lettore la piacevole scoperta del simbolo Etereo.

Livelli di Linguaggio
Come vediamo nel mondo Alchemico il Simbolo è foriero di moltissime informazioni, tant’è che è forse l’unico genere di conoscenza che presenta i famosi libri muti, cioè che non contengono scritti se non nei minimi termini.Abbiamo testi alchemici famosi nella loro bellezza figurativa e simbolica: lo Splendor Solis, Il Mutus Liber, libri essenzialmente muti, che vanno studiati quando si è già introdotti nell’Arte; abbiamo poi i libri in cui i simboli sono centrali e corredati da testi o musica: Atalanta Fugiens, Libro delle Figure Geroglifiche, il Rotolo di Ripley.

E infine libri più discorsivi ma che includono sempre figure simboliche in modo imprescindibile: 12 chiavi di Basilio Valentino, Donum Dei di Aurach o la Trasmutazione Metallica Sogni 3 di Nazari da Brescia.
A seconda del livello dell’Iniziato e della Scuola Misterica abbiamo sempre a livello Simbolico, diversi linguaggi e livelli espositivi, sia puramente simbolici, che misti che puramente discorsivi.


𝐎𝐮𝐫𝐨𝐛𝐨𝐫𝐨𝐬
Mi preme infine menzionare un simbolo importante tanto quanto l’Uovo Alchemico. Anche in questo caso siamo al cospetto di un simbolo del regno animale in forma particolare: l’Ouroboros, il serpente ripiegato su sé stesso. In questo simbolo è inclusa in potente sintesi simbolica tutta l’attività creatrice e distruttrice dell’Energia Universale, la Materia Prima del MacroCosmo.

La Forza Vitale come Forza motrice dell’universo che attiva e consuma sé stessa rigenerandosi continuamente in molteplici ed infinite forme. L’Ouroboros è il mondo che si autofruisce, che si autoesplora, che si rigenera dalle sue ceneri, che non si ferma mai. Lo Spiritus Mundi in azione. Dal punto di vista temporale ci riporta alla dimensione ciclica del fluire, in una chiave di continuo fluttuare avanti e indietro, di ritorni, di rielaborazioni. Non mostra il tempo classico lineare con un inizio e una fine, anzi dice che tutto è un unico continuum presente in una ruota che incessantemente percorre i suoi eterni cicli.

È un tempo di matrice matriarcale.
Il cerchio geometrico-spaziale dell’Ouroboros ci mostra l’universo nella sua totalità, mostrando questa regola come presente ovunque, senza eccezione. Se l’Ouroboros è lo Spiritus Mundi in movimento, l’Anima Mundi è il suo perno centrale attorno a cui ruota la creazione, fisso e intoccabile, l’autocoscienza che osserva l’eterno gioco divino nel suo apparire e fluire multiforme senza sosta. Per gli Alchimisti l’Ouroboros è la sintesi massima dell’energia che deve essere domata per venir utilizzata dal Magus, ecco perché spesso, al contrario dell’Ouroboros ermetico cosmologico che è singolo, quello alchemico è doppio: poiché ci parla nuovamente del matrimonio alchemico tra lo Zolfo, alato e il Mercurio terrestre che lo riceve.
Essi in una danza divoratrice, si consumano e uccidono l’un l’altro, dando origine al Corvo, per poi, alla fine del ciclo, rinascere come l’Ouroboros bianco unico Ermetico, ossia la Quintessenza.


L’Alchimia, un mare simbolico vastissimo, in cui ci si può perdere. Un mare non per tutti. Affascinante, ma per poterne fruire si necessita di grande volontà, perseveranza, acume, ascolto e una grazia naturale verso le cose sussurrate. Ecco che allora potremo dolcemente navigare su queste infinite correnti simboliche che ci porteranno su terre magiche sconosciute ai più…


https://www.federicogualdi.it/simbolo-e-conoscenza/

𝑳𝒐 𝑺𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒐 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒍𝒍𝒂.

Lo Sguardo nella Folla

Piccolo dolce essere.

Nel mondo nebuloso delle persone, vivi quasi trasparente.

In attimi che scorrono, vedo il silenzio di un’anima che si nutre di luce. Questi nostri rumori, non ti sono familiari.

Ma nelle pieghe del vibrare del tempo, senza volerlo, mostri grazia.

Una Grazia, dolce e calda.

E’ bastato uno sguardo tra noi, e il tempo si è fermato.

Forse non sai che farne, non sai che sia.

Ciò che appare, che vivifica il tuo essere, è dono raro.

Non posso aiutarti nella tua arte, l’ho compreso.

Lascia solo che tenga la tua mano ancora un istante. Anche solo in questo sguardo lontano. Prima che tu ti perda tra la folla per lasciarmi solo, nuovamente.

Solo e umano.

Addio dolce piccolo essere.

Grazie per questo incontro, per questo silenzio, in questo mare dalle infinite onde di tempo.


𝑃𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑖, 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖…𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒.


Pensieri e Poesie Vol 1

5. 𝑺𝒊𝒎𝒃𝒐𝒍𝒐 𝒆 𝑪𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒆𝒏𝒛𝒂

Come può il simbolo portare ad una Conoscenza? Possono i simboli ampliare la conoscenza? Possono infine dare una visione diversa della conoscenza, mostrare modi diversi di arrivare ad una conoscenza o dare accesso ad una sfera della conoscenza che non sarebbe altrimenti fruibile? Nella nostra cultura, l’approccio alla conoscenza è di tipo razionale, nozionistico innanzitutto. Il processo cognitivo e didattico è basato sullo studio a partire dalla memoria per poi, attraverso la logica e la capacità di ragionare sui concetti acquisiti, arrivare a concetti più complessi.

Ma essenzialmente il percorso, che per semplicità possiamo definire di tipo destro, è nella sostanza mnemonico e quindi razionale-logico. Questa via cognitiva, non solo porta a delle chiare strutture logiche e classificanti ma, soprattutto, imposta la modalità di apprendimento e conoscenza del proprio microcosmo e del macrocosmo fin dalla tenera età; ad un livello più profondo imposta quindi la nostra struttura mentale cognitiva nel suo approccio verso la conoscenza stessa.

𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐚 𝐒𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚

Esiste tuttavia un tipo di conoscenza e quindi una via cognitiva più intuitiva, diretta e quindi destrutturata, o sarebbe più corretto dire strutturata in modo diverso. Essa è la via sinistra, che sviluppa altre modalità di visione del mondo, del nostro porci in essa e delle possibilità di interazione che abbiamo esternamente e interiormente. Normalmente questa seconda via non è, se non in minima parte, toccata e sviluppata in questo periodo storico-culturale e rimane latente per alla fine essere sviluppata, la maggior parte delle volte, in chiave personale e puramente spontanea, da alcune persone.

Ecco in questa seconda via, il simbolo è un vettore ideale, esso tende a risvegliare questa via. Stimola la curiosità figurativa e non verbale, da accesso ad uno studio silente, porta ad una meditazione ed elaborazione dell’informazione in sé, e soprattutto non lascia una sicurezza dogmatica e inconfutabile dell’informazione in quanto lo stesso simbolo può essere codificato in diverse modalità e portatore di messaggi sovrapposti.

Se la via destra tende a darci una visione chiara e sicura (reale o presunta) del nostro percepire oltre che una capacità naturale a catalogare il tutto per renderlo più velocemente fruibile ed utilizzabile, la via sinistra crea correlazioni complesse e cangianti e mostra il mondo in modo più dinamico e meno gerarchico. Sono linguaggi cognitivi complementari e probabilmente sarebbe utili svilupparli, in modo consapevole, entrambi. La pura via destra è quella della tecnica, dell’utilizzo del sapere in modo sistemico e finalizzato. La pura via sinistra è quella dell’arte, della reinterpretazione del vissuto in modo sempre diverso. Avere accesso ad un percorso di conoscenza simbolica è utile per chi è interessato ad una via di conoscenza bilanciata.

Lo studio approfondito dei simboli e la applicazione degli stessi è infatti esperienza prevalentemente sinistra ma con aspetti della via di destra soprattutto nella comparazione degli stessi e nella classificazione. Nella radice e nella prima esperienza il simbolo ci porta nella sfera sinistra, ci aiuta a rivedere l’apparire per ciò che sottende, ci porta nell’interno del fenomeno e della nostra consapevolezza, crea una spirale interna. Molti amanti della via simbolica preferiscono avere una relazione col simbolo prevalentemente ed essenzialmente di sinistra, e usano quindi il simbolo come forma di conoscenza introspettiva e divinatoria senza volerlo razionalizzare. Questa via è quella che attiva il simbolo e lo vivifica per ciò che è veramente, un significante contenitore di un significato che non appare. E quindi usare la via sinistra nella conoscenza attraverso i simboli è una via completa in sé che ha una funzione ben chiara e arricchente.

𝐂𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐒𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢𝐜𝐚

Vediamo qualche applicazione concreta di conoscenza in questa chiave. Con l’utilizzo del Simbolo silente, la pura via sinistra è una strada per la conoscenza del Sé nel senso più alto del termine: l’incontro con la Realtà del nostro Sé è possibile infatti solo attraverso un’intuizione diretta e destrutturata, facoltà dell’anima che trascende le separazioni, i dualismi, le dialettiche spesso conflittuali della nostra mende razionale ordinaria, e il simbolo è un vettore perfetto in questo ingresso nell’interiora della propria terra. In tale contesto il Simbolo è personale e soggettivo e spesso è creato dalla persona stessa. Nella creazione del proprio Simbolo l’Iniziato mette, in un atto magico di creazione, il suo Io profondo intuitivamente, per poi riviverlo e reinterpretarlo con una strada questa volta inversa, dall’esterno all’interno.

I Simboli usati in chiave Archetipale ci danno invece accesso alla conoscenza delle leggi della natura e del mondo, la meditazione su questa tipologia simbolica è un’antichissima tecnica, ad esempio con gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, e ci permette di penetrare le forze universali per vedere come esse si relazionano fra di loro e con la nostra coscienza. All’interno delle rappresentazioni figurative dei Tarocchi troviamo simbolizzati diversi livelli: il disegno complessivo in sé, i particolari e gli oggetti o animali a corredo, gli spazi e posizioni dei diversi contenuti e i colori degli stessi.

Ogni aspetto e dettaglio dell’Arcano rappresentato è una conoscenza particolare e il disegno totale in sé ci porta ad un altro livello di conoscenza dentro lo stesso territorio. Tale meditazione cognitiva può essere fatta in diverse forme: sul singolo Simbolo archetipale per comprendere-vivere il sottostante modello, oppure su alcuni Arcani messi in relazione fra di loro, in successione lineare, creando quindi un discorso, e avendo accesso quindi alla risultante totale di questi Archetipi in una visione di successione temporale.

Infine possono anche essere messi in relaziono geometrica più complessa. Questo ultimo studio è meno noto e insegnato ma è il più complesso e profondo. Poiché si possono creare con i Simboli archetipali dei Simboli a loro volta disponendoli sul piano o nello spazio, seguendo le regole della Geometria Sacra. Una variante in forma temporale di questo ultimo metodo, è ristudiare gli stessi Arcani nella stessa disposizione geometrica, ma cambiandoli di posto ogni volta, seguendo delle logiche predefinite; otteniamo quindi un percorso che ci mostrerà altri aspetti. Creiamo quindi simboli di simboli e questo crea relazioni fra gli archetipi che ci parla delle strutture portanti e delle regole dell’universo.

L’Albero Sefirotico è un altro ponte simbolico che da accesso alla conoscenza e per quanto esso sia più adatto ad una forma mista di studio che contempli entrambe le vie, la sinistra e la destra insieme, tuttavia può essere usato in forma meditativa-contemplativa, anche senza uno studio preliminare delle varie strutture portanti dello stesso (la via preliminare destra). Questo perché l’Albero Sefirotico è una codifica in chiave diversa degli stessi Archetipi visti precedentemente nei Tarocchi, e quindi esso in sé, permette ad una coscienza particolarmente ricettiva e sviluppata di entrare in contatto con gli stessi modelli. E’ importante notare come nel simbolo dell’Albero Sefirotico nella sua totalità, sia presente una forte Geometria Sacra e come tale geometria sia la base di genesi e di sviluppo dell’albero stesso.

Ecco che in tale Simbolo formato da simboli, la conoscenza è un percorso vastissimo e denso di concetti diversi e complementari. Un vero e completo libro simbolico a tutti gli effetti che ci parla, restando comunque muto ai non iniziati in tale pratica. Altri esempi di conoscenza attraverso i Simboli sono i Ching e l’interpretazione degli auspici. Entrambe queste forme di conoscenza, che non tratteremo nel dettaglio per questioni di spazio, sono antiche e danno accesso alla comprensione del nostro essere nel mondo.

Ci aiutano percepire la realtà nascosta e sottile del mondo fenomenico e a vedere come noi siamo in relazione con esso, in questo modo ci indicano una strada o ci suggeriscono delle prospettive. Anche in questi 2 casi il percorso di conoscenza-comprensione è simile a quanto visto nello studio degli Arcani e dell’Albero Sefirotico: l’Universo si regola e dinamizza attraverso modelli Archetipali i quali vengono strutturati e condensati in forme simboliche attraverso la Geometria Sacra. Queste forme simboliche, opportunamente strutturate e utilizzate fanno da tramite tra la coscienza che le utilizza e l’Universo stesso.

Il linguaggio è diretto e il Simbolo con l’Archetipo sono il tramite. Un altro campo importante della via di Conoscenza Simbolica è quello ermetico-alchemico. In questo caso il Simbolo introduce ad una conoscenza diversa rispetto ai casi precedenti. Nel campo ermetico il simbolo è più operativo, più funzionale più focalizzato. Il simbolo in questo campo ci insegna il ragionamento per analogia, questa è una chiave importante da possedere nell’Alchimia; l’analogia è una comprensione tipica della via sinistra, arriva alla conoscenza per similarità e affinità, quindi senza il linguaggio razionale o della parola.

Il Simbolo mostra una classe di concetti e l’alchimista applica tali classi nelle varie sfere di conoscenza. È forse nel mondo alchemico che l’interpretazione dei simboli trova la sua forma più conosciuta e trattata. Per alcuni l’Alchimia è infatti Arte Psicologica per eccellenza, per altri è Arte Mistica di elevazione dello spirito, per altri ancora è Arte Operativa da Laboratorio (alchimia esterna) e per altri Arte Operativa attraverso l’Athanor Corporale (Alchimia interiore); si potrebbe continuare con altre sfere di applicazione dei simboli alchemici…

Vi sono molti campi di conoscenza trattabili attraverso i Simboli Alchemici e nessuno di essi è l’unico o il principale, se non in chiave soggettiva, proprio perché questi simboli danno accesso ad una conoscenza per analogia verso gli elementi ai quali si riferiscono. La conoscenza alchemica è protetta nel simbolo e può viaggiare in tutti i diversi ambienti e periodi, anche i più cupi, senza storpiature e modifiche. Colui che saprà aprire e attivare i simboli contenuti nei libri alchemici, come il Mutus Liber o lo Splendor Solis (per citare 2 fra i più studiati in chiave simbolica), avrà accesso alle conoscenze operative necessarie nel percorso della Grande Opera.

𝗟𝗮 𝘃𝗶𝗮 𝗗𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮

Concludiamo questa trattazione tra Simbolo e conoscenza guardando il Simbolo dalla prospettiva della Conoscenza razionale-logica ovvero la via destra. Questa via non si adatta benissimo al percorso simbolico. Essa non entra nell’ontologico ma resta nell’ontico del simbolo. Non apre il simbolo in modo diretto e intuitivo ma lo pone invece in relazione ad altro, già noto, o in relazione ad altri simboli. Lo cataloga e lo mette all’interno di una struttura spesso preesistente, incasellandolo in spazi confinati e fallacemente chiarificatori. Purtroppo questo esercizio non solo depaupera e snatura il simbolo nella sua valenza ontologica, ma, e questo è forse la cosa peggiore, allontana il postulante dall’altare simbolico facendogli invece credere di portalo al cospetto del Sanctum Sanctorum simbolico. Ecco quindi, in questo contesto i libri dove i simboli sono catalogati, incasellati e accostati ai più disparati concetti con elegante sfoggio di profondo sapere nozionistico.

E tanti più simboli si trattano e tanti più disparati concetti si uniscono in tale trattazione, tanto più lo scrittore darà sterile sfoggio di possedere la sfera simbolica. Questi percorsi nozionistici e di classificazione non portano in profondità nella natura e nel cuore del simbolo, non mostrano le chiavi di accesso, non insegnano all’armonizzazione cardiaca con questo strumento e all’utilizzo in chiave personale magica; lasciano il lettore in superficie sulle nozioni, sulle classificazioni e sulle storie esteriori del simbolo.

In tale percorso la persona rimane avviluppata in un percorso che sembra portare alla comprensione del simbolo. Ma questa comprensione è esteriore, ontica, si sofferma sul significante e sfiora appena il significato. Non si vuole con questo dare una valenza del tutto negativa a tale approccio; esso ha una valenza positiva in chiave divulgativa e introduttiva. Su questo non ci sono dubbi. Deve però essere chiaro che conoscere le simbologie più disparate, saperne i percorsi storici o riempirsi di nozioni e informazioni, impedirà la vera fase simbolica attiva, che è quella che ci porta verso quella sfera della conoscenza dove il simbolo ci vuole condurre.

Diviene quindi necessario, se ci si avvicina al Simbolo tramite la via destra, destrutturarsi, e spogliarsi di tutti i vestiti, se si vuole vivere il Simbolo come vettore di Conoscenza attiva e sacra. Consci che la società attuale è già molto improntata alla via destra, coloro che si avvicinano al simbolo da tale via, corrono il rischio di non sfiorare mai la potenzialità del Simbolo vissuto sulla via sinistra. Sarebbe utile che coloro che trattano i Simboli attraverso le conferenze e i libri o qualsiasi altro mezzo, avessero ben chiaro questo aspetto, e lo chiarissero ai loro ascoltatori.

La conoscenza nella via destra del Simbolo non è un male in sé, ma lo diventa se si ritiene e si fa pensare agli altri che sia l’unica sfera per entrare in tale mondo. Ancora peggio è pensare che l’approdo finale sia conoscere infiniti simboli e saperli porre in relazione fra loro. Forse a questo punto, meglio non sapere nulla di loro intellettualmente e lavorare invece con pochi simboli nel silenzio del proprio Sanctum vivendoli come esseri intelligenti e magici, capaci di portarci in stanze segrete interiori dove la vera Sophia simbolica ci verrà mostrata in tutta la sua Luce.

https://www.federicogualdi.it/simbolo-e-alchimia/ https://www.federicogualdi.it/il-simbolo-e-il-sacro/

Pagina 2 di 2

Powered by WordPress & Tema di Anders Norén