Leggere, ascoltare, chiedersi. Filosofia, mistica, musica, pittura...nello scorrere lento della notte.

Categoria: Filosofia – Mistica

Articoli su argomenti filosofici, mistici e di ricerca

???? ????? ???? – 2? ?????

Seconda Parte

“???̀ ?ℎ? ?̀ ???????? ???? ?????? ?? ??????” ??ℎ? ?????

?????? ????????? ????? ??????????

????????????

Desidero fare un secondo capitolo sull’Arte per approfondire degli aspetti che possono aiutare nella esperienza e comprensione della stessa. Le forme d’arte sono linguaggi particolari e unici, essenzialmente diverse tra loro eppure tutte, indistintamente, ci parlano di un’unica immensa storia umana e divina, la storia del mistero, della bellezza, del sacro, ossia di tutta quella sfera che conduce l’anima verso le sfere alte e affranca l’uomo dalle miserie delle contingenze materiali portandolo in volo sopra le “nuvole terrene”.

Soffermiamoci soprattutto sulle forme più classiche, ossia scultura, pittura, musica, prosa e poetica, per quanto altre forme, in particolare architettura, danza, cinema, cucina e altre sarebbero interessanti da approfondire. Vi sono diverse coordinate da analizzare tra cui lo spazio, il tempo, il simbolico, il potere immaginifico e interpretativo, la valenza attivante… ognuna di queste dimensioni ci svela caratteristiche del linguaggio artistico e ci permette di armonizzarci in modo più consapevole con l’opera stessa.

Ora cominciamo questo viaggio.

????????

Partiamo dalla scultura. La scultura è un linguaggio puramente spaziale, essa si sviluppa nella dimensione e profondità “corporale” senza variare nel tempo. Non solo la temporalità è assente, ma inoltre, per la sua fruizione non necessitiamo di un esecutore, similmente alla pittura e differentemente dalla musica. La sua esperienza è quindi quella più diretta di tutte e coinvolge essenzialmente la percezione visiva, includendo la tattile se ci si può avvicinare l’opera. Ha quindi una connotazione molto immediata come lo è la sensibilità visiva, ed è molto metafisica in quanto non fluisce, non si sviluppa nel tempo. Infatti i temi trattati con la scultura sono spesso afferenti a sfere metafisiche potenti e profonde: bellezza, armonia, potenza, forza, mitologia, ricordo, celebrazione.

La scultura pur avendo a volte una velata connotazione simbolica, è essenzialmente diretta e tende a rappresentare una realtà da fruire per ciò che è, come nel mondo reale; la decodifica simbolica, se presente, è quasi tutta nell’osservatore e nel suo substrato personale consio o inconscio. Essendo così diretta, la scultura è fruibile a tutti e anche fermandosi al solo livello puramente spaziale, ci parla senza bisogno di una preparazione antecedente molto articolata per “sentire” il suo linguaggio: i simboli, se presenti arrivano direttamente all’inconscio senza passare dalla sfera razionale.

Vi saranno poi persone che sapranno cogliere i diversi livelli se presenti, ma essa tramite la sola via sensibile è già fruibile al puro livello percettivo materiale.

???????

Con la pittura entriamo su un livello più simbolico e complesso. La pittura è un linguaggio più soggettivo, prospettico, articolato, non è spaziale ma ci parla di spazi, e questo coinvolge la sfera rielaborativo-immaginifica in modo più profondo rispetto alla scultura. Il fatto che la pittura, o in genere la rappresentazione bidimensionale abbia da sempre avuto una presenza forte nell’uomo come forma di linguaggio ci parla della sua versatilità, potenza e facilità di comunicazione su molti livelli.

Se nella scultura il mondo tende a essere riprodotto in modo armonico e puro, nella pittura esso viene rielaborato secondo visioni molto più soggettive, personali ponendo il ponte fra artista e spettatore in una dimensione più fluida e allungata. La rappresentazione diviene più simbolica, e il potere immaginifico passa attraverso questo ponte ricondensandosi sotto forme diverse nel fruitore.

Il grande potere magnetico della pittura risiede anche in un duplice aspetto che la rende una delle forme d’arte più utilizzate: la bidimensionalità che rappresenta uno spazio tridimensionale o comunque profondo, sia esso semplicemente rappresentativo che puramente simbolico-immaginifico. La prima parte di questo aspetto è la sua facilità di fruizione. Essendo su di un piano bidimensionale, la pittura non richiede molto spazio e può quindi sia essere trasportata che rappresentata-fruita in modo molto semplice e veloce.

Tecnologicamente l’uomo ha sviluppato la capacità di riprodurre il piano a 2 dimensioni in diverse forme mantenendo inalterate sia i tratti che le sfumature cromatiche e questo ha reso la pittura fruibile ad ogni latitudine senza praticamente quasi alcun costo. E’ un aspetto pratico che spesso non si focalizza ma che ha esercitato una grande diffusione di questa forma d’arte.

La seconda parte di questo duplice aspetto è la magia che essa porta con sé dato che pur essendo planare essa ci mostra quasi sempre forme spaziali, anche nel caso della pura simbologia, e questa traslazione rappresentativa necessita sempre di una rielaborazione personale, dato che nella propria sensibilità soggettiva si crea sempre una forma profonda, dando un aspetto creativo-attivo al fruitore il quale, anche se solo inconsciamente, è ben lieto di mettere in atto tale processo, come partecipando esso stesso alla creazione dell’opera stessa.

Ecco che lo spettatore diviene quindi “artista” con l’artista stesso, ne vive il percorso ed entra in armonia con esso in modo automatico. Il quadro diviene il ponte ove le “2 punte” ( artista creatore e artista fruitore) di questa linea si toccano. Come la scultura anche la pittura è essenzialmente un linguaggio spaziale, fuori dal tempo.

E’ la più adatta al linguaggio simbolico spaziale per la sua facilità di rappresentazione e si presta benissimo a rappresentazioni complesse, articolate, multilivello nelle quali i simboli si trovano a loro agio, essendo figure geometriche che si prestano ad entrare in questo linguaggio diretto atemporale essendo essi stessi atemporali. Ha quindi valenze di comunicazione vaste e articolate che in mano all’artista capace possono portare a risultati sorprendenti.

Può inoltre inglobare anche parole o concetti razionali ( come la prospettiva, frasi o altri disegni tecnici) ed è quindi poliedrica parlando non solo alla sfera intuitiva simbolica ma potenzialmente ed in parallelo anche a quella razionale.

??????

Ora, sul lato opposto della coordinata spazio tempo troviamo la Musica. La forma artistica sonora, quindi complementare a quella visiva. Se la vista si vivifica nello spazio, l’ascolto si dipana sul piano temporale. E troviamo in essa un linguaggio nuovo e articolato. Nella musica il linguaggio è diretto e quindi essenzialmente emozionale, spirituale animico. E’ un linguaggio che parla a tutto il creato, non solo all’uomo.

E’ universale. Anche gli animali e le piante beneficiano delle vibrazioni sonore composte in modo armonico e melodioso. Come mai? Probabilmente perché la vibrazione sonora è una vibrazione meccanico-materica e in quanto tale si collega direttamente al mondo fisico e alle sue leggi fondamentali che ne determinano la creazione, sostenibilità e distruzione. Tutto il mondo quindi soggiace a questa forma di linguaggio e ne ritrova le tracce e leggi nella musica, come fosse una rappresentazione traslata di queste forze universali e primordiali.

Nella musica, al contrario delle arti visive, il supporto non è ne stabile nel tempo ne materico, ci deve essere un esecutore che utilizza uno “strumento” che riporta l’arte, da una dimensione metafisica di conservazione atemporale, alla dimensione terrena temporale di fruizione. Ecco che in questa forma artistica abbiamo 2 artisti, prima il Demiurgo, il Compositore, che utilizzando il Nous pensa un Mondo per donarlo all’anima affinché ne possa vivere secondo le proprie sensibilità e declinazioni, poi, in un secondo momento, il Mago-Sacerdote, l’Esecutore, vivifica questa matrice e la rende fruibile sulla dimensione materiale utilizzando la sua tecnica e conoscenza sacra. Ecco perché la musica ha una valenza molto forte sugli stati emotivi degli esseri viventi.

Se è infatti impossibile definirne i contorni razionali e logici, viene invece semplice e naturale afferrarne il contenuto emozionale, proprio come quando per entrare in contatto con la forza della Grande Madre bisogna utilizzare soprattutto il sentimento, l’approccio cardiaco più che la ragione e la parola, per essere ascoltati da Essa.

La musica è quindi, a differenza della pittura che è un linea retta con 2 punte (artista-fruitore), un triangolo (compositore-esecutore-ascoltatore) che rende il tutto molto più dinamico e inafferrabile. Questo triangolo ogni volta ha sviluppi leggermente diversi e ogni ascolto non è mai uguale al precedente. E’ una forma d’arte quindi a doppio livello compositivo, artista-esecutore e ciò che esce da questo continuo rimpasto ne vivifica la fruizione e la rende molto vicina al modo di lavorare della Grande Madre che pur utilizzando matrici uguali, ogni volta crea forme ed esseri unici in sé. La sua assenza spaziale e la sua necessità temporale la rendono un mezzo unico nelle forme d’arte e senza entrare nei tecnicismi dell’armonia del ritmo e della melodia, attraverso questo viaggio nel tempo, fuori dallo spazio, l’anima compie un volo spesso onirico ma profondo, puramente soggettivo e difficilmente esprimibile a parole.

Non vi è decodifica logico-razionale, la sua forza magnetica parla direttamente allo Spirito e all’Anima senza passare dal controllo mentale. La musica può anch’essa definirsi un linguaggio simbolico? Certamente, anche se in questo caso si utilizzano simboli e chiavi temporali anziché quelle più studiate e conosciute spaziali delle arti figurative. Il simbolo è vivo nella musica dato che attraverso queste vibrazioni materiche, l’anima recepisce direttamente un linguaggio che parla d’altro, che porta altrove, che istruisce e mostra all’ascoltatore dimensioni nuove.

Il simbolo, anche qui come nell’arte figurativa, è un ponte, un tramite. La musica è un linguaggio simbolico a tutti gli effetti, anche se la maggior parte delle persone non ne è consapevole. Sicuramente riuscire a guardare alla musica come ad un linguaggio simbolico che si sviluppa sull’asse temporale rispetto all’asse spaziale, ne determina una nuova consapevolezza e comprensione.

Alla fine si può perfino scoprire che vi sono assonanze e similitudini tra alcuni simboli spaziali e altri temporali, ma questa è un altro discorso che richiederebbe un approfondimento e dei tecnicismi che esulano da questo studio.

Prosa e Poesia

Passiamo ora alla prosa e alla poesia.Con queste 2 forme ci troviamo nella fase intermedia tra l’arte figurativa e quella musicale.

?????

La prosa è la forma artistica più mentale. Utilizza come supporto la lingua parlata “profana” di tutti i giorni. Ciononostante essa viene usata con perizia dallo scrittore per creare stati logici e/o emotivi particolari nel lettore. Essa si svolge su diverse coordinate ed è, da un punto di vista del fruitore quella più complessa e attivante. Cerchiamo di spiegarci meglio: nella lettura di un racconto, le parole e il discorso sono un substrato che entra nel mondo del lettore, attraverso la sfera razionale della parola, per stimolare in modo diretto la creazione di una scena- situazione sia in senso spaziale che temporale.

Ma non solo, la creazione è su tutti i piani…quello uditivo, olfattivo, emozionale, e così via. Il lettore è quindi, similmente all’esecutore della musica, un rielaborare del substrato utilizzando il proprio potere immaginifico per formare, come un Mago-Sacerdote, nella propria sensibilità oggettività il mondo che il Demiurgo gli sta dettando.

Ecco perché è importante e utile che i bambini e gli adolescenti leggano molto, e in particolare racconti di avventura e di fantasia, perché questo stimola il potere creativo-immaginifico del lettore e il farlo permetterà loro, da grandi, di avere un tal potere già attivato e sviluppato, cosa che gli tornerà utile nella vita in molte situazioni, non solo artistiche.

Dal punto di vista della coordinata intuitiva-razionale la prosa si colloca sulla sfera razionale poiché utilizza un linguaggio proprio del mondo logico-razionale, la parola. E’ quindi una forma d’arte particolarmente adatta alle persone molto “terrestri” e che soprattutto in giovane età non hanno potuto sviluppare linguaggi più direttamente intuitivi. Ciò non toglie che la prosa sia un’arte potente e molto stimolante, ma sicuramente si attiva in sfere più logiche-profane e di vita quotidiana.

In questa sfera, la prosa permette al fruitore di creare il proprio spazio e tempo, che in questa forma d’arte perdono di valenza oggettiva, al contrario delle arti figurative e musicali. Persino la fruizione stessa può essere, confrontandoci con la musica, temporalmente interrotta, ripresa, riletta più volte, letta in modo lento o veloce. Spazialmente, confrontandoci invece con le arti figurative, il supporto materico ha una valenza relativa, si possono avere diverse edizioni, ebook o persino audiolibri.

Utilizzando la parola che è e rimane essenzialmente un linguaggio simbolico, lo spazio e il tempo divengono non rigorosi e non fondamentali per la fruizione dell’opera che rimane un ponte fuori dal tempo e dallo spazio, ma ben presente sul piano intellettuale.

??????

Concludiamo infine con la Poesia, probabilmente la forma d’arte più complessa ed articolata, poiché contiene elementi particolari delle altre forme rendendola nel suo genere potente e unica, nonché forse la più difficile. La poesia ha elementi che la pongono in una posizione indefinita, allargata, essa è descrittiva come la figurativa, è discorsiva come la prosa, ma è metrica e sonora, ritmica come la musica.

A differenza della prosa usa sempre il linguaggio della parola ma in modo più strumentale. Se la prosa usa il linguaggio parlato così per come è, raramente finalizzandolo ad altro, nella poetica la traslazione delle aree significative e semantiche è parte integrante e necessaria dell’opera. Il poeta compie un percorso profondo prendendo uno strumento logico razionale, come il linguaggio parlato per plasmarlo ad arte simbolica, sonora, diretta e intuitiva. Oltre a questo un bravo poeta deve saper usare sapientemente l’arte del mistero.

Un poesia non può dirsi tale se esplicita il suo contenuto in modo diretto e chiaro. La vera poesia si copre di mistero, di allegorie, allusioni, di simbologie sia universali che proprie del mondo del poeta. La poesia è un’officina variegata di campi semantici, sinestetici, allegorici, ontologici ed ermeneutici che si incrociano e si fondono sul campo del verso dando luogo non solo al senso del mistero quasi in prospettiva mistica, ma anche ad un’infinità di chiavi interpretative, ognuna potenzialmente accettabile, come nel viaggio onirico dell’anima.

Il poeta deve sentire la musicalità del verso e la ritmica della recitazione, entrando nella dimensione temporale. Ma contemporaneamente deve saper esprimere il paesaggio o la situazione che esprime usando le parole come un pennello di un pittore, con acuto dono di sintesi e di capacità espressiva. Ma le vere colonne d’Ercole che il vero poeta deve saper vincere ed oltrepassare sono la capacità di riuscire ad esprimere uno stato emotivo, interiore, un momento misterico, poetico, ispirato, quindi una condizione inesprimibile a parole, semplicemente usando un mezzo razionale come la parola che di per sé non è concepita per tale fine.

Mentre la musica o la pittura possono “parlarci” direttamente di queste sfere animiche attraverso paesaggi luminosi od oscuri, scene forti o magiche, armonie lunari dolci o ritmiche incalzanti e persino violenti, ecco che utilizzare un mezzo razionale richiede un doppio lavoro all’artista, poiché ha innanzitutto la necessità di esprimere e indurre ad un sentimento e a delle percezioni animiche inesprimibili de facto, ma per farlo deve calarsi in un terreno che lo porta lontano da tutto questo e anzi gli rende il compito più arduo e articolato. Il musicista diviene canale del Nous direttamente lasciando parlare l’energia superiore attraverso le sue dita e il suo strumento, non ha bisogno di razionalizzare.

Esso diviene Mago semplicemente interrompendo il flusso razionale e calandosi nella sfera artistico-misterica. Similmente il pittore utilizza la sua mano, il suo occhio e il pennello per fare la stessa cosa nella coordinata spaziale della tela, senza utilizzare parola o ragionamento (o perlomeno non necessariamente). Il poeta ha invece sempre questo doppio livello da dover maneggiare e al quale non può mai sottrarsi. Ecco che i poeti sono quindi gli artisti più “eroici” ed esploratori del mondo artistico.

Non è un caso che la maggior parte dei filosofi, nello studio delle arti, siano stati attratti principalmente da questa arte. In particolare Heiddeger, è fra i più espliciti in questo percorso e pone nella capacità e funzione poetica la massima potenzialità per ottenere l’Aletheia (ossia il disvelamento dell’Essere, della Verità ultima in senso principalmente ontologico) attraverso la poesia, forma di linguaggio aprente la parola stessa e quindi più vicina, per l’uomo, in termini assoluti all’Essere parmenideo, o per meglio dire, all’Uno di Plotino.

Se le arti figurative e la musica pongono l’artista a diretto contatto con le forze del Nous attraverso un processo di canalizzazione di un linguaggio superiore che viene reso fruibile su questo piano contingente e di spazio tempo, se lo scritto prosaico rimane sempre ben ancorato nel mondo materico e razionale pur permettendo al lettore di attivare il proprio potere creatore-immaginifico, ecco che il poeta rimane nella “terra di mezzo” e con i piedi ben ancorati al terreno ( il linguaggio del parlato) ma la testa fra le nuvole ( il senso della musicalità e della rappresentazione) esso diviene volente o nolente un ponte allungato vivente tra queste 2 sfere così opposte e complementari, il tutto nello stesso momento creativo.

Il poeta vive di entrambe le realtà contemporaneamente e la stimolazione artistica che ne ricava è tra le più potenti e articolate. Non a caso nella Grecia classica, prima di Esiodo, nell’antico Santuario di Elicona, si veneravano 3 Muse, tutte e 3 afferenti alla poetica: Melete, la concentrazione, la memoria e la capacità di affinare la pratica del poeta, Mneme la capacità mnemonica di recitare versi e infine Aoide (o Aede) che incarna il Poema cantato e declamato. Come vediamo i Greci vedevano il Poeta pari al Sacerdote officiante mentre canta i versi Misterici del Rito Sacro.

Ed il Poeta diviene un veggente non solo nell’antica Grecia, ma anche nel simbolismo Francese di fine ‘800 dove Rimbaud conia il termine “Veggente”, infatti giovanissimo dice: “Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso, ragionato disordine di tutti i sensi”. Ecco, qui vediamo come la destrutturazione del mondo sensibile è tramite necessario affinché il poeta possa arrivare all’Aletheia. Processo non necessario nella musica, nella prosa e nella pittura.

???????????

Perché questo studio comparativo delle diverse forme artistiche?Da un certo punto di vista, la focalizzazione di questi aspetti porta il fruitore dell’arte sul piano indagatore e quindi mentale dell’opera, cosa che di primo acchito potrebbe essere non utile per un rapporto diretto, animico con essa. Eppure questo approfondimento e studio ha dei lati interessanti: permette di capire meglio verso quale forma artistica si è naturalmente più portati e le motivazioni soggiacenti, in secondo luogo aiuta a capire in che modo le energie e i linguaggi si muovono su queste dimensioni nelle varie forme d’arte, e infine da più consapevolezza sul perché si ricevono certe sensazioni e percezioni, a volte abbastanza diverse fra loro, in campo artistico.

E’ uno studio soprattutto molto utile per chi vuole fare arte in modo attivo, magari passando da una forma all’altra. Sono aspetti nei quali gli artisti si imbattono costantemente, sia coscientemente che inconsciamente. Le sensibilità dell’artista e del fruitore si confrontano ed elaborano sempre tramite queste sfere. Capirle con un percorso consapevole e studiarne le particolarità aiuta a padroneggiarle e a esperire meglio il ritorno emotivo, animico e persino razionale che un’opera d’arte può dare, sia all’artista nel processo creativo, sia allo spettatore nel momento di fruizione.

Ovviamente quanto da me qui scritto è una visione personale soggettiva. Non è mia intenzione rendere i concetti qui esposti come “regola” ma semplicemente come spunto di riflessione iniziale sul quale poi, ognuno è libero di strutturare la propria personale visione.

Buona Arte a tutti voi…nello Spazio, nel Tempo, Nel Cuore e nell’Intelletto.

Buona Arte a tutti voi…agli Artisti Creatori e agli Artisti Spettatori.

Buona Arte a tutti voi…siamo tutti Artisti, Artisti di noi stessi…ogni istante, creiamo la nostra opera, un mondo, una storia, una coscienza.

Natale Schavoni oil, canvas 122 x 155,5 cm
https://www.federicogualdi.it/Vita-imita-Arte

???? ????? ????

Prima Parte

“?? ???????? ?ℎ?????? ? ??????, ?????? ????ℎ?́ ????????????”
?. ?ℎ?????? ???? ???ℎ????? ?? ???????? ? ????? ????? ???? ??? ?? ????? ??????ℎ?.

Nella vita di ogni giorno, per le strade delle nostre città, uomini vivono come macchine in una cantilena ricorrente, rassicurante, che li incatena incantandoli, dentro un vortice di sicurezza forse finta, forse necessaria, ma difficilmente viva o intrepida.

Eppure pochi uomini, nelle epoche più diverse, fin dall’Antichità, hanno coltivato un Linguaggio segreto, vasto, sperduto, indomabile, che richiama a lati interni, a valenze segrete che rimangono in potenza ad ogni lume umano che ne vuole avere accesso. Con un gesto di volontà, cardiaca ed intellettuale, unendo le 2 sfere in un’unica presenza, chiara volitiva, l’uomo accede a questa sfera sacra che risiede nelle alte sfere del silenzio della ragione.

Arte. L’Arte è il ponte. l’Arte è un ponte. Un legame tra l’uomo e l’Uno. Ascoltare e vivere, questo ponte mai domabile tra il nostro lato Sacro e ciò che è oltre il nostro percepire ed essere. Perché l’Arte, nonostante questi anni di iperpositivismo, di materialismo intellettuale, di tecnologia e fede nella scienza, è ancora viva e forte. Ricercata, usata, fruita, studiata, ed esperita in ogni declinazione del nostro globo. Questa sua forza trascendente, che viene da un moto interiore sincero, ineluttabile dal tempo e dal luogo, è una fonte di rigenerazione per le nostre anime che ritrovano in essa un luogo di respiro.

Vi è un Linguaggio in essa, ci pone in contatto con le sfere superiori ove la nostra coscienza risiede in pace armonizzandosi nelle sue forme assolute e più pure. Questo momento catartico, il momento artistico, sia quello della creazione che della fruizione, è innanzitutto momento Sacro, che se ne sia consapevoli o meno. L’Arte permette all’uomo comune, senza divinità, con dei e religioni ormai morti, di ritrovare uno spazio intimo di rigenerazione interiore, essa rimane il vero momento Sacro dell’uomo del 21° secolo, uno dei pochi rimasti. In che modo l’Arte dispone alla consapevolezza del mondo animico facendoci accedere a queste sfere superiori? L’arte, essenzialmente, è composta di 2 momenti chiave.

??????? ????????

L’artista, l’artista vero, quello che produce sotto un momento-influsso catartico che lo domina, è colui che diviene canale consapevole delle energie superiori e attraverso le sue caratteristiche archetipali personali, attraverso le sua impronta unica, traspone nel mondo sensibile, percettibile, le armonie e bellezze che provengono dalle sfere del mondo iperuranio metafisico. Ma non basta la capacità di collegarsi con il mondo metafisico, l’Artista dispone di una tecnica che ha coltivato e sviluppato negli anni.

Questa tecnica, attenzione, può sembrare afferire ad una sfera razionale e meccanica, ma in realtà essa, col passare del tempo viene assimilata e interiorizzata dalla sfera corporale e intellettuale tale per cui diviene parte stessa dei corpi sottili e materici della persona che a questa punto la possono utilizzare direttamente senza passare dalla sfera razionale. Questa capacità di utilizzare la techne è necessaria e indispensabile, altrimenti l’artista non può staccarsi dalla sfera razionale-meccanica nel processo di creazione e volare oltre la sfera più grossolana della mente per entrare nella vibrazione intuitiva e diretta. Come ciò possa accadere è una forma Misterica tanto quanto il momento di un Rito Sacro per un Sacerdote che officia.

L’Artista nel momento creativo è pari ad una forma Sacerdotale, attraverso la propria ritualità è in grado di collegarsi alle vibrazioni celesti per tradurle nella propria techne in forme fruibili all’umanità. Ma la cosa ha spesso un prezzo e un dono. Divenire canali di queste forze significa affrontare un percorso interiore particolare, mai prevedibile, sicuramente sempre personale.

Nel momento artistico, l’anima entra in mari e venti attivi e potenti, sovrumani; se la persona non ha una preparazione nel gestirli e si intrattiene troppo in essi, gli esiti possono essere una sensazione di estraniamento dal mondo normale in particolare da quello degli uomini. In alcuni casi molti artisti cominciano a fare uso a droghe e stimolanti per richiamare questo contatto, soprattutto quando la vis artistica tende a scemare, cosa che succede spesso per motivi fisiologici e salutari alla persona stessa. Ecco il perché molti artisti spesso conducono una vita naif, da clochard, comunque poco in linea col resto della gente.

Queste frequente situazioni sono proprio dovute al contatto continuo con queste forze profonde che l’uomo non riesce a controllare e trasmutare del tutto a proprio nutrimento. Da questa prospettiva se il Sacerdote è un utilizzatore consapevole ed attivo delle forze nascoste, ne conosce la genesi e si rapporta con un lignaggio passato che gli ha trasmesso una scienza misterica sia esteriore che interiore modellata per salvaguardarlo e accompagnarlo, nell’artista il viaggio è quasi solitario, avventuroso e senza preparazione. Ecco che l’umanità razionale è naturalmente attratta ed incuriosita dalla vita degli artisti, poiché, tramite non solo le loro opere, ma tramite la loro semplice presenza, pregna di queste vibrazioni che lo dominano, le persone comuni possono percepire e vivere gli echi di queste forze superiori.

Divenire canali di queste forze significa arrendersi e donarsi, innanzitutto sensibilmente, percettivamente, intellettualmente all’ascolto dell’oltrenoto. L’artista non può sottrarsi a questo “rito sacrificale catartico”, è un richiamo troppo forte e incantante. In quel momento esso vive una vita non sua, trae energia da altre sfere e il tempo perde di consistenza, ma lo fa in presenza di spirito e ne fruisce direttamente. Ecco il dono. E’ la forza Artistica che sceglie, non è mai l’uomo a decidere di divenire artista, esso non può non è in grado di stabilire il contatto sottile con la sola volontà personale. Questo contatto avviene in modo intuitivo, immediato, semplice e non può essere trovato o costruito artificialmente.

Il momento artistico è magico. L’Arte viene a prendere, e la vis artistica domina, non ci si può sottrarre ad essa, quando essa alberga. Quando ciò accade, la coscienza entra in un mondo interiore di comunione, riflessi, percorsi e senza esitazioni, comincia a creare ascoltando, per meglio dire “posseduta” dai δαίμονες (daimones) artistici che la abitano. Questi Daimones sono le famose Muse degli antichi, esse abitano un altro piano di esistenza ove gli eterni si incontrano con le virtù e potenze superiori in particolare con la Bellezza.

La creazione vive di un’energia propria, dove la personalità dell’artista ha solo un’eco di contorno, si può dire formale, che nell’Opera finita darà il carattere unico ma esteriore, formale. Finito questo momento creativo, soprattutto dopo diverso tempo, l’artista stesso diventa fruitore, spesso stupito della sua stessa creazione: “…son stato io a produrlo?”. Questo è il segno della bontà dell’opera. Ecco la spiegazione della capacità creativa di qualche artista, spesso circoscritta a pochi anni della loro vita, come Gioacchino Rossini o Arthur Rimbaud. Essi, finito il periodo di contatto con i loro Daimones artistici, sono andati su nuove sfere di vita ritenendo il momento artistico concluso in modo naturale, ineluttabile.

Vediamo ora il secondo momento.

??????? ????????

Per parlare del momento fruitivo è necessario innanzitutto formalizzare un triangolo concettuale che ruota attorno all’Arte: Arte-Bellezza-Nous. Questo triangolo deve essere visto da una prospettiva neoplatonica-plotiniana. L’anima, incarnata, riceve le stimolazioni attraverso i sensi sensibili (esteriori ed interiori) e per mezzo della mente li decodifica in modo sistematico per far infine fluire il tutto nella propria coscienza che fruisce dello spettacolo della vita. Tuttavia, nel mondo ordinario questa danza multiforme, è spesso troppo materica e “densa” tale per cui l’anima, pur fruendo della vita, sente verso essa, col passare del tempo, un distacco di “affinità” che porta spesso alla perdita di interesse verso la stessa.

L’anima necessita quindi di vibrazioni affini per tornare a respirare la propria “casa”, delimitata dalle sensazioni terrene, i momenti che le concedono il respiro alto sono circoscritti e limitati. E’ il momento del Sacro, quello dove le nostre vibrazioni più sottili si destano e rianimano il nostro essere in modalità incomprensibili dalla prospettiva profana. L’Arte ha questa funzione, e in essa lo spettatore, attraverso l’Opera si ricollega seppur in modo indiretto con una musica superiore dimenticata, che viene riportata alla coscienza animica, spesso in modo inconscio. In tutto questo la Bellezza, e con essa l’Armonia, è l’ambasciatrice del Nous contenuta nel Linguaggio artistico. Un riflesso che dall’alto senza perdere vigore e contenuto arriva fino al mondo sensibile.

La Bellezza, è infatti la potenza-virtù che meglio si può trasporre nel mondo sensibile materico senza perdere la sua forza vivificatrice. Per questo l’uomo, dotato di una certa sensibilità, necessaria per poter fruire l’opera artistica, è naturalmente attratto dall’Arte, in quel momento egli crea un momento Sacro dove attraverso le sensibilità esteriori, l’Anima si ricollega alle sue radici. E’ ciò che i rosacrociani e alcuni mistici chiamano “spiritualizzare la materia”. La bellezza è una forza magnetica, che ammalia i sensi e interrompe il fluire mentale razionale, l’uomo davanti ad un’opera Bella smette di ragionare e sente sorgere in sé emozioni uniche e profonde a cui non sa dare spiegazione. In quel momento, mai come prima, si sente mistericamente vivo e presente. Ecco nuovamente la Magia dell’Arte. Magia nel senso più Sacro del termine.

Se nel Creatore la Magia è il contatto con le sfere superiori, nel Fruitore la Magia è il risveglio delle facoltà latenti animiche attraverso la percezione della Bellezza. Ricordo chiaramente alla National Gallery di Londra un’amica mettersi a piangere per l’emozione di trovarsi davanti ad un Van Gogh. Avevamo 15 anni, per me la visione di un ragazza piangere davanti ad un quadro fu una sorta di rivelazione mistica. Compresi la potenza dell’Arte che in se, matericamente ha spesso un valore insignificante, in questo caso una tela con un disegno sopra, ma da un punto di vista simbolico e sensibile ha un valore soggettivamente inestimabile.

Questo potere dell’Arte, in grado di muovere ad emozioni forti ed inaspettate intere masse di persone è una chiave di volta che può salvare l’umanità dalla caduta nel materialismo più banale e mortificante, molto più, ad esempio della conoscenza intellettuale o del senso religioso. Se il Nous ci ha dato delle chiavi di affrancamento, non solo a livello di singolo individuo, ma a livello di umanità nel suo complesso, ecco che l’Arte è una via potente, sicura e che può essere usata su vasta scala per risvegliare nell’uomo chiavi e tasti sottili, spesso atrofizzati. Sicuramente l’Arte da sola non può risvegliare in toto un uomo, forse tranne rari casi, ma sicuramente è un primo accesso fruibile a tutti ed è un Linguaggio universale molto diretto per chi ha la voglia di porsi in ascolto.

????, ??????? ? ?????

E’ giusto a questo punto chiarire un aspetto dibattuto sull’Arte: è Arte solo ciò che stimola nel fruitore una sensazione di Armonia e di Bellezza, un moto ascendente o è Arte anche un qualcosa che stimola a prescindere, magari colpendo con immagini forti e persino disturbanti, brutte? Seraficamente si potrebbe rispondere che la risposta risiede in ognuno di noi a seconda delle nostre declinazioni e tendenze animiche. Dal mio punto di vista la risposta è senza tentennamenti: l’Arte quella che innalza l’Anima alle sue sfere di provenienza, è quella che trasmette il senso del Bello, dell’Armonia e tramite esse ci porterà alla percezione del mondo iperuranio.

L’Artista è un ambasciatore dell’oltreterreno e come tale non è un semplice stimolatore dei nostri mezzi percettivi. Per stimolare i nostri sensi non abbisogniamo di Arte, basta molto meno. Si confonde con l’Arte la stimolazione percettiva, l’iperstimolazione, la ricerca del desueto e del forte. Da questo punto di vista siamo nel campo attiguo a quello delle droghe o dell’alcol, anche se su livelli meno drastici. Iperstimolazione percettiva-sensibile.

Ma al fruitore consapevole è ben chiara la differenza tra queste 2 forme di stimolazione percettiva. Una dispone l’animo e nutre l’anima, l’altra colpisce i sensi e stimola le emozioni. Si può considerare Arte anche questa seconda sfera? Per alcuni si, l’importante è saper distinguere bene queste 2 sfere così diverse sia negli intenti che nei risultati sulla persona. L’Arte che promuove al bello eleva a affranca dal materiale. L’arte che stimola i sensi e le emozioni rimette nelle percezioni materiche e porta ad un dialogo sulle sensibilità terrene.

Una bella differenza, ognuno ovviamente scelga ciò che preferisce. L’arte storicamente ha cominciato a produrre questa seconda tendenza a partire dal periodo della rivoluzione industriale e dell’Illuminismo, momento in cui il legame con le forze della Natura e il senso di rispetto e di forza verso la stessa sono venuti meno. Un momento in cui l’Uomo ha mostrato la sua “Volontà di Potenza” in modo consapevole e mirato, cercando l’affrancamento sia dalla Madre che dal Padre.

Come ascoltare e poter fruire l’Arte per trarne dunque il miglior beneficio? Vi sono 2 aspetti in questo tema: – la forza intrinseca del linguaggio artistico- la sua valenza Sacra. L’arte, in quanto linguaggio, in quanto pura fruizione, deve smuovere interiormente mediante un rapporto diretto, cardiaco e viscerale con essa, con l’Opera. Il consiglio qui è di fruire l’opera senza averla prima studiata, ma entrando in contatto con essa come una tabula rasa. Non razionalizzare, non pre-studiare l’artista e l’opera, neanche il movimento artistico o il contesto. Entrare ignoranti come un bambino nella camera della fruizione. Fare il silenzio interiore, preferibilmente in solitudine, ed ascoltare con profondo contatto, in modo totale, con una sorta di meditazione verso l’opera.

Se siamo collegati essa ci parlerà col suo linguaggio e l’impressione che ne avremo sarà il dialogo tra noi ed essa, in modo profondo, spesso inconscio. Passato un minimo di 1 giorno da questo primo contatto ed avendo scaricato la percezione e le impressioni durante il sonno di una notte, si può, se si vuole, studiare razionalmente l’opera e tutto il contesto, inquadrarla ed entrare, a questo punto, in contatto nuovamente con essa, con modalità simili.

La seconda volta, l’opera ci parlerà più razionalmente, ne scorgeremo nuovi particolari ed avremo oltre ad un’impressione sensibile, anche una razionale che darà una lettura più intellettuale al tutto. Il primo momento rimane il più importante perché è il vero contatto tra noi e le forze che soggiacciono nella materia dell’Opera. Il momento Dionisiaco. Il secondo, non necessario ma utile, serve solo a contestualizzare e a dare una visione più ordinata alla fruizione, soprattutto in un percorso strutturato. Il momento Apollineo. Si deve evitare quindi di leggere prefazioni o introduzioni di testi, o di studiare l’artista e la sua vita prima di andare ad una mostra. Bisogna collegarsi animicamente, dionisiacamente, ascoltando il soffio leggero che traspare. Facciamoci stupire ed emozionare, incantare dall’Opera con la sorpresa e l’Armonia che essa induce in modo diretto. Questa è la vera fruizione dell’Arte.

Il secondo aspetto, che tratteremo ora, è la sua valenza Sacra. Da questa prospettiva l’Arte va fruita nei tempi giusti e nelle condizioni giuste, altrimenti sarà un’esperienza non animica. Questo significa che non bisogna imporsi nulla, non bisogna sovraccaricarsi di fruizione, non bisogna, soprattutto, cibarsi di Arte in un momento in cui non si è in equilibrio e in stato di quiete. Dobbiamo immaginare il momento Artistico come un incontro con la nostra divinità interna. L’Arte risveglia e stimola il nostro Daimon, e perché ciò avvenga bisogna avere rispetto e attenzione verso il momento. Altrimenti l’incontro sarà muto, morto, infruttuoso e questo potrebbe indurci a ritenere che l’opera o persino l’Arte stessa non ci possa essere d’aiuto.

Non si deve quindi esagerare nella fruizione artistica, è meglio essere soli o accompagnati da persone della stessa sensibilità e si deve immaginare di camminare nel proprio tempio interiore. Questo aspetto è spesso trascurato, mentre con un po’ di attenzione, si noterà come il linguaggio presente nella fruizione diventerà invece più chiaro e potente ai nostri sensi sottili.

???? ?????? ? ???? ???????

Chiudiamo questa trattazione sull’Arte con un aspetto ritengo poco trattato ma utile da avere chiaro: vi sono forme d’Arte che rendono il fruitore essenzialmente passivo mentre altre lo rendono in parte passivo e in parte attivo. Facciamo un esempio: la fruizione di un film rispetto a quella di un libro è maggiormente passiva in quanto il film stimola più sensi e rende il fruitore meno libero nei tempi e verso le diverse percezioni che riceve: il tempo non è modificabile, i personaggi sono codificati, i suoni e le scene delineati. Viene lasciata poco spazio alla fantasia.

Lo scritto, magari narrando la stessa storia, è invece rispetto al film, chiaramente più attivante: il racconto è un substrato sul quale il potere immaginifico del fruitore crea il proprio mondo sensibile ed emotivo. Le tempistiche divengono soggettive, i personaggi assumono contorni personalizzati e le scene inclusi i rumori sono creazione pura del fruitore. Inoltre lo stesso passo può essere riletto o letto con diverse velocità. La prosa è quindi un catalizzatore più potente per stimolare il potere immaginifico.

Il film è invece un mezzo più chiuso e finito. Questa cosa è importante e va approfondita per chi vuole essere un artista. Gli artisti devono sviluppare sia il potere sensibile-passivo che quello immaginifico-attivo. Senza questi 2 poteri, complementari, la vis artistica è assente. Ecco quindi che i semplici fruitori possono non porsi questo problema, mentre gli aspiranti artisti non solo devono avere a che fare con opere attivanti, ma devono anche saper entrare in diverse sfere artistiche per essere dei Maghi dell’Arte completi e sicuri. Non è infatti raro che alcuni artisti siano produttori in diverse sfere artistiche; questo fa parte del percorso artistico e rende il rapporto con il metafisico più forte e strutturato.

E’ utile ad esempio che i bambini abbiano a che fare con le diverse classi di Arti e che siano stimolati in particolare da quelle più attivanti, per aiutarli nel processo di sviluppo intellettuale e immaginifico che l’Arte può compiere sull’uomo predisposto. Si può rendere la musica attivante, ad esempio, intervallando momenti di ascolto a momenti di esecuzione strumentale, o la visione di un film chiedendo loro di fare un riassunto scritto e di disegnare le scene. In questo modo l’essere sarà un domani pronto a passare dalla sfera percettiva alla sfera creativa. Arte, terreno di pochi titani che riescono a rubare il fuoco divino per donarlo agli uomini.

Che questo fuoco illumini gli uomini che lo cercano. Esso è presente in noi, da sempre, deve solo ritrovare, attraverso un lume esterno di stessa qualità, la sua natura vivificante. Arte, Linguaggio divino che ci è stato donato al pari dei Simboli e del libro della Natura. Arte, via di conoscenza e di vita. Uomo, la più grande forma d’Arte del creato, Dio e materia, riflesso di un Universo esso stesso pura Arte creatrice, originante da un Sommo Principio. Che questa Luce illumini il nostro viaggio.

Vita imita Arte.

Natale Schavoni oil, canvas 122 x 155,5 cm
https://www.federicogualdi.it/larte-nascosta-nel-tempio/

????? ?????? ????? ????

E se, in fondo, il destino della nostra vita, fosse molto più semplice di quanto noi stessi immaginiamo?
Se lo scorrere delle nostra vita non avesse un fine particolare ma fosse visione di una semplice rappresentazione scenica?

In queste 2 sere, lontano dall’uomo, camminando nella natura sotto il cielo aperto e luminoso, guardando la bellezza di questa Luna e delle stelle a contorno, sono rimasto rapito dalla naturale bellezza del mondo nel suo lento scorrere notturno.

E nella luce lunare ho sentito come, in fondo, al di là delle nostre debolezze umane, dei nostri tentativi di volontà e di controllo, forse il mondo, nella sua sola e semplice presenza, è qualcosa di forte…intenso…magico, che non riusciamo ad afferrare…o lo abbiamo dimenticato, senza accorgercene.

Il mondo è semplicemente…e questo essere non è che Pura Bellezza.

E se l’uomo non fosse altro che il mezzo per contemplare la bellezza in tutte le sue declinazioni?
Le forme, i chiaro-scuri, l’armonia del colore, il suono della natura, il silenzio che scorre, i profumi e i sapori che ci penetrano, una foglia tra le dita, una pelle vellutata o un pelo morbido e caldo…e altri infiniti dipinti sensoriali, senza fine e senza riposo.

Tutte manifestazioni armoniche e misteriose di un’unica sorgente, che tramite noi gode della sua creazione, del suo paradiso. E noi strumento in esso.

Ma ci perdiamo, e dimentichiamo.

Solo ricollegandosi allo spirito, nel silenzio della notte, quando il mondo dell’uomo tace, ricollegandosi, tutto è bellezza, e questo linguaggio, vivo e penetrante, ammalia e rapisce…porta in un’altra dimensione il nostro spirito, e lo affranca dall’essere umano.
Ci sentiamo, di nuovo, finalmente, come avevamo dimenticato, e lo scorrere, dentro e fuori di noi, è vita e linguaggio.
E lasciarsi andare, nelle pieghe della vita, a questa sensazione, è una dolce morte verso la Sorgente. 

?’???? ???????? ??? ??????

“?? ???????? ?????? ?? ?????, ???? ????? ???? ????? ????????. ?? ???? ?????? ?? ???? ????? ????????, ????????? ??? ????? ?? ??????. ?? ?? ???? ????????? ?? ??????, ?ℎ???? ??? ???ℎ? ? ????????.” ?ℎ???? ??????

Lampi di Luce condensata nel substrato materico. Potere creativo donato all’uomo per renderlo divino. Cosa è quell’atto, quel potere che rende l’uomo capace, oltre lo scenario del contemplato? Oltre lo sguardo di ciò che è. Oltre la legge e le declinazioni dello scorrere del tempo, dei gesti rituali, del mondo divoratore. Avere il dono di rendere quel che non è, rimodellare lo spirito in infinite forme, plasmare il corpo, il suono, il colore, l’intensità. Quest’atto unico, magico, lucido e istintivo rende l’uomo spettatore e canale di altro nello stesso istante. Un paradosso all’interno dello stesso divenire fenomenico. Guardando gli animali, le piante, la natura, il creato, non possiamo che restare affascinati nel contemplare la perfezione ed armonia di tale creazione.

Tuttavia tutto nel creato soggiace a regole, momenti e movimenti predeterminati, con cadenza e forze perfette che rendono il fluire della vita semplice, potente e spettacolare. La Mente che ha immaginato questo mondo si mostra tramite esso nella sua perfezione, poiché il frutto di tale immaginazione dimostra un’arte e capacità sublimi, con doti tecniche e artistiche non solo massime ma anche compenetrate in egual modo in una simbiosi e sintesi mirabile. Ma ecco che dentro questo panorama, questo spettacolo variopinto e senza fine, troviamo un essere, parte del disegno stesso, eppure, contemporaneamente, dotato di immaginazione attiva a sua volta. L’uomo. L’unico essere creato dotato di immaginazione. L’uomo quindi immagina, crea mondi dentro mondi preimmaginati da un’altra intelligenza. Scenari su scenari. Tramite l’umana immaginazione, ecco sorgere lo spettacolo dell’altro, del diverso, del controverso e dell’avverso rispetto a ciò che è, naturalmente in questo mondo.

Il Cosmico ci ha dato in dono questo suo potere. Potere smisurato. Il suo utilizzo non determina solo il nostro destino singolare, il destino dell’umanità intera, ma tramite la sua potenza, il destino dell’intero creato. Come questo sia possibile è un mistero…forse, e non dobbiamo escluderlo, è persino un inganno. Reputare che il nostro potere immaginifico sia in grado di mutare il panorama di quanto ci circonda è forse pura illusione. Come diceva Spinoza, nulla avviene senza la volontà di Dio. L’immaginazione umana all’interno dell’immaginazione divina a cosa porta? Forse alla sua radice in noi? Forse ci ricorda che non solo nello spirito, non solo nell’anima, ma anche nell’intelletto l’Essere Supremo alberga in noi e noi non siamo che suoi strumenti su tutti i livelli? È l’immaginazione quella parte divina che ci rende i veri spettatori dell’arte creatrice presente nel mondo?

Spettatori del bello, del giusto, dell’armonia, del Sacro, della volontà di potenza per ricongiungerci a Lui? Potremmo mai essere uomini senza il dono di immaginare? Simboli, concetti astratti, creazioni tecniche, arte, linguaggio, e molto altro… tutto sorge da un lampo iniziale posto nel fluire immaginifico. L’immaginazione rende l’uomo capace di astrarsi dal contingente, renderlo partecipe del puro intelletto, della sfera causale, prendere un’ispirazione dall’alto, trattenerla, meditarla e infine elaborarla secondo le proprie strutture e caratteristiche archetipali, per renderla concretamente prodotto finale del (e nel) proprio mondo. Ma immaginazione non è solo questo, non è solo corporificazione di un’intuizione superiore. Immaginazione è anche rielaborazione di un’esperienza, saper rimodellare in funzione di nuovi scenari, poter adattare o completare al fine di migliorare.

Immaginazione è generare pura fantasia al fine di godere del bello e dell’inconsueto, dello spettacolare, dello stupore, dell’emozione. Riprodurre momenti di semplice fantasia fine a sé stessi, per il puro godimento sensoriale, è un grande atto di immaginazione e nutrimento per l’anima. Immaginazione è tecnica mentale cristallina che focalizza il pensiero su un concetto e lo elabora e valuta dalle infinite prospettive per poterlo studiare e padroneggiare con maestria. I bambini sono i primi veri maestri di tale arte. Essi provenendo dalle dimensioni sottili, e novelli praticanti della materia, combinano il loro forte potere mentale immaginifico con questo nuovo strumento nei loro interminabili giochi creando dal nulla, con semplici oggetti, storie e racconti di cui partecipano con profonda immersione. Questo forte potere immaginifico è ancora libero, viscerale, senza regole o filtri, e la sua energia nutre i corpi sottili del bambino.

Crescendo l’immaginazione viene sempre più canalizzata e addomesticata in alcuni percorsi dove l’essere dimostra una particolare predisposizione e attenzione. È nostro compito fornire ai figli dell’umanità tutto quanto possibile per coltivare e ben dirigere la propria immaginazione. È tramite essa che un domani creeranno il loro mondo e, soprattutto, la loro visione di sé stessi e del loro vissuto. Un padre e una madre cardiaci non trascureranno mai questo aspetto dell’educazione dei propri figli.

Con l’immaginazione i grandi condottieri sono riusciti a muovere intere popolazioni, con l’immaginazione gli scienziati hanno trovato nuovi modelli e ristabilito i confini del sapere umano, con l’immaginazione i filosofi hanno codificato il linguaggio sempiterno dei miti e della vita, con l’immaginazione le arti tutte hanno nutrito intere generazioni, ininterrottamente, permettendo loro di elevarsi verso sfere e linguaggi sempre più sottili. Con l’immaginazione l’umanità intera ha compiuto i suoi passi attraverso l’oscurità e l’ignoto. Il mondo erotico trova terreno fertile nell’immaginazione per vivificarsi e rinnovarsi in una perenne rielaborazione ed amplificazione di un gesto in sé così semplice e naturale. L’eros è il luogo per antonomasia della fioritura della potenza immaginifica. Il toro seduto sul fuoco primordiale.

Energia terrestre allo stato puro, pronta ad essere diretta in molteplici potenzialità. Trasgressione, rottura del consolidato, magnetismo istintivo, tutto questo mondo dionisiaco erotico è tanto più potente quanto più l’immaginazione dei conviviali trova concretizzazione nella preparazione rituale e nel compimento cerimoniale dell’atto. È soprattutto tramite l’erotismo che l’immaginazione nella sua forma più semplice e viscerale trova sfogo nella maggior parte dell’umanità non abituata a coltivare questa forma divina, poiché è in questa sfera intima e magnetica che le regole e le imposizioni della società non riescono a penetrare facilmente.

La sua sfera energizzante è quindi il canale potente tramite il quale l’uomo comune, preda del suo istinto naturale, ritrova un contatto con questi fuochi e sfere superiori incomprensibili, sfuggenti, sacri, divini. Come ci ricorda Apuleio, a Psiche, amante di Eros, è vietato vedere il compagno, non può fare altro che immaginarlo nel buio dei loro incontri. Ma quando la sola immaginazione del volto di Eros non è più sufficiente, Psiche con una lampada d’olio accesa ne illumina il viso, cancellando il mistero, denudando e profanando il dio. Ecco che Eros, vola via lasciando Psiche affranta e impotente, poiché essa non è ancora pronta a padroneggiare tale visione divina senza il filtro dell’immaginazione.

Gli amanti si ricongiungeranno molto più tardi, quando Psiche sarà matura per godere di tale forza direttamente, avendo superato innumerevoli prove della vita che la renderanno capace di padroneggiare la visione del dio senza la necessità del filtro dell’immaginazione. Ecco che in questo mito l’immaginazione è un ponte, un passaggio intermedio tra l’anima che anela alla Luce e la Luce stessa nella sua forma più pura. Questa facoltà, l’immaginazione è propedeutica, maieutica, necessaria per arrivare alla Fonte Eterna.

Nel viaggio mistico quando l’uomo comincia a nutrirsi di percezioni sottili, quando comincia a sentire l’ultrasensibile, attraverso meditazioni, controllo delle emozioni, distacco dalle catene materiche, ecco che l’immaginazione si mostra in forme sempre più alte, poiché l’intelletto è puro e pronto a recepirle. Essa, come una compagna, prende per mano l’uomo per portarlo in mondi iperurani sconosciuti, lo vivifica dall’alto, gli mostra ciò che i suoi sensi non potranno mai donargli, con linguaggi nuovi e inesprimibili. Immaginare nel Sacro diviene quindi visione, realtà. Un linguaggio scenico incomunicabile e parimenti potente, che dona all’uomo nuovi panorami nel quale vivere e reperire energie e spazi di lucidità inaccessibili in altro modo.

Tramite questa sfera l’uomo modella il proprio mondo Sacro. Ecco che immaginazione è sorella di Morfeo. Essi sono le due strade maestre e parallele per comunicare sui diversi livelli dell’esperienza umana, al di là del noto, una nello stato di veglia, l’altro nel sonno. È l’immaginazione la liaison sottile tra il mondo del vissuto profano e il piano della Luce vivificante, è in quel contatto tutto il suo potere e il suo scopo. Ed essa, attivata ed attivante nel silenzio, traduce e rende fruibile l’ultrasensibile nell’intelletto dell’uomo predisposto verso tali linguaggi sottili. In questo mistico e artistica sono uguali. È questo il momento in cui l’essere adamitico sfiora il suo Dio. Immaginazione è andare oltre, è restare soli, immaginazione è contatto con la parte nascosta del tutto, è coraggio e pazzia. Pochi uomini curano quest’arte pericolosa. Pochi uomini la nutrono e la custodiscono.

Attardarsi in essa può portare alla pazzia. Eppure un suo bagliore vale più di mille vite vissute senza un anelito di magia. Attraverso la sua grazia l’uomo accede allo spirito primordiale, e diviene esso stesso demiurgo, capace di creare e modellare attivando la divinità latente. Nell’immaginazione rinnoveremo il nostro io. Nell’immaginazione troveremo il ritorno all’origine. Compagna dell’uomo silente, sei arte nascosta, custodita gelosamente dai viaggiatori dell’ignoto.

?? ???????? ???? ????????
maschera filosofia

?? ???????? ???? ????????

Osserviamo gli altri intorno a noi quando camminiamo in una strada di città: siamo circondati non tanto da corpi, quanto da volti in continuo movimento. Ci parlano, ci raccontano la loro vita. I volti hanno un’attrazione magnetica verso i nostri occhi, prendere la loro energia, captarla anche se per pochi secondi, ci rende partecipi di un racconto. Un volto una storia, una storia un universo…e così 1000 universi a nostra disposizione. Tuttavia la storia dei volti e della loro rappresentazione, in quanto maschere ha sempre avuto modalità ben strutturate nel nostro mondo…

???????? ????? ? ????

Nei ritratti, fino al ‘900, il volto doveva essere riprodotto con la miglior perfezione e fedeltà possibile. Poi a partire dai primi decenni del 20° Sec la strada cambia: il volto non è più realismo della persona, che è al centro del proprio universo percettivo, ma diviene altro, metafora, modello e mezzo interpretativo sia per l’artista che per lo spettatore. Il volto diviene esplicitamente maschera e la maschera ci parla d’altro. Così abbiamo l’Urlo di Munch con tutta la sua angoscia esistenziale, l’Autoritratto di Ensor con l’unico volto umano del pittore su un sottofondo di maschere non solo macabre e grottesche ma anche dalle orbite vuote…chiara critica verso una civiltà deforme e vuota.

O i famosi dipinti surreali di Magritte dove il volto non viene mai contestualizzato, quasi a voler dire che nella dimensione rappresentativa l’essere sfugge ogni definizione e delineamento. In tutti questi nuovi linguaggi, la maschera del volto assume connotati nuovi. Se prima le maschere dei ruoli erano un dato di fatto necessario e imprescindibile, parte stessa della vita sociale, a partire da questo momento storico, dove la stessa realtà viene messa in discussione così come è percepita persino dalla scienza con la relatività e la fisica quantistica, il volto e la maschera divengono oggetto di studio e di analisi non più solo sociale e strumentale, ma anche interiore e personale, un viaggio analitico e riflessivo dell’essere in questa dimensione…

???????? ? ?? ?????

Il volto diviene quindi specchio dell’anima, più degli occhi stessi. E come tale, il volto, necessita di protezione attraverso una maschera, per proteggere ciò che mostra: l’espressione del viso è dunque il vero mezzo di comunicazione tra l’individuo e il mondo: se però il volto viene coperto, falsato, mascherato, il contatto con la realtà si perde e l’anima rimane dietro e quindi protetta. Abbiamo sempre saputo, fin quasi da bambini, che per vivere bene nel mondo, è importante avere delle maschere di protezione e di convenzione. Queste maschere non solo ci permettono di apparire come gli altri vogliono, come si aspettano che noi dobbiamo essere, come l’etichetta sociale o famigliare impone…

Le maschere sono anche un linguaggio convenzionale tra uomini che appartengono a diversi clan, e che attraverso tali clan, si mostrano al mondo degli altri clan. Il clan dei dark, degli artisti, dei lavoratori in giacca e cravatta, il clan dei solitari, il clan dei contestatori, degli sportivi e così via, ove ognuno può trovare la propria zona di comfort per sentirsi pari fra pari e avere un luogo di protezione dal duro mondo che lo circonda con dinamiche estranee che l’essere a volte non comprende, altre volte finge di non comprendere ed altre ancora non vuole comprendere.

Tutte queste maschere sono l’interfaccia comunicativa e protettiva entro il quale l’essere, caricato il programma del caso, è pronto ad interagire e comportarsi come concordato. Un mondo facile e perfetto, predefinito, codificato, ottimamente strutturato per far si che tutta la comunità, crocevia e incontro tra i vari clan, si possa muovere armonicamente in un sistema di predizione e prevedibilità facile e consueto. Il tutto è rassicurante, ovattatamente semplice, invitante e poco dispendioso.

Nessuna sorpresa, nessun turbamento, nessuna storia da dover scrivere ogni volta. Una certezza, forse alienante o cortocircuitale nel quale a lungo andare l’emozione potrebbe spegnersi interiormente senza quasi neanche rendersene conto. Del resto Persona in latino significa proprio maschera. Ecco quindi anche le maschere di carnevale con la loro tradizione caratteristica simbolica per ogni archetipo umano, ci parlano delle nostre stesse “persone” ridicolizzandole, iperbolizzando i nostri atteggiamenti. O le maschere veneziane che hanno una funzione proprio catalizzatrice: attraverso esse il volto è coperto finalmente, e l’anima protetta è quindi libera di esprimersi senza timori e di mostrarsi per ciò che è e vuole-desidera fare nel mondo materico…

???????? ? ???????

Ma fino a che punto l’uomo rimane consapevole di tutti questi innumerevoli diversi volti-maschere che indossa ad ogni diversa occasione e circostanza? Fino a che punto l’uomo dopo anni di utilizzo di tali maschere è in grado di dire senza alcun timore: “posso fare senza”? Questa è la domanda da farsi la sera, davanti al proprio specchio…Le maschere sono mezzi, strumenti, stratagemmi sociali, mezzi di sopravvivenza… ma a che costo? Fino a che punto tali maschere ci permettono di vivere, e fino a che punto ci soffocano? E’ questa la domanda.

Può un artifizio di comodo, ucciderci lentamente? Atrofizzare il nostro stato immaginifico e emotivo? Quando indossarla e quando no? Quando essere autentici e quando essere altro da noi? Questa questione ha tante risposte quanti sono i diversi momenti della nostra vita. Si può forse, imparando ad ascoltare il proprio maestro interiore, capire la cosa giusta; forse non è impossibile. I momenti chiave, quelli importanti, nei quali bisogna essere autentici, veri, pronti all’ignoto, bussano alla porta del nostro destino spesso in modo chiaro. Non sentire questo flusso è essere già un po’ morti.

L’uomo vivo interiormente, l’uomo che sente la propria vita chiaramente, capisce quando posare la maschera e tornare ad essere se stesso, perché la situazione è lì, a chiamarti per nome, è li ad emozionarti come prima, è lì a dirti che questa scelta che devi compiere “ora” cambierà il tuo destino. E spesso non serve solo presenza di spirito, lucidità e consapevolezza, questo è il requisito primario ma non sufficiente. Dobbiamo anche essere dotati di forza, forza vitale, richiamo di vita. Perché togliere la maschera e mostrarsi nudi davanti ai venti della vita, alla responsabilità delle proprie decisioni, richiede forza, fiducia, capacità di immergersi nel fiume della vita. E’ spesso questa la sfida più importante da fronteggiare…trovare la forza dentro di noi per aprirci e denudarsi…

???????? ? ????????

Andiamo un attimo più in profondità. La maschera proteggendoci ci scollega emotivamente e vitalmente dal resto della struttura universale. Taglia le sinapsi, blocca il fluire degli umori. Questa maschera è protezione da una parte ma morte emotiva dall’altra. Ecco perché attardarsi troppo in esse è rischioso per la vita, per la nostra consapevolezza. Non è un male in se, usare le maschere.

E’ un male usarle sempre, nascondersi ininterrottamente. La vita non può essere vissuta proteggendosi sempre, bisogna mettersi in gioco, altrimenti essa muore. E a lungo andare l’essere potrebbe ritrovarsi a vivere in una eterna finzione. Quante persone, nei nostri ricordi di bambini, gioiose e vive per poi rivederle molti anni dopo tramutate in “macchine organiche” che alla fine hanno fagocitato l’essere emotivo stesso? Ricordiamoci, non c’è gioia senza sofferenza, stupore senza noia, desiderio senza rigetto, allegria senza rabbia, questo è il percorso nel nostro mondo materiale.

Non vivere queste emozioni, nelle loro accezioni negative, non ci permetterà quindi di sperimentare e capire in quelle positive quando questi arriveranno. La mancanza del buio non ci farà riconoscere la luce. Una mancanza del rumore non ci dirà quando saremo nel silenzio. La mancanza dell’odore non ci farà percepire la bellezza di una fragranza profumata. Siamo esseri duali, e come tali dobbiamo abbracciare entrambi i lati della vita. Questa è la regola per chi vuole vivere immerso nel mondo e abbracciarlo nella sua totalità, non vi può essere altra via. Saper riconoscere i giusti tempi delle maschere… questa la sfida più sottile quando si maneggiano.

Sa l’essere riconoscere tutte le maschere che indossa? Sa capire quando ne sta usando una, quando è scoperto, quando la cambia in un’altra? Quando le modifica, le riprende, le butta per sempre? Perché se non c’è niente di male nell’usare una maschera quando si interagisce con gli altri, il vero rischio che l’uomo deve evitare è rientrare nel proprio castello la sera, sedersi davanti allo specchio e non vedere che il volto di fronte a sé, è ancora una maschera e non il vero viso. Spesso alcune maschere hanno velate funzioni positive, propedeutiche, necessarie, ma nonostante i buoni propositi, riusciamo a scollegarle quando esse non sono più necessarie? Quando dobbiamo collegarci col nostro seme centrale? Quando dobbiamo ricollegarci alla sorgente? O dimentichiamo? Forse diventiamo pigri?.

?? ???? ????????: ?? ???????? ????????e

Davanti allo specchio devi vedere il tuo volto nudo, coi suoi difetti, le sue cicatrici, persino le sue bruttezze e umane debolezze. Ma devi vederti… se vuoi essere vivo. Troppi uomini dimenticano questa semplice regola e giorno dopo giorno una maschera li ghermisce, lentamente. Diventano preda, strumento di quella maschera. Senza di essa si sentono vuoti, senza forza, senza uno scopo. La maschera come un acido interiore li corrode, li consuma nella forza vitale. Ecco la vera maschera di cui avere timore, non le centinaia che indossiamo ogni giorno. La maschera interna, quella che si cela alla nostra vista, quella che non vediamo allo specchio.

La maschera che ci dice: “Io sono il tuo volto, sono la tua realtà, i tuoi pensieri, la tua strada”, essa ci porterà alla perdizione. Essa è il peggior nemico, poiché è dentro di noi facendoci credere di essere parte di noi, che lei è noi stessi. La maschera interna ghermendoci ci illude, ci promette serenità, agiatezza, una vita facile e scorrevole. Ci inganna continuamente mostrandoci un essere più bello, più forte, più integrato. Ci mostra un mondo attraverso una lente modificante, distorcendo la realtà per una fruizione all’apparenza più facile. Questa distorsione interiore ci disallinea dai nostri desideri, dalle nostre volontà, dalle reali necessità, ci mostra ciò che è in modo solo apparente, ci preconfeziona il tutto come in un fast food, un cibo dallo stesso sapore in modo veloce e meccanico.

Il “conosci te stesso” delfico è partire innanzitutto dal volersi riconoscere, dal volersi denudare allo specchio: riconoscere il nostro vero volto fra le molte “persone” indossate ogni giorno, in particolare quella interna, questo è il primo passo necessario al Nosce Te Ipsum.

Questo atto di volontà è sempre unito ad una particolare consapevolezza. Ci vuole una forte motivazione per avvicinarsi a questo scomodo altare, nell’oscurità delle nostre stanze interne, ed essere pronti a sacrificare il nostro miglior agnello su questo altare. Senza questo primo passo, incontrare la nostra autenticità nel viaggio dentro il riflesso di quello specchio, è cosa vana, atto incompiuto e sterile. Dopo anni di vita vissuti su una strada, che riconosciamo essere non autentica, riuscire ad ammettere di avere questa maschera interna, riuscire a trovarla, riconoscerla, accettare di dover ricominciare su alcuni aspetti della nostra vita, è puro atto eroico. Questo è il vero atto eroico del “conosci te stesso”.

Questo il vero lavoro sulle maschere e persone che impersonifichiamo. Essere sinceri con noi stessi, riconoscendo di essersi persi, lavorare per toglierle con un lento e costante lavoro, vincere queste sfide interiori ogni giorno, avere il coraggio di guardarsi indietro, riconoscendo gli errori e spesso il tempo trascorso, è l’atto eroico che l’uomo di consapevolezza deve fare per se stesso. E’ questo il vero gesto di forza pura, luminosa per tornare al bambino felice di vivere, all’apertura nel dolce interno. Togliere la maschera interna è ritorno alla vita con tutti i suoi colori, le sue emozioni, le sue sfumature, è il risveglio al flusso incessante dell’universo, tornare a sentire il ritmo della vita che ti pervade, che ti vivifica, che ti porta prima in alto e poi in basso, risentire il cuore pulsare realmente, il suo battito, nel bene e nel male.

Maschere, Persone, Ruoli, Linguaggi… siamo una moltitudine di io, trovare il nostro centro in questo vortice è l’arte del guerriero…

Tocco delle Ali Anima

?? ????? ????? ???

Aria. Vi sono esseri che vivono leggeri, nell’aria…nell’etere, vicino al Sole. Esseri leggeri, riescono a volare… Quale dono fa volare un essere per librarsi sopra l’eterna forza materica?

Ci sono sempre state anime, nel corso del tempo che, in modo naturale, sono riuscite ad aprire le ali e staccarsi dal mondo degli umani. Nessuno glielo ha insegnato, un giorno senza neanche sapere il perché, hanno sentito quel dono prezioso. Hanno sentito le ali e aperto il volo per entrare in nuovi spazi, in nuove ottave, fino a poco prima sconosciute.

È questo un percorso animico, ancora prima che di vita, forse ineluttabile. Perché non sono le sofferenze, non sono i dolori e neanche le mancanze o le privazioni a donarti le ali. È una grazia interiore, silente, impercettibile, che si sviluppa tramite una forza soggiacente che penetra l’essere e lentamente lo tramuta in qualcosa di nuovo, di diverso.

Vi è, in realtà, un tempo per essere uomo, e un tempo per essere volo. Questo tempo, quello del volo, è un istante esterno, che ci viene a trovare per insegnarci il nuovo.

Non a tutti è concessa questa opportunità, ad alcuni sarà preclusa per tutta la vita, una vita rivolta sempre verso il basso e il vicino.

Ma coloro che levano lo sguardo oltre, coloro che ammirano in solitudine e in silenzio, questi osano vedere l’alba e il tramonto non concessi; per essi il tempo si prepara. Non si può dire se scegliendo o no, essi vivono nell’orizzonte, per lungo tempo; prima lentamente, poi sempre più profondamente, tra cielo e terra, nel confine tra i 2 regni. Partecipano di entrambi e tramite il proprio templum interiore, forgiano nei propri corpi gli spazi sacri del cielo e della terra, delimitandone le 4 aree come facevano anticamente gli Auspicanti. È in questo percorso che le ali si formano e si preparano per un domani ove aprendosi porteranno la sensibilità nascosta e risvegliata oltre l’orizzonte, nelle sfere lucenti.

Non vi può essere questo percorso se l’essere non possiede il dono della sensibile percezione. Questo dono è una fiamma che va protetta e coltivata all’interno del proprio Sanctum. Una Luce interna divina che un giorno, quando l’essere sarà pronto, sarà prodiga di doni infiniti.

Questa Luce è una sensibilità naturale. La sensibilità che permette di penetrare nel cuore delle cose, direttamente, in modo semplice, cardiaco, intuitivo. La sensibilità che mostra le differenze sostanziali nelle situazioni e permette di capirne i fulcri e le dinamiche comprendendo il messaggio e le potenze poste in esse. Sensibilità…una potente musa ispiratrice, essa dà accesso ad infinte potenzialità percettive…al bello… alla poesia… alla magia… alle sfumature nei colori, nei suoni, nei sapori, nelle forme, negli spazi, nel tocco di un corpo desiderato nel buio di un amore. Essa mostra il nascosto, il sottile, l’impercettibile, svela il segreto mistico. Amplifica la percezione, la espande, la rende chiara e fruibile su tutti i piani. Dove l’uomo comune vive forma e materia e poco altro, l’uomo sensibile vede armonia e vibrazione, vede richiamo, vede energia, vede luce, vede un immenso oceano di infinte onde susseguirsi ininterrottamente.

La sensibilità di spirito è la porta al segreto nascosto delle cose create. Essa percepisce non solo gli archetipi formanti delle cose, ma le loro stesse forze e qualità e destinazioni. Attraverso questo percepire l’utilizzo del mondo e degli strumenti è maestria, bilanciamento, armonia, e l’uomo così dotato, diviene esempio e luce per altri compagni che ne percepiscono intuitivamente la facoltà sottile per poterla risvegliare in loro stessi, se provvisti del Lume interno in sufficiente quantità.

In un Rito, Sacro o profano non importa, potrete trovare le sensibilità dei partecipanti semplicemente nelle piccole cose…dalla loro attenzione nello sguardo, dal tono della voce, dal senso del tempo nel parlare e nel movimento, dalla grazia della presenza, dalla scelta dei vestiti appropriati. È nel rito codificato e ripetuto che la sensibilità, contrariamente alle apparenze, si palesa meglio negli uomini, poiché in esso l’essere può esprimersi solo attraverso poche forme di comunicazione sottili, e lascia al resto della liturgia gli elementi più grossolani e appariscenti. Notate questi dettagli nei riti dei vostri vicini e capirete.

Nel rito ripetuto la persona sensibile salirà a spirale mostrando nel tempo sempre più grazia, più profondità, più comprensione, avrà una percezione del tempo dilatata e il suo corpo emanerà un’aurea stabile e luminosa. Contrariamente l’uomo non provvisto di tale dono si sentirà costretto, cupo, legato, e sentirà sempre più mancargli l’aria e lo spazio…troverà scuse per mancare e alla fine scomparirà dalla scena.

Ecco le 2 spirali, ove una si innalza verso un Luce sempre più rarefatta e penetrante e l’altra nella compressione e condensazione insostenibile.

Nel procedere della vita, l’uomo comune si soffermerà sugli aspetti esteriori, i dettagli insignificanti, le regole dettate, studierà infiniti libri per cercare di afferrare e trattenere e renderà l’atto e la conoscenza, qualsiasi essi siano, frutto di un indottrinamento pesante e sovrastrutturato, darà priorità agli aspetti primi e materiali e amerà correre sulla superficie. Dall’altro lato, l’uomo sensibile sarà guidato dalla ricerca dello spirito, del bello, comminerà lento e così potrà esplorare le profondità delle sue terre, avrà atteggiamento silenzioso e calmo, uno studio più intuitivo e diretto, strutturato in modo leggero, sentirà naturalmente la cosa da farsi, arriverà alla comprensione nell’esecuzione stessa del gesto, percepirà sensibilmente l’armonizzazione nelle diverse situazioni ed ambienti adattandosi ad esse naturalmente, eviterà gli scontri e sarà poco appariscente.

Questo volo, volo leggero, vive l’uomo sensibile rendendolo particolare.

Una particolarità che è difficilmente esprimibile verso chi non ha gli strumenti per viverla. Nel rito del tè, ad esempio, egli non si preoccupa tanto del tipo di te, non cerca la teiera dal materiale perfetto. Non studia libri o ordina i migliori te dall’altra parte del mondo. Non compie forzati gesti decodificati o calcola con precisione i tempi di infusione. Nel rito del te, l’uomo sensibile, fa fluire il tutto con estrema semplicità e naturalezza come un bambino che gioca. Compie poiché sa, intuitivamente. Semplicemente preparando e bevendo il tè, si ricollega ai suoi momenti dello stesso fare. Bevendone, ritrova i propri io, passati e futuri che, insieme a lui, in quello stesso istante, stanno preparando e bevendo una tazza di tè. In modo intuitivo si armonizza con essi, tramite le sensazioni, gli odori, i profumi, i rumori, i gesti, persino i calori.

Questa armonizzazione permette l’unione magica con ciò che egli è, è stato e sarà nel circolo del tempo, e tutti insieme possono allora godere e vivere quella sensazione, indefinita ma viva e presente, fuori del tempo e dallo spazio. In quell’istante la cosa più intensa e finale non è tanto il percepire del sapore del tè, il suo calore o il tocco della tazza.

Tutt’altro, questo è solo un tramite, un espediente, un accesso per andare oltre, più in profondità…l’uomo sensibile non si ferma a quel livello. La sensazione più pura a cui egli giunge è il percepire silente ed intimo che lo sta ricollegando ad un momento di eterno presente che gli appartiene unicamente… ricollegandosi al passato e al futuro, agli altri suoi io, attraverso gli stessi gesti, lo stesso rito, lo stesso fluire del corpo e della materia. Questa magia, questa sensazione inesprimibile, calda, intensa, questa poesia del movimento e del sentire è il “tocco delle ali”.

Collegato egli partecipa dell’oltre. Al di là dell’orizzonte, egli vola oltre.

Si impara a farlo nella ritualità dei nostri piccoli amori nascosti. Il tè, scrivere, camminare, guardare il tramonto, suonare, danzare o altri 1000 riti che l’uomo quotidianamente reinventa per entrare in questi spazi magici…così insignificanti, eppure così densi e vivificanti.

Ed ecco, quando le ali si aprono, in quel giorno indefinito della vita, entrando nel tuo rito, senza saperlo ne scopri la presenza, ed esse toccandoti, ti porteranno in questi spazi inespressi; ne vivrai le bellezze, pienamente, gioiosamente, senza poter esprimere a nessuno questa tua magia. È cosa intima e personale. Queste ali ti daranno la visione di ciò che è il cuore della vita. La magia delle pieghe nascoste della vita. Queste ali diventeranno da quel giorno tue servitrici, e vi potrai tornare sempre, ogni volta che ne vorrai, coi tuoi riti segreti. Sono un dono per sempre in questa vita. Ricordalo, e la sensibilità che ti porterà in queste terre, la tua sensibilità farà aprire le tue ali.

Sensibilità. Bisogna proteggerla, curarla, ascoltarla… Bisogna accudirla e amarla, ma forse pure così potrebbe non bastare, poiché essa è un dono tanto sottile quanto impossibile da imbrigliare. Molti la perdono nel cammino… poco ascolto di sé stessi, paura ad aprirsi, troppi giudizi, troppa durezza, mancanza di perdono…sono tanti i motivi. Ma per chi ha fortuna e grazia, essa rimane e non muore. Si può solo lasciarla risvegliare quando, teneramente, si mostra alla porta del corpo. Una leggera vibrazione parte dal cuore per attraversare tutto il corpo, una vibrazione vivificante. Sorge in modo dolce, ma se si è silenti la si sentirà. Questa vibrazione è il dispiego delle nostre ali, allora siamo pronti. Chiudendo gli occhi, potremo entrare in questo universo e muoverci in esso come aironi verso l’orizzonte del nostro tempo interiore.

Ecco il dono che non possiamo raccontare ma solo vivere, in un semplice momento…il tocco delle ali.

Siatene custodi, custodi attenti.

L’airone apre le ali e vola verso l’orizzonte

Powered by WordPress & Tema di Anders Norén