Leggere, ascoltare, chiedersi. Filosofia, mistica, musica, pittura...nello scorrere lento della notte.

Mese: Dicembre 2020

Pensieri e Poesie Vol 1


I Nodi Gordiani

I Nodi Gordiani,

che ci affanniamo a voler sciogliere

con tecnica e amore.

A volte la spada Alessandrina

รจ l’unica risposta per andare oltre…

e non c’รจ molto da capire…

ma solo avere il coraggio di fare…


Afrodite e Adone

Adone nacque da Mirra. Quando, da una fenditura dell’albero, il piccolo Adone venne alla luce, le ninfe lo raccolsero commosse e lo nutrirono, allevandolo nelle grotte d’Arabia. Il fanciullo, crescendo, divenne bellissimo. Mentre cacciava in un bosco sacro, Afrodite lo vide e s’innamorรฒ di lui, dimenticando Ares.
Ma il dio della guerra se ne accorse e decise di punire ferocemente il rivale. Si mutรฒ in cinghiale, e indusse Adone ad inseguirlo; poi gli si rivoltรฒ contro e lo sbranรฒ. Adone lanciรฒ un grido cosรฌ alto che Afrodite lo udรฌ e accorse trafelata. Lo trovรฒ in un prato, giร  morto.
Il sangue macchiava l’erba attorno, e per volere della dea il corpo di Adone si trasformรฒ in un anemone rosso come quel sangue.
Intanto l’anima scendeva agli inferi, dove regnava Persefone. Afrodite si recรฒ a sua volta tra le ombre, per reclamare l’innamorato.
Ma Persefone si rifiutรฒ di restituirlo, perchรฉ anche lei se ne era innamorata. Afrodite era una dea potente e cocciuta e non aveva nessuna intenzione di cedere, perciรฒ restรฒ nel regno dei morti protestando, mentre sulla terra, privata della sua presenza, tutto inaridiva.
Zeus risolse il caso senza far torto a nessuno: decise che Adone avrebbe trascorso alcuni mesi con Persefone, altri accanto ad Afrodite che si accontentรฒ e tornรฒ a fecondare la terra, in primavera. Al suo passaggio tornavano a fiorire le rose e gli anemoni.


La lacrima dell’angelo caduto

Un ricordo per l’uomo nella sua discesa materica.

Affinchรฉ il tormento della caduta

divenga energia vivificante per l’ascesa,

e cosรฌ si compia la bellezza di quello sguardo acceso.

Rialzandosi l’angelo, dalla caduta ritrova il volo,

dal tormento la Pace e dalla lacrima, un sorriso…

o forse un Bacio.

Questo รจ il destino di noi, Angeli Caduti.



Fluire…

Fluire… come l’acqua.

Siamo adattabili, ci muoviamo nelle curve della vita…

Siamo morbidi e sinuosi.

Come l’acqua accettiamo…nulla puรฒ colpirci o spezzarci.

Come l’acqua trasparenti e sfuocati,

portiamo memoria ma non ne facciamo menzione.

Come l’acqua puliamo e mondiamo i nostri difetti,

smussiamo gli spigoli in silenzio, continuamente.

Come l’acqua nutriamo la terra e la facciamo germogliare.

Questo noi siamo…

entrando nell’abisso dell’elemento primordiale,

da cui tutto l’universo รจ scaturito.

Pensieri e Poesie Vol 1
Pensieri e Poesie…
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maschera filosofia

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Osserviamo gli altri intorno a noi quando camminiamo in una strada di cittร : siamo circondati non tanto da corpi, quanto da volti in continuo movimento. Ci parlano, ci raccontano la loro vita. I volti hanno unโ€™attrazione magnetica verso i nostri occhi, prendere la loro energia, captarla anche se per pochi secondi, ci rende partecipi di un racconto. Un volto una storia, una storia un universo…e cosรฌ 1000 universi a nostra disposizione. Tuttavia la storia dei volti e della loro rappresentazione, in quanto maschere ha sempre avuto modalitร  ben strutturate nel nostro mondo…

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Nei ritratti, fino al ‘900, il volto doveva essere riprodotto con la miglior perfezione e fedeltร  possibile. Poi a partire dai primi decenni del 20ยฐ Sec la strada cambia: il volto non รจ piรน realismo della persona, che รจ al centro del proprio universo percettivo, ma diviene altro, metafora, modello e mezzo interpretativo sia per lโ€™artista che per lo spettatore. Il volto diviene esplicitamente maschera e la maschera ci parla dโ€™altro. Cosรฌ abbiamo lโ€™Urlo di Munch con tutta la sua angoscia esistenziale, lโ€™Autoritratto di Ensor con lโ€™unico volto umano del pittore su un sottofondo di maschere non solo macabre e grottesche ma anche dalle orbite vuote…chiara critica verso una civiltร  deforme e vuota.

O i famosi dipinti surreali di Magritte dove il volto non viene mai contestualizzato, quasi a voler dire che nella dimensione rappresentativa lโ€™essere sfugge ogni definizione e delineamento. In tutti questi nuovi linguaggi, la maschera del volto assume connotati nuovi. Se prima le maschere dei ruoli erano un dato di fatto necessario e imprescindibile, parte stessa della vita sociale, a partire da questo momento storico, dove la stessa realtร  viene messa in discussione cosรฌ come รจ percepita persino dalla scienza con la relativitร  e la fisica quantistica, il volto e la maschera divengono oggetto di studio e di analisi non piรน solo sociale e strumentale, ma anche interiore e personale, un viaggio analitico e riflessivo dellโ€™essere in questa dimensione…

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Il volto diviene quindi specchio dellโ€™anima, piรน degli occhi stessi. E come tale, il volto, necessita di protezione attraverso una maschera, per proteggere ciรฒ che mostra: lโ€™espressione del viso รจ dunque il vero mezzo di comunicazione tra lโ€™individuo e il mondo: se perรฒ il volto viene coperto, falsato, mascherato, il contatto con la realtร  si perde e lโ€™anima rimane dietro e quindi protetta. Abbiamo sempre saputo, fin quasi da bambini, che per vivere bene nel mondo, รจ importante avere delle maschere di protezione e di convenzione. Queste maschere non solo ci permettono di apparire come gli altri vogliono, come si aspettano che noi dobbiamo essere, come lโ€™etichetta sociale o famigliare imponeโ€ฆ

Le maschere sono anche un linguaggio convenzionale tra uomini che appartengono a diversi clan, e che attraverso tali clan, si mostrano al mondo degli altri clan. Il clan dei dark, degli artisti, dei lavoratori in giacca e cravatta, il clan dei solitari, il clan dei contestatori, degli sportivi e cosรฌ via, ove ognuno puรฒ trovare la propria zona di comfort per sentirsi pari fra pari e avere un luogo di protezione dal duro mondo che lo circonda con dinamiche estranee che lโ€™essere a volte non comprende, altre volte finge di non comprendere ed altre ancora non vuole comprendere.

Tutte queste maschere sono lโ€™interfaccia comunicativa e protettiva entro il quale lโ€™essere, caricato il programma del caso, รจ pronto ad interagire e comportarsi come concordato. Un mondo facile e perfetto, predefinito, codificato, ottimamente strutturato per far si che tutta la comunitร , crocevia e incontro tra i vari clan, si possa muovere armonicamente in un sistema di predizione e prevedibilitร  facile e consueto. Il tutto รจ rassicurante, ovattatamente semplice, invitante e poco dispendioso.

Nessuna sorpresa, nessun turbamento, nessuna storia da dover scrivere ogni volta. Una certezza, forse alienante o cortocircuitale nel quale a lungo andare lโ€™emozione potrebbe spegnersi interiormente senza quasi neanche rendersene conto. Del resto Persona in latino significa proprio maschera. Ecco quindi anche le maschere di carnevale con la loro tradizione caratteristica simbolica per ogni archetipo umano, ci parlano delle nostre stesse โ€œpersone” ridicolizzandole, iperbolizzando i nostri atteggiamenti. O le maschere veneziane che hanno una funzione proprio catalizzatrice: attraverso esse il volto รจ coperto finalmente, e lโ€™anima protetta รจ quindi libera di esprimersi senza timori e di mostrarsi per ciรฒ che รจ e vuole-desidera fare nel mondo materico…

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Ma fino a che punto lโ€™uomo rimane consapevole di tutti questi innumerevoli diversi volti-maschere che indossa ad ogni diversa occasione e circostanza? Fino a che punto lโ€™uomo dopo anni di utilizzo di tali maschere รจ in grado di dire senza alcun timore: “posso fare senza”? Questa รจ la domanda da farsi la sera, davanti al proprio specchioโ€ฆLe maschere sono mezzi, strumenti, stratagemmi sociali, mezzi di sopravvivenzaโ€ฆ ma a che costo? Fino a che punto tali maschere ci permettono di vivere, e fino a che punto ci soffocano? Eโ€™ questa la domanda.

Puรฒ un artifizio di comodo, ucciderci lentamente? Atrofizzare il nostro stato immaginifico e emotivo? Quando indossarla e quando no? Quando essere autentici e quando essere altro da noi? Questa questione ha tante risposte quanti sono i diversi momenti della nostra vita. Si puรฒ forse, imparando ad ascoltare il proprio maestro interiore, capire la cosa giusta; forse non รจ impossibile. I momenti chiave, quelli importanti, nei quali bisogna essere autentici, veri, pronti allโ€™ignoto, bussano alla porta del nostro destino spesso in modo chiaro. Non sentire questo flusso รจ essere giร  un po’ morti.

Lโ€™uomo vivo interiormente, lโ€™uomo che sente la propria vita chiaramente, capisce quando posare la maschera e tornare ad essere se stesso, perchรฉ la situazione รจ lรฌ, a chiamarti per nome, รจ li ad emozionarti come prima, รจ lรฌ a dirti che questa scelta che devi compiere โ€œoraโ€ cambierร  il tuo destino. E spesso non serve solo presenza di spirito, luciditร  e consapevolezza, questo รจ il requisito primario ma non sufficiente. Dobbiamo anche essere dotati di forza, forza vitale, richiamo di vita. Perchรฉ togliere la maschera e mostrarsi nudi davanti ai venti della vita, alla responsabilitร  delle proprie decisioni, richiede forza, fiducia, capacitร  di immergersi nel fiume della vita. Eโ€™ spesso questa la sfida piรน importante da fronteggiare…trovare la forza dentro di noi per aprirci e denudarsi…

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Andiamo un attimo piรน in profonditร . La maschera proteggendoci ci scollega emotivamente e vitalmente dal resto della struttura universale. Taglia le sinapsi, blocca il fluire degli umori. Questa maschera รจ protezione da una parte ma morte emotiva dallโ€™altra. Ecco perchรฉ attardarsi troppo in esse รจ rischioso per la vita, per la nostra consapevolezza. Non รจ un male in se, usare le maschere.

Eโ€™ un male usarle sempre, nascondersi ininterrottamente. La vita non puรฒ essere vissuta proteggendosi sempre, bisogna mettersi in gioco, altrimenti essa muore. E a lungo andare lโ€™essere potrebbe ritrovarsi a vivere in una eterna finzione. Quante persone, nei nostri ricordi di bambini, gioiose e vive per poi rivederle molti anni dopo tramutate in โ€œmacchine organicheโ€ che alla fine hanno fagocitato lโ€™essere emotivo stesso? Ricordiamoci, non cโ€™รจ gioia senza sofferenza, stupore senza noia, desiderio senza rigetto, allegria senza rabbia, questo รจ il percorso nel nostro mondo materiale.

Non vivere queste emozioni, nelle loro accezioni negative, non ci permetterร  quindi di sperimentare e capire in quelle positive quando questi arriveranno. La mancanza del buio non ci farร  riconoscere la luce. Una mancanza del rumore non ci dirร  quando saremo nel silenzio. La mancanza dellโ€™odore non ci farร  percepire la bellezza di una fragranza profumata. Siamo esseri duali, e come tali dobbiamo abbracciare entrambi i lati della vita. Questa รจ la regola per chi vuole vivere immerso nel mondo e abbracciarlo nella sua totalitร , non vi puรฒ essere altra via. Saper riconoscere i giusti tempi delle maschereโ€ฆ questa la sfida piรน sottile quando si maneggiano.

Sa lโ€™essere riconoscere tutte le maschere che indossa? Sa capire quando ne sta usando una, quando รจ scoperto, quando la cambia in un’altra? Quando le modifica, le riprende, le butta per sempre? Perchรฉ se non cโ€™รจ niente di male nellโ€™usare una maschera quando si interagisce con gli altri, il vero rischio che lโ€™uomo deve evitare รจ rientrare nel proprio castello la sera, sedersi davanti allo specchio e non vedere che il volto di fronte a sรฉ, รจ ancora una maschera e non il vero viso. Spesso alcune maschere hanno velate funzioni positive, propedeutiche, necessarie, ma nonostante i buoni propositi, riusciamo a scollegarle quando esse non sono piรน necessarie? Quando dobbiamo collegarci col nostro seme centrale? Quando dobbiamo ricollegarci alla sorgente? O dimentichiamo? Forse diventiamo pigri?.

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Davanti allo specchio devi vedere il tuo volto nudo, coi suoi difetti, le sue cicatrici, persino le sue bruttezze e umane debolezze. Ma devi vedertiโ€ฆ se vuoi essere vivo. Troppi uomini dimenticano questa semplice regola e giorno dopo giorno una maschera li ghermisce, lentamente. Diventano preda, strumento di quella maschera. Senza di essa si sentono vuoti, senza forza, senza uno scopo. La maschera come un acido interiore li corrode, li consuma nella forza vitale. Ecco la vera maschera di cui avere timore, non le centinaia che indossiamo ogni giorno. La maschera interna, quella che si cela alla nostra vista, quella che non vediamo allo specchio.

La maschera che ci dice: โ€œIo sono il tuo volto, sono la tua realtร , i tuoi pensieri, la tua stradaโ€, essa ci porterร  alla perdizione. Essa รจ il peggior nemico, poichรฉ รจ dentro di noi facendoci credere di essere parte di noi, che lei รจ noi stessi. La maschera interna ghermendoci ci illude, ci promette serenitร , agiatezza, una vita facile e scorrevole. Ci inganna continuamente mostrandoci un essere piรน bello, piรน forte, piรน integrato. Ci mostra un mondo attraverso una lente modificante, distorcendo la realtร  per una fruizione all’apparenza piรน facile. Questa distorsione interiore ci disallinea dai nostri desideri, dalle nostre volontร , dalle reali necessitร , ci mostra ciรฒ che รจ in modo solo apparente, ci preconfeziona il tutto come in un fast food, un cibo dallo stesso sapore in modo veloce e meccanico.

Il โ€œconosci te stessoโ€ delfico รจ partire innanzitutto dal volersi riconoscere, dal volersi denudare allo specchio: riconoscere il nostro vero volto fra le molte โ€œpersoneโ€ indossate ogni giorno, in particolare quella interna, questo รจ il primo passo necessario al Nosce Te Ipsum.

Questo atto di volontร  รจ sempre unito ad una particolare consapevolezza. Ci vuole una forte motivazione per avvicinarsi a questo scomodo altare, nellโ€™oscuritร  delle nostre stanze interne, ed essere pronti a sacrificare il nostro miglior agnello su questo altare. Senza questo primo passo, incontrare la nostra autenticitร  nel viaggio dentro il riflesso di quello specchio, รจ cosa vana, atto incompiuto e sterile. Dopo anni di vita vissuti su una strada, che riconosciamo essere non autentica, riuscire ad ammettere di avere questa maschera interna, riuscire a trovarla, riconoscerla, accettare di dover ricominciare su alcuni aspetti della nostra vita, รจ puro atto eroico. Questo รจ il vero atto eroico del โ€œconosci te stessoโ€.

Questo il vero lavoro sulle maschere e persone che impersonifichiamo. Essere sinceri con noi stessi, riconoscendo di essersi persi, lavorare per toglierle con un lento e costante lavoro, vincere queste sfide interiori ogni giorno, avere il coraggio di guardarsi indietro, riconoscendo gli errori e spesso il tempo trascorso, รจ lโ€™atto eroico che lโ€™uomo di consapevolezza deve fare per se stesso. Eโ€™ questo il vero gesto di forza pura, luminosa per tornare al bambino felice di vivere, allโ€™apertura nel dolce interno. Togliere la maschera interna รจ ritorno alla vita con tutti i suoi colori, le sue emozioni, le sue sfumature, รจ il risveglio al flusso incessante dellโ€™universo, tornare a sentire il ritmo della vita che ti pervade, che ti vivifica, che ti porta prima in alto e poi in basso, risentire il cuore pulsare realmente, il suo battito, nel bene e nel male.

Maschere, Persone, Ruoli, Linguaggiโ€ฆ siamo una moltitudine di io, trovare il nostro centro in questo vortice รจ lโ€™arte del guerriero…

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Simbolo e Mito cosรฌ come Mito e Favola, sono sempre stati accomunati nella tradizione popolare e colta. Sono forme di linguaggio che hanno diversi punti in comune, ma si situano su livelli di consapevolezza diversi. Per entrare nello studio comparato di questi diversi linguaggi, potrebbe essere utile tracciare, in ordine, su un percorso analitico, le diverse forme, partendo dalla piรน razionale fino a quella piรน intuitiva.

Questo percorso non deve ovviamente essere preso in modo apodittico ma come uno fra i tanti potenziali percorsi che si possono trovare in questo esercizio. Partiamo dalla matematica pura come espressione della forma razionale-logica piรน pura, con un linguaggio e unโ€™ontologia ben definita nella sua essenza. Subito in parte vi sono le scienze naturali, dalla la Fisica teorica fino alla Biologia; spostandoci ancora oltre entriamo nei linguaggi verbali con un passaggio intermedio: lo studio della logica. Oltre la logica, nei linguaggi verbali, incontriamo innanzitutto il linguaggio filosofico teoretico rigoroso che รจ la prima porta dโ€™ingresso alla grande stanza della filosofia. Nel linguaggio filosofico abbiamo moltissime forme di linguaggio e se riusciamo a tenere la giusta direzione, dovremmo uscire dalla stanza della filosofia, passando per la porticina opposta alla teoretica: il misticismo. Oltre il misticismo ci confrontiamo col Mito e sua sorella Favola.

Infine, alla fine del nostro percorso ci spogliamo del linguaggio verbale nuovamente per finire nel Simbolo per concludere il percorso con lโ€™intuizione pura che non necessita piรน neanche del Simbolo… Questo percorso ci mostra innanzitutto come le forme di linguaggio Mito, Favola e Simbolo siano vicine tra loro, avendo alcune modalitร  e caratteristiche simili mentre altre le differenziano. Studiare comparativamente queste 3 forme รจ interessante perchรฉ ci dร  una percezione piรน completa della sfera del Sacro, permettendoci di comprendere meglio come ci rapportiamo ad esso e cosa esso rappresenti per noi sui diversi piani della nostra esistenza. In questo percorso dobbiamo farci delle domande. Nel percorso del ricercatore, รจ forse piรน importante riuscire a farsi le giuste domande che trovare le risposte corrette. Perchรฉ il Mito? Perchรฉ le Favole? Perchรฉ i Simboli? Entriamo nel nostro percorsoโ€ฆ

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Ercole combatte la morte per salvare Alcesti

Mito dal greco Mythos รจ per Omero parola, discorso. Il Mito รจ un concetto sfuggente, tanto quanto il Simbolo, difficilmente circoscrivibile. Lโ€™origine, come per il simbolo, si perde nella notte dei tempi e tutte le civiltร  ne hanno fatto uso da sempre e in varie valenze. Lโ€™uomo รจ sempre stato affascinato dai racconti, e il Mito รจ un racconto, che rimane impresso nella memoria, conducendo con sรฉ, vari livelli di significato. Come vediamo ha moltissime attinenze col Simbolo, e anchโ€™esso ha un procedimento cognitivo molto simile, come decodifica finale, a quella di del simbolo (cosa giร  vista nel primo capitolo). Ma la differenza maggiore รจ nella presenza del verbale, della parola. Il Simbolo รจ pura forma geometrica, รจ contenuto veicolato in forma pura. Unโ€™informazione che dal segno arriva direttamente sena passaggi razionali.

Il Mito, pur con finalitร  e contenuti simili, รจ invece rivestito di un livello di linguaggio ulteriore: la parola. Ora: perchรฉ la parola? Innanzitutto il Simbolo non รจ un linguaggio semplice. Essendo silente come Linguaggio, va conosciuto, coltivato, interiorizzato, bisogna anche esserne partecipi cardiacamente per attivarlo. La parola รจ infatti normalmente, nel campo del Sacro, elemento limitante e fonte di problemi ermeneutici. Tuttavia, nel Mito questo non avviene.

Il Mito รจ mezzo piรน universale, parla a tutti, anche ai profani, attrae i curiosi e i bambini, ci prende per mano e ci accompagna, ci intrattiene, ci fa sognare, aiuta la nostra memoria e attiva naturalmente la nostra immaginazione, รจ una forma dโ€™arte in sรฉ, e alla fine rimane ierofante tanto quanto il simbolo. E, soprattutto, nel caso non ne comprendessimo il significo interno, ci lascerebbe comunque qualcosa anche a livello esterno, una favola con tutto quello che essa ci dona. E la favola, con lโ€™aiuto della memoria e della rielaborazione nel tempo, potrebbe tornare ad essere Mito, velandosi ai nostri occhi come contenitore di altro. Il Mito รจ inoltre un ricollegamento col nostro senso dellโ€™antico, con le nostre radici, sia come uomo che come cultura. Ci permette di rivedere in chiave antica i classici nodi-riti-sfide che lโ€™uomo affronta da sempre.

Lโ€™immaginazione e la libertร  rielaborativa, nella lettura del mito, lo rendono attuale e antico nello stesso modo. La coordinata temporale รจ presente anche se non fondamentale e questo aiuta nella decodifica poichรฉ lo svolgersi del racconto da riferimenti chiari. Il Simbolo รจ invece atemporale, fisso, come una stella. Non cangiante. O lo si coglie come esso รจ, o lo si perde come significato profondo.

Facendo lโ€™esempio ad esempio del mito di Prometeo che ruba il fuoco degli Dei per donarlo agli uomini, contro la volontร  del re degli dei Zeus, che lo punirร  per questo, troviamo lโ€™eterno racconto della volontร  di pochi eletti di portare la conoscenza โ€œnella Veritร โ€ (e non la falsa conoscenza ottenebrante) alla gente affinchรฉ essa si affranchi del suo stato di torpore. Questo ovviamente รจ osteggiato dallโ€™oligarchia divina, simboleggiata da Zeus che non vuole condividere tale dono con tutta lโ€™umanitร . E chi salverร  Prometeo dalla punizione? Eracle che รจ lโ€™eroe prettamente umano (per quanto semidivino), nella sua penultima fatica, i Pomi delle Esperidi.

Ecco in questo mito un esempio di come le chiavi di lettura possano essere generaliste, come quelle sopra esposte, ma possano parimenti divenire altro, piรน personale o piรน determinato a seconda delle istanze e delle persone, e questo senza snaturare il Mito in sรฉ: il tessuto portante rimane, un eroe dร  un dono divino allโ€™uomo per affrancarlo da una sua limitatezza, รจ inequivocabile. Tutto questo รจ un percorso molto simile a quello del Simbolo nel suo percorso cognitivo. Lo stesso Mito-Significante (Segno per il Simbolo) porta attraverso il personale processo cognitivo ad un personale Messaggio-Significato.

Il Mito come, si vede da questo esempio dove sono presenti 2 eroi principali che si incontrano (Prometeo che simboleggia il Maestro ed Eracle che simboleggia lโ€™uomo Solare), ha inoltre unโ€™altra caratteristica importante: i personaggi dei vari miti si incontrano nei diversi racconti, formando una rete fitta di relazioni e vicende, dinamiche, storie, tali per cui ogni storia mitica ha in sรฉ un insegnamento allegorico e morale singolo, ma andando piรน a fondo e studiando i miti nel loro insieme, come un corpo unico, allo studioso attento, tutta la struttura acquisisce un mondo archetipale-simbolico nel suo insieme. Questo mondo mitico puรฒ essere letto contemporaneamente da diverse prospettive, diversi livelli e dare risultati e morali sotto ogni punto di vista sia storico, che personale che morale.

Questa funzionalitร  tipica del sistema mitico permette allo studioso sincero e motivato, di decodificare il mito in macro-aree che lo renderanno generatore di informazioni e insegnamenti ben definiti. Cosa che sfugge al lettore del singolo mito o a colui che non ha una critica comparativa tale da fare i vari collegamenti. Da una lettura passiva-superficiale, si arriva quindi ad una lettura attiva-strutturale e quindi ad seguente un percorso ben definito dove lโ€™Adepto non segue piรน il racconto e si fa trasportare da esso, ma lo collega agli altri che lo intersecano e ne fa quindi un paesaggio tridimensionale vivo e in movimento.

Visto da questo punto di vista, il mito puรฒ essere accostato ai Ching cinesi, dove ognuno dei 64 esagrammi ha un significato e un messaggio in sรฉ, ma รจ solo studiando e consultando in modo composto i Ching, e conoscendo la struttura nel suo complesso che si hanno le vere risposte da parte dellโ€™oracolo e non semplicemente delle frasi di difficile comprensione.

Rispetto al Mito, il Simbolo รจ invece unโ€™entitร  diretta, ieratica, potente e meno vicina alla comprensione razionale. Puรฒ essere dimenticato, non notato, frainteso, non attraenteโ€ฆDunque il Mito aiuta lโ€™Adepto lontano per inclinazione al Simbolo, e soprattutto aiuta il profano, istintivamente attratto dal profondo e dal sacro, ad avvicinarsi ad Eleusi, ma in modo dolce e graduale, poichรฉ il Simbolo Sacro sarebbe salto troppo ampio. Col Mito la persona profana comincia lโ€™elaborazione del mistero senza spesso esserne neanche consapevole.

In questo vediamo come i Maestri passati non abbiano lasciato nulla al caso e abbiano creato per ogni situazione e ogni tipologia di persona i linguaggi migliori per trasmettere le conoscenze necessarie. Non รจ un caso infatti, che non solo i simboli, ma anche i miti, siano comuni e ricorrenti in tutte le culture. Contengono nomi diversi, hanno dettagli diversi, poichรฉ questo รจ il loro aspetto esteriore che si adatta, ma nella sostanza, i principali miti umani sono patrimonio simile, di civiltร  in civiltร , sia nel tempo che nello spazio.

Ecco che le diverse narrazioni epiche locali potrebbero essere lette, al di lร  della classica chiave storica, anche come un adattamento del Mito, per renderlo comprensibile e vicino alle culture storiche contingenti. Il mito inoltre, attraverso il racconto, accede anche alla sfera emotiva, e tramite lโ€™emozione stimola lโ€™immaginazione e quindi il potere creatore, e in tutte queste espressioni, predispone la persona al suo futuro passaggio nel Tempio.

Sposta la consapevolezza del postulante dal livello materiale profano, ad un livello che racchiude in sรฉ diverse sfere contemporaneamente: la sfera artistica, quella di sogno, quella allegorica, la morale, lโ€™emotiva, e in questa stimolazione apre e destruttura il razionale semplice, superficiale accompagnandolo in un terreno piรน profondo, denso di relazioni e oscuro come quello mistico. Studiare il Mito รจ rielaborare in noi stessi le antiche e uguali storie archetipali dellโ€™uomo e dellโ€™universo cosรฌ come facevano i nostri avi. Leggere i racconti mitici o vederne le raffigurazioni รจ per ogni uomo dotato di una minima sensibilitร  di spirito, unโ€™emozione e uno sguardo in un mondo di sogno. E per chi รจ predisposto, il Mito attiva un potere trascendentale molto simile al Simbolo.

Nel Mito si rivivono inconsapevolmente e interiormente i Riti e i complessi religiosi (nel senso etimologico del termine, di riunire-rilegare) della propria umanitร , ma in modo dolce, con i tempi necessari, lasciando apparire ciรฒ che puรฒ apparire, e tenendo in un secondo piano piรน oscuro ciรฒ che non si รจ pronti ad elaborare. Nel Mito il simbolo viene umanizzato, reso parlante, agente; lโ€™archetipo รจ quasi smascherato nella sua funzione e finalitร  attraverso la storia del Mito, ma รจ mascherato sotto una forma giร  conosciuta alla sfera razionale dellโ€™uomo, affinchรฉ il ponte intellettuale non sia troppo ampio.

Interessante notare come, nonostante in occidente il sistema Mitologico Greco (e anche altri attigui e piรน antichi) sia da sempre molto presente nella cultura popolare e colta e sia inoltre ben articolato e in grado di trattare qualsiasi aspetto morale, esso, da un punto di vista religioso, non sia mai stato inglobato nelle tradizioni teologiche ufficiali fin dai tempi del primo cristianesimo.

Il Mito di origine greca, va in sonno, nelle religioni ufficiali, proprio con lโ€™avvento del cristianesimo, argomento molto interessante ma che non abbiamo qui il tempo di approfondire. Allโ€™opposto, ad esempio nella tradizione Vedanta, il Mito รจ invece sempre stato mezzo di studio fondamentale, dato che i principali Poemi Epici (Ramayana e il Mahabharata, che contiene il famoso Cantico del Signore) sono una colonna fondamentale del sistema religioso indรน, soprattutto per il popolo, mentre i testi sacri piรน complessi (i Veda e le Upanishad) sono lasciati prevalentemente ai Brahamini.

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Esopo racconta le sue favole

Parlando del Mito e del Simbolo, diviene utile analizzare anche la favola, vedremo presto perchรฉ- Anche la favola รจ infatti una porta verso il sacro, anche se in forma leggermente diversa.

La favola, sorella del mito, ha la sua etimologia in Fabula, Fari, parlare-narrare. Essa รจ quindi racconto come il mito, sono molto vicini etimologicamente. Ma a differenza di questo, il suo vestito, il suo apparire รจ piรน leggero, piรน fresco, piรน immediato e semplice. Il Linguaggio della favola e con essa quello della fiaba (che ha un carattere, nei suoi personaggi, piรน fantastico rispetto alla favola) รจ simbolico nonchรฉ allegorico e morale esattamente come il mito e usa anchโ€™essa animali, uomini, creature fantasiose per richiamare le corrispondenti forme archetipali. Ma lo fa con un piano piรน destrutturato, piรน esplicito, piรน adatto a persone ancora piรน profane.

Possiamo dire che la favola e il mito sono sovrapposti, ma mentre il mito tende la mano al simbolo, la favola tende la mano al linguaggio comune. Ecco che la favola รจ anche strumento pedagogico nella crescita dei bambini. Poichรฉ essi, sapendo intuitivamente di essere non solo corpo, necessitano e chiedono quindi cibo per lo spirito e lโ€™intelletto sotto forma di racconto; questo cibo รจ adatto alla loro semplice struttura cognitiva razionale, ma contiene tutti gli altri livelli simbolici di cui necessita la psiche per nutrirsi, elaborare e strutturarsi. La favola assume 3 funzioni differenti nel passaggio allโ€™onirico dei bambini, dato che essa viene ascoltata ed elaborata nello stato di dormiveglia e stimola quindi nel bambino

a.) lโ€™apprendimento razionale del linguaggio verbale,

b.) lโ€™immaginazione e la visualizzazione del racconto letterale e infine

c.) lโ€™elaborazione del livello allegorico e morale della trama nella favola.

Queste stimolazioni simultanee sono un lavoro articolato e nuovo per il giovane apprendista e il richiamo di Orfeo รจ la necessaria pace dopo il faticoso percorso. Durante il sonno, nel momento subito successivo al dormiveglia, la favola diviene sogno e il sogno continua il percorso della favola stessa. Per questo spesso i bambini richiedono spesso le stesse storie prima di addormentarsi: lโ€™elaborazione della stessa in ogni transizione al sogno, รจ cosa differente e ogni volta piรน articolata e confermata, andando a definire sempre piรน dettagli e livelli.

Nella Favola i simboli sono meno complessi del mito, animali, personaggi familiari, bambini o uomini semplici sono le basi portanti, a differenza del mito dove queste strutture sono molto piรน articolate, strutturate e necessitano di una conoscenza anteriore per seguire la storia. Eppure ciononostante, gli archetipi e le dinamiche simboliche sono ugualmente presenti con le stesse dinamiche e relazioni. I vari animali, i mestieri delle persone, i gradi parentali, le diverse forze della natura, la magia e le lotte, tutti questi simboli e molti altri, nelle favole rappresentano una chiave archetipale piรน facilmente leggibile e la persona comincia la codifica delle forze e delle energie nel mondo reale e personale con un percorso semplice e introduttivo.

Nelle favole di Esopo, dove gli animali sono i vettori archetipali, lโ€™ascoltatore entra giocoforza nella comprensione degli aspetti della natura sia esterna che interiore: la volpe diviene la furbizia, il leone la forza, la capra lโ€™ingenuitร , il cane la fedeltร . E percorrere tutte queste favole in serie, permette di entrare in possesso di tutte queste forze, comprenderne le dinamiche e relazionarle fra loro.

Le favole, proprio come i Miti, ma soprattutto i Simboli, possono inoltre essere usati come tramite per tramandare informazioni e contenuti segreti, ma solo con le corrette chiavi di lettura. Vi sono infatti favolette alchemiche, che con le corrette chiavi danno acceso a ricette operative e sicuramente diverse altre favole, che sono per natura piรน flessibili e malleabili, rispetto al Mito, sono state create per ricordare nel tempo aspetti importanti da tenere nascosti.

Questo utilizzo della favola come contenitore segreto รจ simile alle tecniche di stenografia di Tritemio ed era adatto perfetto per le necessitร  degli alchimisti. Ecco ormai chiaro come anche nella favola che il significante รจ portatore di vari significati, al di lร  del letterale. In questo ha la stessa funzione del Simbolo e del Mito

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Chiudiamo questo argomento con uno spunto non tanto sullโ€™aspetto ontologico di questi linguaggi, quanto sulla loro origine. Alcuni sostengono che in tempi remoti lโ€™uomo aveva capacitร  mnemoniche superiori ed era in grado di ricordare tutto quanto gli servisse senza bisogno di libri. Lโ€™invenzione della scrittura รจ venuta in un secondo momento quando lโ€™uomo non essendo piรน in grado di ricordare nello stesso modo, necessitava di un supporto materiale per non perdere le informazioni nel tempo. Sia il Mito che la Favola sono giunti a noi sotto forma di racconto, proprio come se fossero tramandati in forma orale, di generazione in generazione.

Questo fra presupporre che quindi, come linguaggi, essi si perdano nella notte dei tempi e fossero patrimonio di unโ€™umanitร  antica e detentrice di un sapere piรน vasto e profondo. Come abbiamo visto, lโ€™uomo, attraverso unโ€™intelligenza โ€œnaturaleโ€, dispone di tutta una serie di linguaggi per soddisfare il proprio bisogno di Sacro e le proprie necessitร  profane. Oltre al Simbolo, anche il Mito e la Favola sono una via per trovare il nostro Sacro. Ad ognuno la via che piรน gli si addice.

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Nel mondo, sulla coordinata temporale, ci sono essenzialmente 2 momenti di vita: il momento profano e il momento sacro. Eโ€™ importante, se si vuole vivere la propria vita nella completezza, avere ben chiaro quali sono i propri momenti Profani e quali quelli Sacri.

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Ci sono persone che, perdendo il senso del vero, tendono, a vivere dei momenti profani come sacri o, peggio, dei momenti sacri come profani; e in questo modo creano confusione nelle loro vite. Spesso molti di loro non hanno neanche chiaro il significato vero di queste 2 parole: Sacro e Profano. Ma, e questo รจ importante, la decisione che un momento sia sacro o profano, รจ decisione esclusivamente personale, profonda, quasi ineluttabileโ€ฆ non puรฒ essere frutto di cultura, educazione o autoconvincimento.

Quindi, giusto per chiarire, qui non si intende tanto lโ€™uomo che va alla sacra messa la domenica mattina con approccio profano (come faceva ad es. mio padre, ricordo con piacere e nostalgia i suoi sguardi e il suo atteggiamento, tipo uscire durante la funzione con un savoir faire degno di un artista dandy) poichรฉ in quei casi si รจ chiaramente in luciditร  cognitiva dato che ci si sente genuinamente in un contesto profano anche se esteriormente rivestito di sacralitร  (vuota).

Qui per confusione ci si riferisce soprattutto a coloro che, giusto per fare un esempio fra molti, reputano sacro andare a messa o stare in famiglia quando in realtร  per il loro sรฉ, senza volerlo riconoscere, il momento sacro รจ magari il lavoro, o andare allo stadio o lavorare al giardino il sabato pomeriggio. Questa premessa รจ sostanziale nellโ€™approcciare il Simbolo nel mondo Sacro, altrimenti cadremmo nella banalitร  di pensare alla croce nelle chiese, alla stella di Davide nelle sinagoghe o a tutti gli altri simboli Sacri culturalmente sacri ma che di sacro, per molti, nel loro profondo non hanno niente di niente. Quindi chiariamo: il Simbolo Sacro รจ un simbolo che per noi ha valenza profonda ed รจ collegato alla ns sfera interiore Sacra.

Questo chiarimento essenziale ci porta alla definizione del Simbolo nel Sacro: il Simbolo, nel momento Sacro, รจ un canale, per meglio dire un vettore, psichico, che ci trasferisce, in piena coscienza e consapevolezza quindi in totale padronanza del sรฉ, dalla dimensione profana ad una dimensione profonda Sacra. E tanto piรน il Simbolo sarร  in simpatia col nostro essere, tanto piรน la dimensione Sacra sarร  profonda, vera e attiva. Ecco che da questa definizione, il Simbolo Sacro acquisisce un potere profondo, catartico, trascendentale e nel momento dellโ€™esperienza non รจ tanto importante la condivisione di esso con un gruppo, ma รจ molto piรน importante lโ€™intima unione e lโ€™interiorizzazione nella propria psiche.

Il Simbolo nel momento Sacro รจ ricevuto e codificato in via puramente emotiva interiore, cardiaca o viscerale a seconda della vibrazione del ricevente. Raramente arriva alla sfera intellettuale se non in un secondo momento, anche se lโ€™incipit al contatto con esso, puรฒ essere di tipo razionale. Lโ€™uomo quando entra nel proprio Tempio Sacro, figurato o reale, si predispone emotivamente, si silenzia razionalmente, rallenta il suo tempo, dilatandoloโ€ฆe in stato ricettivo trova il simbolo che gli mostra una particolare forma di energia, di geometria, di vibrazioneโ€ฆ in tale stato percettivo la persona vive uno stato di consapevolezza, piรน intensa e profonda. Entra in contatto con parti del proprio Sรฉ nuove e sconosciute, percepisce nuove sensibilitร  e contatti col mondo.

Ma di nuovo, questi simboli non sono da intendersi in modo materialeโ€ฆnel Sacro i Simboli sono molto piรน sottili. Questo รจ il vero Sacro: ciรฒ che per noi รจ importante in profonditร . E non ciรฒ che lo รจ secondo le convenzioni sociali o di gruppo. Se poi le 2 cose combaciano, e spesso succede, bene, ma non facciamo lโ€™errore di cadere in questa confusione. Quante persone si mentono su questo gradino e perdono il loro Sacroโ€ฆ Eโ€™ solo con questa sinceritร  e chiarezza che possiamo capire quali sono, per noi, i veri Simboli Sacri.

Eโ€™ quando si trova il proprio vero Sacro che esso ci puรฒ mostrare lโ€™importanza sostanziale di come approcciare i nostri momenti piรน importanti della vita. Non รจ quindi il tempio, non รจ la tunica o la cravatta, non รจ lโ€™incenso o la musica angelica che crea il nostro Sacro, se non lo sentiamo interiormente non ci puรฒ essere. Possiamo sforzarci, ma perderemmo solo tempo. Il Sacro non viene con lโ€™imitazione e la cultura. Entriamo invece in sintonia con le nostre percezioni reali del Sacro, ascoltiamole, e tramite esse scopriamo i nostri Simboli Sacriโ€ฆ

I Simboli Sacri sono spesso nascosti, sotto la nostra percezione, ci parlano, eppure non sempre li riconosciamoโ€ฆvanno scoperti con una capacitร  di ascolto sottile e il trovarli รจ un percorso di ascolto sia esterno che interno. Possono essere degli oggetti apparentemente banali, la catenina che ci ha regalato nostra madre da bambini, il regalo di una persona cara persa, un oggetto sul tavolo con cui giocherelliamo sempre mentre prendiamo le decisioni piรน importanti, oggetti che ci aiutano e ai quali ci colleghiamo nei momenti topici. Possono essere delle musiche o delle immagini o altre percezioni sensibili che ci pongono in stati di consapevolezza particolare, spesso per collegamenti con situazioni passate fortemente emotive.

Molti sentono come Simboli Sacri dei luoghi particolari, un Tempio, ma anche un bosco, una spiaggia, molti le altezze delle montagne o la profonditร  del cielo stellatoโ€ฆรจ possibile anche avere un luogo Sacro dove ci rifugiamo nel nostro immaginario, prima di addormentarci o appena svegli, creare in questo luogo il nostro tempio interiore e esso col passare del tempo acquisirร  il carattere Sacro. Infine possono essere Simboli Sacri anche persone o animali o piante. Tante persone si ispirano a modelli di Maestri, Guru, altri si focalizzano sulle proprietร  archetipali che incarnano gli animali e ne fanno un Simbolo Sacro, o ugualmente con le piante, tipo la Rosa per i RosaCroce, o il Loto per i Buddisti.

Ogni persona e ogni gruppo ha il proprio Sacro, soggettivo e unico. Ma perchรฉ questo concetto, che ognuno deve ritrovare il proprio Simbolo Sacro personale, risulta spesso nuovo o addirittura difficilmente accettabile? Ci insegnano che i Simboli Sacri, proprio perchรฉ Sacri, devono esserci datiโ€ฆsono quindi quelli che ci sono stati insegnati, codificati mostrati, e pronti ad essere utilizzatiโ€ฆcome รจ possibile questa cosa quindi?

La nostra cultura, soprattutto occidentale, nel corso dei secoli, ha fatto 2 cose che ci ha allontanato dai nostri Simboli personali e, coscienti di ciรฒ, per rimanere comunque tranquilli nel nostro Sacro, ci siamo noi stessi dati dei simboli convenzionali per riempire questo vuoto di sacralitร . Questo รจ anche il motivo per cui molte persone oggi sono prettamente materialiste.

Vediamo questi 2 aspetti:

1. Una certa visione del divino tale per cui la persona necessita di strutture intermedie tra lโ€™uomo e il Sacro. Questo ci ha portato a pensare che il Sacro si trovasse solo nei Templi fisici e che questi fossero necessari. Per quanto sia sicuramente vero che il Tempio abbia una funzione catalizzante e utile, รจ importante che lโ€™uomo si reimpossessi del proprio Sacro interiore fin nelle radici e viva il tempio esterno, con tutti i simboli ivi inclusi, come un sostegno e un supporto e non una necessitร  imprescindibile e quindi un limite.

2. La visione illuminista-razionale ha allontanato lโ€™uomo dalla propria naturale sfera magica e lunare, relegando il potere del simbolo in funzioni e luoghi ben definiti, controllandolo. La riappropriazione del simbolo da parte dellโ€™uomo e, soprattutto, dellโ€™uomo da parte del simbolo, va di pari passo col momento Sacro, ed รจ esercizio difficile in una societร  che delimita, circoscrive e definisce nello spazio e nel tempo non solo i momenti profani, ma soprattutto il momento Sacro in modo netto e codificato ed essenzialmente vero solo se vissuto a livello di gruppo. Ma questo passaggio uccide il vero Sacro e lo rende bugia.Eโ€™ partendo dalla comprensione di questi concetti che ci si puรฒ riappropriare dei propri Simboli e del potere che essi ci daranno.Questo รจ un percorso Lunare che non รจ in antitesi col momento Solare, ma lo bilancia e bilanciandolo, lo rinforza ed equilibra.

Attenzione con questo non si vuole sminuire i classici Simboli ritenuti Sacri, dato che sicuramente a livello di gruppo hanno una valenza fondamentale e spesso lo sono anche a livello personale, ma รจ necessario che ognuno riconosca la corretta valenza di ogni singolo simbolo nel proprio mondo e non si accontenti di โ€œun cibo preconfezionatoโ€, dato che la vibrazione per simpatia tra un Simbolo e una persona non sottostร  mai a semplici leggi logiche nรฉ tantomeno puรฒ essere forzato esternamente. O peggio ancora, si deve evitare di forzare un simbolo nel nostro esperire solo perchรฉ nel nostro gruppo esso รจ ritenuto sacro.

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Dobbiamo infine trattare il secondo punto del binomio Simbolo e Sacro e riguarda lโ€™esperienza di un Simbolo in un contesto Sacro predisposto. Nei paragrafi precedenti abbiamo infatti necessariamente privilegiato lโ€™esperienza diretta personale del Simbolo Sacro su quella di Gruppo, in particolare su quella delle istituzioni Sacre in ogni loro forma. Ma questo รจ dettato prevalentemente da una necessitร  contingente, derivante da come il Simbolo sia percepito nella societร  moderna da parte delle persone; infatti molte, non riuscendo a riappropriarsi innanzitutto dei loro Simboli personali e fondamentali, uccidono il Simbolo nella loro gnosi e si precludono lโ€™accesso a questo linguaggio ampio e potente.

รˆ tuttavia vero che diverse realtร  filosofiche-mistiche perpetuano e vivono il rito del Simbolo, spesso con modalitร  anche simili. Queste modalitร  diventano quindi mezzo (nella forma passiva) e strumento (in quella attiva) catalizzante per gli Adepti che intraprendono tale percorso. Vi sono infatti luoghi, ancora oggi, dove la pratica รจ viva e si officia il Simbolo con modalitร  Sacre. Alcuni affermano il contrario, probabilmente non sono stati fortunati o non sono ancora pronti, dato che lโ€™esperienza della bellezza di un quadro dipende in parte dal pittore ma in gran parte dalla sensibilitร  artistica dellโ€™osservatore stesso.

Bisogna innanzitutto premettere che spesso molte correnti filosofiche e religiose si rinnovano nelle forme esteriori e a volte persino nelle loro ontologie portanti (โ€ฆ) e questo รจ sempre fonte di grandi discussioni interne. Ma a ben notare non toccano mai, invariabilmente, i loro Simboli Sacri: perchรฉ le forme vettoriali simboliche, che sono la chiave di accesso alle loro stanze piรน intime, devono per forza rimanere invariate. รˆโ€™ la legge del Simbolo.

Cambiare il simbolo significherebbe accedere a stanze diverse, esperienze diverse e il corpo sottile si indebolirebbe inevitabilmente. Nel Sacro si possono cambiare le forme esteriori, le ritualitร , modificare le strutture filosofiche, aggiornare il percorso cognitivo e il linguaggio, ma cambiare i simboli portanti significa rivolgersi ad unโ€™energia diversa. Persino nel mondo profano, si ha percezione dellโ€™importanza di questa cosa, quando si ha a che vedere con i loghi (nome profano di una forma simbolica) delle aziende stesse: difficilmente si cambia logo a cuor leggeroโ€ฆpersino nel profano. E questo รจ dovuto al rapporto tra il simbolo e le energie sottili che sottende, come giร  spiegato nella seconda parte di questo percorso, dove abbiamo visto i Simboli come linguaggio della Geometria Sacra.

Ecco che capire lโ€™importanza del Simbolo Sacro condiviso da un gruppo di persone, durante un rito in un tempio, diviene il primo passo per entrare in questa dimensione. Il rito ha una funzione pratica ben precisa nel mondo del Sacro. Nel rito i movimenti, la gestualitร , il parlare o essere silenti, รจ preordinato nei minimi dettagli. Nulla รจ lasciato al caso. Questo armonizza il gruppo e silenzia il mentale a partire dal suo lato egoico. La scimmia รจ momentaneamente imbavagliata. In tale situazione, se i partecipanti hanno la giusta predisposizione e presenza, e gli officianti sono cardiaci e sinceramente intenzionati, la vibrazione del tempio sale e il Simbolo che viene mostrato, acquista una vita propria che impressiona in modo profondo chi ne fa esperienza.

Il Simbolo in questi contesti รจ sempre scelto con estrema attenzione e viene veicolato dopo la giusta preparazione, affinchรฉ la ricezione dello stesso avvenga quando lโ€™Adepto sia nel suo momento ricettivo piรน intenso. In genere in tali momenti il Simbolo Sacro viene preceduto da una serie di dichiarazioni che ne presentano la forza, le caratteristiche e la valenza, sia in modo esplicito che a volte in modo allegorico. Si spiega anche perchรฉ si ha accesso a tale Simbolo e che utilizzo farne. Il Rito tratta tutti questi aspetti con profonda attenzione, esso รจ una rappresentazione tragica nel senso funzionale emotivo del termine, affinchรฉ lโ€™adepto sia aperto emotivamente, interrompa la sfera razionale e abbia unโ€™impressione psichica ed emotiva intensa del Simbolo. Questo permette di stabilire una connessione viva tra la persona e il simbolo duraturo nel tempo.

In alcuni riti, la visione del Simbolo รจ il momento apicale del rito e spesso dopo tale momento il rito diventa piรน sopito per permettere al Simbolo di decantare in profonditร  senza essere contaminato. รˆ utile ricordare che tali momenti dovrebbero essere seguiti da un periodo preferibilmente di solitudine fino al successivo sonno e che il miglior modo per prepararsi sia con digiuno. Questi riti devono inoltre essere vissuti con il dovuto spazio temporale tra di loro affinchรฉ lโ€™elaborazione del Simbolo ricevuto sia sufficientemente sedimentato e definito.

Spesso alcuni ricercatori tralasciano questo ultimo aspetto, probabilmente per una non totale comprensione della valenza temporale di un percorso cosรฌ delicato che non puรฒ estraniarsi dai ritmi della natura. Questo porta a 2 effetti negativi nel rapporto coi Simboli: una potenziale profanazione del potere del Simbolo in sรฉ e una difficoltร  nellโ€™assimilazione dei diversi Simboli in tutti i loro aspetti piรน sottili e sfuggenti. Il ritmo e il senso del tempo, nello studio della via Simbolica, sono fondamentali: si puรฒ rallentare se necessario o conveniente, ma non si deve mai accelerare. Questa parte del trattato sui Simboli, per chi non avvezzo alla sfera del Sacro e al suo linguaggio precipuo puรฒ forse sembrare spiazzante o di difficile comprensione.

Del resto trattare i Simboli senza uno sguardo sul loro aspetto Sacro sarebbe non solo riduttivo, ma altamente improprio in quanto รจ proprio nella sfera del Sacro che i Simboli trovano una delle loro maggiori espressioni e funzionalitร  soprattutto nella loro valenza attiva.

4 ๐‘บ๐’Š๐’Ž๐’ƒ๐’๐’๐’, ๐‘ด๐’Š๐’•๐’ ๐’† ๐‘ญ๐’‚๐’—๐’๐’๐’‚
Tocco delle Ali Anima

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Aria. Vi sono esseri che vivono leggeri, nellโ€™ariaโ€ฆnellโ€™etere, vicino al Sole. Esseri leggeri, riescono a volareโ€ฆ Quale dono fa volare un essere per librarsi sopra lโ€™eterna forza materica?

Ci sono sempre state anime, nel corso del tempo che, in modo naturale, sono riuscite ad aprire le ali e staccarsi dal mondo degli umani. Nessuno glielo ha insegnato, un giorno senza neanche sapere il perchรฉ, hanno sentito quel dono prezioso. Hanno sentito le ali e aperto il volo per entrare in nuovi spazi, in nuove ottave, fino a poco prima sconosciute.

รˆ questo un percorso animico, ancora prima che di vita, forse ineluttabile. Perchรฉ non sono le sofferenze, non sono i dolori e neanche le mancanze o le privazioni a donarti le ali. รˆ una grazia interiore, silente, impercettibile, che si sviluppa tramite una forza soggiacente che penetra lโ€™essere e lentamente lo tramuta in qualcosa di nuovo, di diverso.

Vi รจ, in realtร , un tempo per essere uomo, e un tempo per essere volo. Questo tempo, quello del volo, รจ un istante esterno, che ci viene a trovare per insegnarci il nuovo.

Non a tutti รจ concessa questa opportunitร , ad alcuni sarร  preclusa per tutta la vita, una vita rivolta sempre verso il basso e il vicino.

Ma coloro che levano lo sguardo oltre, coloro che ammirano in solitudine e in silenzio, questi osano vedere lโ€™alba e il tramonto non concessi; per essi il tempo si prepara. Non si puรฒ dire se scegliendo o no, essi vivono nellโ€™orizzonte, per lungo tempo; prima lentamente, poi sempre piรน profondamente, tra cielo e terra, nel confine tra i 2 regni. Partecipano di entrambi e tramite il proprio templum interiore, forgiano nei propri corpi gli spazi sacri del cielo e della terra, delimitandone le 4 aree come facevano anticamente gli Auspicanti. รˆ in questo percorso che le ali si formano e si preparano per un domani ove aprendosi porteranno la sensibilitร  nascosta e risvegliata oltre lโ€™orizzonte, nelle sfere lucenti.

Non vi puรฒ essere questo percorso se lโ€™essere non possiede il dono della sensibile percezione. Questo dono รจ una fiamma che va protetta e coltivata allโ€™interno del proprio Sanctum. Una Luce interna divina che un giorno, quando lโ€™essere sarร  pronto, sarร  prodiga di doni infiniti.

Questa Luce รจ una sensibilitร  naturale. La sensibilitร  che permette di penetrare nel cuore delle cose, direttamente, in modo semplice, cardiaco, intuitivo. La sensibilitร  che mostra le differenze sostanziali nelle situazioni e permette di capirne i fulcri e le dinamiche comprendendo il messaggio e le potenze poste in esse. Sensibilitร โ€ฆuna potente musa ispiratrice, essa dร  accesso ad infinte potenzialitร  percettiveโ€ฆal belloโ€ฆ alla poesiaโ€ฆ alla magiaโ€ฆ alle sfumature nei colori, nei suoni, nei sapori, nelle forme, negli spazi, nel tocco di un corpo desiderato nel buio di un amore. Essa mostra il nascosto, il sottile, lโ€™impercettibile, svela il segreto mistico. Amplifica la percezione, la espande, la rende chiara e fruibile su tutti i piani. Dove lโ€™uomo comune vive forma e materia e poco altro, lโ€™uomo sensibile vede armonia e vibrazione, vede richiamo, vede energia, vede luce, vede un immenso oceano di infinte onde susseguirsi ininterrottamente.

La sensibilitร  di spirito รจ la porta al segreto nascosto delle cose create. Essa percepisce non solo gli archetipi formanti delle cose, ma le loro stesse forze e qualitร  e destinazioni. Attraverso questo percepire lโ€™utilizzo del mondo e degli strumenti รจ maestria, bilanciamento, armonia, e lโ€™uomo cosรฌ dotato, diviene esempio e luce per altri compagni che ne percepiscono intuitivamente la facoltร  sottile per poterla risvegliare in loro stessi, se provvisti del Lume interno in sufficiente quantitร .

In un Rito, Sacro o profano non importa, potrete trovare le sensibilitร  dei partecipanti semplicemente nelle piccole coseโ€ฆdalla loro attenzione nello sguardo, dal tono della voce, dal senso del tempo nel parlare e nel movimento, dalla grazia della presenza, dalla scelta dei vestiti appropriati. รˆ nel rito codificato e ripetuto che la sensibilitร , contrariamente alle apparenze, si palesa meglio negli uomini, poichรฉ in esso lโ€™essere puรฒ esprimersi solo attraverso poche forme di comunicazione sottili, e lascia al resto della liturgia gli elementi piรน grossolani e appariscenti. Notate questi dettagli nei riti dei vostri vicini e capirete.

Nel rito ripetuto la persona sensibile salirร  a spirale mostrando nel tempo sempre piรน grazia, piรน profonditร , piรน comprensione, avrร  una percezione del tempo dilatata e il suo corpo emanerร  unโ€™aurea stabile e luminosa. Contrariamente lโ€™uomo non provvisto di tale dono si sentirร  costretto, cupo, legato, e sentirร  sempre piรน mancargli lโ€™aria e lo spazioโ€ฆtroverร  scuse per mancare e alla fine scomparirร  dalla scena.

Ecco le 2 spirali, ove una si innalza verso un Luce sempre piรน rarefatta e penetrante e lโ€™altra nella compressione e condensazione insostenibile.

Nel procedere della vita, lโ€™uomo comune si soffermerร  sugli aspetti esteriori, i dettagli insignificanti, le regole dettate, studierร  infiniti libri per cercare di afferrare e trattenere e renderร  lโ€™atto e la conoscenza, qualsiasi essi siano, frutto di un indottrinamento pesante e sovrastrutturato, darร  prioritร  agli aspetti primi e materiali e amerร  correre sulla superficie. Dallโ€™altro lato, lโ€™uomo sensibile sarร  guidato dalla ricerca dello spirito, del bello, comminerร  lento e cosรฌ potrร  esplorare le profonditร  delle sue terre, avrร  atteggiamento silenzioso e calmo, uno studio piรน intuitivo e diretto, strutturato in modo leggero, sentirร  naturalmente la cosa da farsi, arriverร  alla comprensione nellโ€™esecuzione stessa del gesto, percepirร  sensibilmente lโ€™armonizzazione nelle diverse situazioni ed ambienti adattandosi ad esse naturalmente, eviterร  gli scontri e sarร  poco appariscente.

Questo volo, volo leggero, vive lโ€™uomo sensibile rendendolo particolare.

Una particolaritร  che รจ difficilmente esprimibile verso chi non ha gli strumenti per viverla. Nel rito del tรจ, ad esempio, egli non si preoccupa tanto del tipo di te, non cerca la teiera dal materiale perfetto. Non studia libri o ordina i migliori te dallโ€™altra parte del mondo. Non compie forzati gesti decodificati o calcola con precisione i tempi di infusione. Nel rito del te, lโ€™uomo sensibile, fa fluire il tutto con estrema semplicitร  e naturalezza come un bambino che gioca. Compie poichรฉ sa, intuitivamente. Semplicemente preparando e bevendo il tรจ, si ricollega ai suoi momenti dello stesso fare. Bevendone, ritrova i propri io, passati e futuri che, insieme a lui, in quello stesso istante, stanno preparando e bevendo una tazza di tรจ. In modo intuitivo si armonizza con essi, tramite le sensazioni, gli odori, i profumi, i rumori, i gesti, persino i calori.

Questa armonizzazione permette lโ€™unione magica con ciรฒ che egli รจ, รจ stato e sarร  nel circolo del tempo, e tutti insieme possono allora godere e vivere quella sensazione, indefinita ma viva e presente, fuori del tempo e dallo spazio. In quellโ€™istante la cosa piรน intensa e finale non รจ tanto il percepire del sapore del tรจ, il suo calore o il tocco della tazza.

Tuttโ€™altro, questo รจ solo un tramite, un espediente, un accesso per andare oltre, piรน in profonditร โ€ฆlโ€™uomo sensibile non si ferma a quel livello. La sensazione piรน pura a cui egli giunge รจ il percepire silente ed intimo che lo sta ricollegando ad un momento di eterno presente che gli appartiene unicamenteโ€ฆ ricollegandosi al passato e al futuro, agli altri suoi io, attraverso gli stessi gesti, lo stesso rito, lo stesso fluire del corpo e della materia. Questa magia, questa sensazione inesprimibile, calda, intensa, questa poesia del movimento e del sentire รจ il โ€œtocco delle aliโ€.

Collegato egli partecipa dellโ€™oltre. Al di lร  dellโ€™orizzonte, egli vola oltre.

Si impara a farlo nella ritualitร  dei nostri piccoli amori nascosti. Il tรจ, scrivere, camminare, guardare il tramonto, suonare, danzare o altri 1000 riti che lโ€™uomo quotidianamente reinventa per entrare in questi spazi magiciโ€ฆcosรฌ insignificanti, eppure cosรฌ densi e vivificanti.

Ed ecco, quando le ali si aprono, in quel giorno indefinito della vita, entrando nel tuo rito, senza saperlo ne scopri la presenza, ed esse toccandoti, ti porteranno in questi spazi inespressi; ne vivrai le bellezze, pienamente, gioiosamente, senza poter esprimere a nessuno questa tua magia. รˆ cosa intima e personale. Queste ali ti daranno la visione di ciรฒ che รจ il cuore della vita. La magia delle pieghe nascoste della vita. Queste ali diventeranno da quel giorno tue servitrici, e vi potrai tornare sempre, ogni volta che ne vorrai, coi tuoi riti segreti. Sono un dono per sempre in questa vita. Ricordalo, e la sensibilitร  che ti porterร  in queste terre, la tua sensibilitร  farร  aprire le tue ali.

Sensibilitร . Bisogna proteggerla, curarla, ascoltarlaโ€ฆ Bisogna accudirla e amarla, ma forse pure cosรฌ potrebbe non bastare, poichรฉ essa รจ un dono tanto sottile quanto impossibile da imbrigliare. Molti la perdono nel camminoโ€ฆ poco ascolto di sรฉ stessi, paura ad aprirsi, troppi giudizi, troppa durezza, mancanza di perdonoโ€ฆsono tanti i motivi. Ma per chi ha fortuna e grazia, essa rimane e non muore. Si puรฒ solo lasciarla risvegliare quando, teneramente, si mostra alla porta del corpo. Una leggera vibrazione parte dal cuore per attraversare tutto il corpo, una vibrazione vivificante. Sorge in modo dolce, ma se si รจ silenti la si sentirร . Questa vibrazione รจ il dispiego delle nostre ali, allora siamo pronti. Chiudendo gli occhi, potremo entrare in questo universo e muoverci in esso come aironi verso lโ€™orizzonte del nostro tempo interiore.

Ecco il dono che non possiamo raccontare ma solo vivere, in un semplice momentoโ€ฆil tocco delle ali.

Siatene custodi, custodi attenti.

L’airone apre le ali e vola verso l’orizzonte

2 ๐‘ฐ๐’ ๐‘บ๐’Š๐’Ž๐’ƒ๐’๐’๐’, ๐’–๐’ ๐’‚๐’๐’†๐’๐’๐’ ๐’•๐’“๐’‚ ๐’Ž๐’๐’๐’…๐’Š ๐’† ๐‘ฎ๐’†๐’๐’Ž๐’†๐’•๐’“๐’Š๐’‚ ๐‘บ๐’‚๐’„๐’“๐’‚

Il simbolo รจ una sintesi di diverse forze fondamentali dellโ€™universo. Interessante notare come Sintesi in senso etimologico รจ molto simile a Simbolo: entrambe le parole hanno la radice Syn โ€œconโ€ ma mentre nel Simbolo รจ congiunto al verbo mettere, quindi con una valenza interiorizzante, nella Sintesi รจ congiunto con Tesi che รจ un posizionare, un porre, quindi un movimento esterno. Il Simbolo unisce internamente, la Sintesi unisce con un processo esteriorizzante.

Eโ€™ importante quindi capire la relazione tra queste 2 parole nel percorso del Simbolo, dato che esso come abbiamo detto, รจ una sintesi di alcune forze dellโ€™universo.

Cerchiamo di essere piรน espliciti.

Il Simbolo si sviluppa attraverso un segno, quasi sempre un segno geometrico, anzi per semplicitร  soffermiamoci essenzialmente su questa tipologia, dato che tutti gli altri simboli, astratti, operativi, convenzionali etc, sono in senso ontologico meno determinanti rispetto a quello geometrico.

Questo segno, essendo formalmente definito, รจ posto sotto lโ€™influenza della geometria, ed essendo la geometria una forma determinante nelle forme dellโ€™universo, ecco che il simbolo, nel suo segno, ci parla delle caratteristiche che sottintende nelle sue geometrie.

Bisogna parlare della Geometria Sacra per entrare in questo aspetto potente del simbolo.

La Geometria Sacra รจ sempre stata studiata sin dallโ€™antichitร , in occidente ad esempio nelle scuole Iniziatiche Egizie, nella scuola Pitagorica e nellโ€™Accademia Platonica solo per citare le piรน antiche e famose.

Cosa รจ la Geometria Sacra

Senza entrare in dettagli che esulano dallo studio del simbolo, la Geometria Sacra รจ lo studio di come le forze costituenti lโ€™universo modellino la forma materiale e lโ€™energia vitale al fine di perpetuare nel mondo materiale sia la vita stessa sia lโ€™energia intelligente nella forma piรน adatta possibile.

Per fare qualche esempio chiarificatore praticamente tutte le forme provenienti dalla natura, i fiori, i cristalli, i lampi, lโ€™acqua, le onde elettromagnetiche e i sistemi solari, solo per citare alcuni, sono tutti dotati di forme e caratteristiche geometriche che ne codificano, lโ€™origine, la funzione, lโ€™archetipo dominante e la qualitร .

La Geometria Sacra รจ il linguaggio sacro dellโ€™energia che penetra nella forma in questo universo.

In essa vi รจ la regola mostrata in modo chiaro, codificato e logico, tanto quanto una scienza come la fisica e la chimica.

I famosi Solidi Platonici sono una parte di questo studio.

Vediamo alcune regole base della Geometria Sacra:

  1. La linea retta rappresenta il maschile
  2. La linea curva rappresenta il femminile
  3. Il frattale rappresenta lโ€™ottava e la crescita della forma
  4. Il rapporto aureo rappresenta il rapporto di sviluppo allโ€™interno dellโ€™essere stesso
  5. La circonferenza rappresenta lโ€™universo
  6. Il quadrato rappresenta il materiale e la terra
  7. I 5 solidi platonici rappresentano i 5 elementi
  8. La linea verticale rappresenta un passaggio dal materiale allo spirituale ( o viceversa)
  9. La linea orizzontale un percorso di vita o di conoscenza
  10. Un segno sovrastante รจ dominante
  11. Un segno a destra รจ maschile rispetto a quello a sinistra
  12. Un triangolo รจ una risultante tra 2 forze di polaritร  opposta. Se con la punta in su il processo รจ spiritualizzante, con punta in giรน materializzante.

Si potrebbe continuare, ma oltre a non avere il tempo e lo spazio per trattare nel dettaglio tutte queste caratteristiche, non ritengo sia lo scopo del seguente studio.

Coloro che fanno uso dei simboli, e in particolare i creatori dei simboli sacri, magici, operativi, sono tutti persone dotte nella Geometria Sacra.

Per questo la Geometria Sacra era una parte importante degli studi misterici antichi ed era considerata esoterica, cioรจ da insegnarsi solo agli Iniziati.

Lโ€™Universo, con le sue leggi di creazione-mantenimento-distruzione, nella sua sfera materiale-energetica, รจ soggetto alle regole della Geometria Sacra, e il simbolo, come forma geometrica, รจ un ponte di contatto con tali forze generatrici.

Ecco che il simbolo รจ un linguaggio che ci permette non solo quindi di comunicare con tali forze ma anche di accedervi nella loro sfera operativa pratica.

Vediamo un esempio pratico, forse uno dei piรน interessanti in ambito sapienziale: il triangolo alchemico:

Ecco che in questo caso abbiamo un triangolo dove alla base abbiamo lo Zolfo a destra, il Mercurio a sinistra e al vertice, come risultato dei 2, il Sale.

Esaminiamo i simboli.

Lo Zolfo

simbolo maschile e di Fuoco, ed infatti ecco che il simbolo รจ fatto di linee rette (maschili) e col fuoco ( il triangolo col vertice in alto, simbolo alchemico del fuoco) sovrastante sul simbolo terrestre, la croce.

La lettura del simbolo รจ ora svelata: un fuoco, di caratteristiche maschile si condensa, sul materiale terrestre. Lo Zolfo rappresenta lโ€™anima di polaritร  positiva (e non lo spirito come molti pensano che รจ di polaritร  femminile) che viene dal Sole, simbolo sidereo del Fuoco del maschile. Tutto torna e tutto รจ chiaro.

Il Mercurio

simbolo femminile e di acqua. Ecco infatti che in esso troviamo tutte linee curve sovrastanti, con un semicerchio superiore aperto e ricevente, verso lโ€™alto, per riceve il seme del fuoco, lo Zolfo che proviene dal cielo. Il Mercurio รจ infatti un simbolo piรน terreno e materiale del fuoco dello Zolfo e ne riceve quindi il seme posizionandosi piรน in basso. Il secondo simbolo, sempre curvo, รจ un cerchio afferente ad un ventre materno in gestazione, un utero in grado di elaborare il seme e concretizzarlo in qualcosa di nuovo. Ma il cerchio rappresenta anche lโ€™universo, cioรจ il campo materiale di azione dove le energie lavorano. Come sempre, il simbolo sottostante della terra, a significare che il tutto รจ da leggersi in chiave terrestre, e che quindi la gestazione, darร  un frutto sul piano materiale. Il Mercurio, alchemicamente rappresenta lo Spirito di polaritร  femminile.

Ed infine il Sale

che rappresenta il figlio. Lโ€™unione dello Zolfo con il Mercurio. Ecco che nel figlio la Terra entra nel corpo del simbolo, non รจ piรน sottostante ed รจ circondata dal cerchio, il simbolo del Sole. In questโ€™ottica la Terra e il Sole sono nella loro simbiosi piรน semplice ad armonica. Ma vediamo lo stesso simbolo da una prospettiva simbolica differente. Troviamo nel Sale il maschile nella sua forma piรน semplice e potente, la croce, le 2 linee rette, 1 orizzontale e 1 verticale indice che il figlio รจ perfetto e bilanciato, cioรจ sviluppato sia sulla linea spirituale che su quella intellettuale.

E, parimenti, troviamo il femminile nella sua forma piรน semplice e potente, la sfera universale, simbolo che il figlio รจ anche femminile, perfetto e bilanciato. Ecco nel suo simbolo il figlio ci dice che oltre ad essere androgino รจ anche la sintesi piรน potente e perfetta dei suoi 2 genitori, Il Sole e la Terra. Il Sale alchemicamente afferisce al corpo di polaritร  neutra.

Ecco un esempio in questa triade della genesi perfetta e archetipale, raccontata nel simbolo. In esso con 3 sole forme semplici geometriche il racconto trova la sua storia, completa e raffigurata al di lร  del tempo dello spazio e del linguaggio, facilmente trasmissibile, memorizzabile ed anche nascosta a coloro che non possono vedere.

Tramite questa comprensione di genesi simbolica si vede come il Simbolo sia un vettore perfetto della Geometria Sacra e come la Geometria Sacra sia il linguaggio decodificatore delle caratteristiche fondanti il simbolo.

Si puรฒ arrivare a dire che Simbolo e Geometria Sacra si fondono perfettamente nel segno quando lโ€™artefice รจ un iniziato in tale arte.

Questo linguaggio, non decifrabile esternamente ad una cerchia di Iniziati, รจ muto e intelligibile, e rimane inalterato nel tempo giungendo a noi integro e forte come nel primo giorno di questo Universo.

Una anell0 tra Mondi

Con questo linguaggio lโ€™uomo entra in contatto con le forze generatrici dellโ€™Universo e attraverso il diverso tipo di Geometria che attiva, trae in movimento lโ€™energia che gli serve, e la asserve alla sua volontร  e ne coglie infine i frutti. Ovviamente il solo scrivere un segno o leggerlo non รจ sufficiente per attivare queste forze.

Per funzionare, tra le altre cose, il percorso simbolico, nel momento attivo di creazione e in quello passivo di ricezione, deve essere vissuto in uno stato interiore particolare, soprattutto in quanto a ricettivitร  e purezza.

Perchรฉ รจ solo tenendo in considerazione che il Simbolo รจ una chiave di accesso, ma non รจ lโ€™intera porta, che si riesce a penetrare nella stanza voluta.

E questo significa avvicinarsi al simbolo appunto con la giusta preparazione.

Questo rapporto tra Geometria Sacra โ€“ Simbolo โ€“ Uomo puรฒ determinare infatti una triade che dร  luogo ad un insieme di potenzialitร  praticamente infinite.

Diversi uomini pur conoscendo tutto quanto detto fino ad ora, si avvicinano al Simbolo con unโ€™intelligenza prevalentemente razionaleโ€ฆ questioni culturali e di preparazione filosoficaโ€ฆ e questo interferisce inevitabilmente nel rapporto con lโ€™energia che attiva le forze contenute nello stesso.

Il rapporto col Simbolo รจ sempre un rapporto intimo, silente, meditativo, interiore.  Lโ€™approccio razionale lascia chiuso il Simbolo e inaccessibile il suo contenuto. Di questo ne abbiamo giร  parlato.

Lโ€™energia viene attivata da una particolare sfera della realtร , e la comunicazione tramite la Geometria Sacra non fa eccezione da questo punto di vista.

Ecco che il Simbolo รจ accessibile solo con la necessaria preparazione interiore e il necessario percorso preparatore che dura anni di lavoro esteriore prima e interiore seguentemente.

Ma vediamo un altro aspetto della Geometria Sacra. Dato che tale forma di linguaggio รจ comune a tutto il creato, tramite tali regole, ecco che il Simbolo ci permette di entrare in contatto con tutti i punti dellโ€™Universo. Supponiamo ad esempio che vi siano diverse sfere dimensionali. Tuttavia ogni sfera dimensionale sottostร  alle stesse regole della Geometria Sacra che modella ogni cosa. Saper utilizzare i simboli ci permette quindi di creare dei ponti tra le varie sfere e mettere in accesso le energie di una vibrazione con quelle di unโ€™altra quando normalmente per la lontananza vibrazionale, le 2 sfere dimensionali non potrebbero sovrapporsi. Il Simbolo per riflessione avvicina-richiama alcune energie simili tra le 2 dimensioni e permette quindi questo salto vibrazionale che in condizioni normale non potrebbe avvenire.

Questo utilizzo del simbolo, come ponte tra diverse sfere dimensionali, รจ possibile proprio grazie alla caratteristica della Geometria Sacra e al suo potere creatore indistinto in tutte le vibrazioni del creato.

Il viaggio nel Simbolo continua nelle sue diverse prospettiveโ€ฆ

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Il linguaggio si esprime attraverso infinite modalitร .

Fra le possibili strade, il simbolo รจ uno di quelli che ha sempre affascinato, probabilmente per la sua capacitร  di parlare contemporaneamente su diversi livelli e per la sua predisposizione allโ€™analogia, un metodo particolare per raggiungere la conoscenza.

Simbolo, etimologicamente significa mettere insieme, symballo.

Cosa mette insieme il simbolo?

Il simbolo accomuna, avvicina, traccia un percorso tra un segno geometrico esterno, il significante, e un contenuto concettuale interno, il significato; ma lo fa in modo diverso rispetto alla parola, che utilizza un metodo chiaro, razionale e ben regolato.

Nel simbolo, significato e significante giocano un rapporto amoroso dinamico e destrutturato, dove spesso non si capisce chi sia il padrone e chi il servitore.

Analizziamo innanzitutto il potere e la valenza del simbolo per lโ€™uomo.

Una delle caratteristiche principali dellโ€™uomo รจ la sua capacitร  di astrazione.

Questa capacitร  di strutturare ragionamenti per astrazione, in particolar modo complessi, determina una grande potenzialitร  creatrice nel percorso del sapere.

E il simbolo, nelle astrazioni, รจ strumento intellettivo attivo-attivante.

Focalizziamoci ad esempio, per vedere meglio la sua funzione nel processo cognitivo, sui concetti matematico-numerici.

In tale ambito il percorso, dalla matematica semplice alla complessa, รจ sicuramente molto articolato e durante il percorso si fa uso imprescindibile del simboloโ€ฆ cifre, operazioni, lettere greche e tanto altroโ€ฆ

Tramite tutta questa gamma di simboli, non solo si concettualizza in modo sempre piรน profondo il mondo matematico, ma usando i simboli come base di astrazione, si ottengono nuovi concetti, sempre piรน complessi. Il simbolo รจ il mezzo principale in questa scalata verso lโ€™alto.

E questo sia sulle proprietร  quantitative (la matematica come disciplina stessa) che qualitative (le caratteristiche dei numeri in senso ontologico, come vengono ad esempio studiati nella Tetraktys di Pitagora). Tanto piรน i concetti sono complessi, tanto piรน numerosi sono i simboli e le loro valenze.

Sarebbe stato praticamente impossibile arrivare ai risultati tecnico-scientifici di oggi senza lโ€™utilizzo dei simboli.

La struttura cognitiva del simbolo

Vediamo il primo simbolo in matematica e, tramite esso, cerchiamo di capirne il momento cognitivo.

Quando scriviamo 1, nella sua forma geometrica, ossia il segno โ€œ1โ€, esso ci veicola lโ€™idea dellโ€™unitร  che si vivifica in noi. โ€1โ€ cioรจ il segno รจ la prima esperienza percettiva che poi, solo in un secondo momento, tramite il nostro percorso associativo, ci porterร  al concetto astratto dellโ€™unitร .

Ecco che troviamo 3 momenti chiave nella simbologia:

    1) La percezione del segno simbolico tramite i sensi

    2) Il percorso di elaborazione interno

    3) Il concetto risultante finale

Ora in questi 3 momenti, il simbolo ci parla e ci mostra diverse cose, e ad ognuno mostra spesso cose diverse.

  1. La percezione del segno

Innanzitutto vi รจ la percezione del simbolo parte dai sensi (vista โ€“ udito – tatto etc..), e questo dร  le stesse informazioni ad ogni uomo. Il segno risulta e viene letto in modo uguale da chiunque. 

Il simbolo ha quindi un momento oggettivo per tutti in modo indistinto, dal punto di vista percettivo. E questo รจ fondamentale per creare una base di linguaggio comune. Il simbolo รจ uguale e paritarioโ€ฆal re e al mendicante si mostra nella stessa forma.

Questa รจ una premessa fondamentale per costituire un linguaggio universale ad ogni uomo, nel tempo e nello spazio. E pochi linguaggi hanno questo potere quanto il simbolo. Sicuramente ne รจ sprovvista la parola.

Questo ha determinato un utilizzo del simbolo per comunicare messaggi importanti, nello spazio e nel tempo sin dai tempi piรน remoti. Ecco che il primo punto del percorso cognitivo ha giร  in sรฉ una valenza fondamentale nella comprensione della forza del simbolo.

  • Il percorso interpretativo

Col secondo momento, lโ€™elaborazione interiore del simbolo, entriamo nel campo soggettivo e ogni coscienza codifica ed effettua un percorso interiore particolare, frutto del lavoro passato e delle idee principali che costituiscono la sua forma mentis.

Per ognuno il simbolo รจ fonte di risposte differenti.

Ed รจ nei simboli fondamentali, quelli base, come i numeri o le lettere, che la coppia significante-significato รจ piรน aperta, piรน rarefatta, e tale gioco crea molteplici percorsi.

Ed รจ qui presente molta dellโ€™arte creativa del simbolismo.

Questa รจ unโ€™altra forza del simbolo: esso sottende ad un ventaglio di possibilitร  cosรฌ vasto, che lโ€™interpretazione รจ opera puramente personale e quasi incomunicabile a livello razionale tra i vari sperimentatori.

Esso ci porta dallโ€™ontico (contenitore, forma esteriore, apparenza) allโ€™ontologico (contenuto, significato, conoscenza), ma in chiave soggettiva, unica.

La croce, il Tao, o lโ€™โˆž o lโ€™occhio di Horus; a seconda delle persone, latitudini e periodi storici, troviamo significati molteplici, a volte in contraddizione tra loro, eppure tutti coerenti e sostenibili.

Il simbolo รจ quindi, ad unโ€™analisi profonda, un viaggio dentro noi stessi, e in tale viaggio, lโ€™importante non รจ tanto la decodifica finale, ma il processo associativo interiore.

Poichรฉ il simbolo ci parla 2 volte: allโ€™atto pratico ci indica un messaggio nascosto in esso, e questo ha un aspetto operativo; ma nel percorso stesso, esso si fa catalizzatore, per aiutarci a sviluppare in noi associazioni che ci parlano, a loro volta, di ciรฒ che noi siamo come esseri e di dove ci stiamo dirigendo; e questo รจ lโ€™aspetto speculativo-introspettivo.

Il simbolo quindi apre colui che lo sperimenta, lo pone in azione e lo stimola su tutti i livelli, anche quelli inconsci.

Repulsioni e attrazioni verso alcuni simboli o figure geometriche, non si spiegano se non sotto lโ€™ottica del movimento che il simbolo stimola nel nostro essere.

รˆ anche per questo che lโ€™inconscio ci parla, nel sogno, tramite i simboli.

Lโ€™inconscio รจ arazionale per definizione, e per comunicarci, disdegna la parola, chiusa ontologicamente; ricorre invece al linguaggio simbolico, linguaggio piรน aperto e adatto, nelle sue forme sfuocate, a veicolare significati eterogenei e profondi.

รˆ proprio qui, nellโ€™inconscio, che questo secondo momento trova il suo terreno piรน fertile.

Perchรฉ nel sogno, se siamo pronti a guardarci interiormente, in modo neutro, possiamo cogliere il percorso che avviene nella nostra mente e come essa vesta i concetti di simboli particolari; lโ€™aspetto interessante del sogno รจ il che concetto viene rivestito di un simbolo ben particolare: in funzione esattamente di come noi ragioniamo e vediamo il vissuto.

Ecco che interpretare i sogni ha non solo la valenza di dirci cosa รจ contenuto nel nostro inconscio, ma anche di mostrarci come noi viviamo-strutturiamo sia il mondo esterno sia il nostro io interiore.

Il simbolo, come significante, รจ anche un vestito protettivo per i significati.

Nella persona, se non รจ ancora il momento giusto per il lavoro di decodifica simbolica, in particolar modo nei sogni o nelle visioni, il messaggio ricoperto dal simbolo, in quanto vestito protettivo, rimane comunque integro, vivo e attivo, e pur restando velato a livello conscio, lavora dentro, sottoterra, portandolo comunque nel nostro cammino; il messaggio inconscio-simbolico diviene parlante e ci porta allโ€™azione.

I simboli, tutti, non solo quelli del sogno, vanno vissuti quindi interiormente, nel tempo e nel corpo. In silenzio e con calma.

Digeriti.

Non devono essere scoperti, svelati, bruciati…per generare devono stare nellโ€™umido della terra, come una radice; solo cosรฌ possono generare continuamente infinite potenzialitร .

Proprio per questo i simboli non vanno mai cristallizzati…razionalizzarli รจ ucciderli.

Non si deve mai cadere in questa facile tentazione.

  1. Il concetto finale

Il terzo momento del percorso simbolico รจ infine il concetto risultante che appare alla nostra coscienza. Esso รจ la risultante tra lo stimolo soggettivo e il percorso interno, ed รจ la nostra relazione cosciente col simbolo. Esso ci dice come noi ci poniamo rispetto ad esso e il rapporto che abbiamo con tutta la sfera che sottende.

Questo risultato puรฒ essere razionale, emotivo, animico, estetico, mnemonico, puรฒ essere una miscela di tutti questi percorsi. Qualunque esso sia, il concetto รจ una voce che ci dร  una conoscenza diretta, passando da forma a concetto spesso senza utilizzo di sovrastrutture logiche.

E in questo ultimo passaggio il concetto viene protetto e adattato al fruitore in modo da renderlo utilizzabile e attuale al mondo del ricevente. Anche in questo, il simbolo ha una forza intrinseca unica che pochi altri linguaggi mostrano.

Da questo punto di vista il simbolo possiede unโ€™intelligenza interiore che nessun manipolatore potrร  mai scalfire. Il contenuto dentro il Simbolo รจ difeso, nascosto e inattaccabile. Ed รจ utilizzabile solo da colui che possiede la chiave corretta per aprirlo ed attivarlo. Per gli altri resterร  semplice rumore di fondo, a volte persino muto, ma senza comunque mai arrecare alcun danno a coloro che non saranno pronti ad utilizzarlo.

Nel simbolo il messaggio viaggerร  intatto e puro nel tempo, nello spazio e tra lโ€™umanitร  in piena sicurezza, senza deturpazioni e quando sarร  il momento esso mostrerร  il suo frutto con la giusta forza indipendentemente che sia passato un sol giorno o infinite ere.

Del simbolo vi sono molti altri affascinanti aspetti da affrontare, come quando si ascoltano i 13 Preludi per Piano di Rachmaninoffโ€ฆognuno รจ interessante in sรฉโ€ฆma solo tutti insieme danno lโ€™opera completa.

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