Leggere, ascoltare, chiedersi. Filosofia, mistica, musica, pittura...nello scorrere lento della notte.

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Splendor Solis 2

Tavola 2

Seconda Tavola: il Filosofo e il suo vetro.


Un Filosofo di esperienza (barba), vestito di una tunica rosso blu, tiene-sostiene con la mano sinistra blu come l’acqua, aspetto passivo mercuriale, il suo pallone, significando che il lavoro si raggiunge con pazienza e perseveranza.

La destra rossa come il fuoco, aspetto attivo di zolfo, punta la suo interno significando la necessaria volontà, attenzione e ricerca attiva.

All’interno, per 1/4 del volume, rapporto classico delle miscele alchemiche, vi è un liquido dorato rappresentante l’elixir. Anche i piedi rappresentano le stesse forze: il sinistro sostiene tutto il corpo mentre il destro da la spinta e la direzione.

In questo modo si forma una croce, nel filosofo, che lo bilancia e lo rende attento sia agli aspetti alti che agli aspetti terreni. Questo bilanciamento si ritrova anche nell’incrocio dei colori della veste tra i 4 arti, chiaramente non casuale.

Il testo sul rotolo nero recita: Andiamo a scoprire i quattro elementi della natura. I piedi poggiano su un prato verde a simboleggiare la materia prima e la natura.

Sulla cornice si trovano gli uccelli del linguaggio dei saggi, diverse piante e 2 cervi.

La tavola ci invita a studiare i 4 elementi entrando e partendo dalla natura, per vedere come essi lavorano alchemicamente nel mondo.

Questo il primo passo dell’alchimista che poi per analogia potrà utilizzare ciò che ha imparato dalla natura, nel suo laboratorio.

Splendor Solis

Un libro di alchimia più famoso per le sue tavole che per il suo testo, sicuramente a ragione. Apparso per la prima volta intorno al 1530 ad Augusta, un città nel sud della Germania, in Baviera. Ve ne è una versione Francese, conservata a Parigi col nome Il Toson d’Oro.

Attribuito a Salomon Trismosin, il cui nome è un richiamo a Re Salomone, il Re “Alchimista” della Bibbia e a Ermete Trismegisto, contiene 22 figure di grande qualità sia artistica che simbolica.

Si dice che questo Maestro sia stato il Maestro d’Arte di Paracelso.

Le tavole sono d’autore ignoto anche se il maggior indiziato è il famoso Albrecht Durer probabilmente il più grande pittore rinascimentale tedesco, con frequentazioni neoplatoniche il cui quadro più famoso è Melanconia del 1514 pieno di riferimenti simbolici ermetici.

Melencolia I (B. 74; M., HOLL. 75) *engraving *24 x 18.8 cm *1514

Il testo non può essere considerato un commentario delle tavole, alcuni simboli delle tavole non sono nemmeno nominati nel testo, anzi probabilmente testo e tavole hanno 2 genesi diverse.

Le 22 tavole sono divise in 4 parti, ed ognuna tratta della Grande Opera da prospettive diverse.

1: quattro ne descrivono i principi base.

2: sette trattano delle operazioni in sequenza.

3: sette parlano dei pianeti alchemici.

4: quattro spiegano i 4 stadi della produzione della Pietra.

All’inizio la Materia Prima viene detta Terra ma nella parte finale essa diviene Pietra dando ben chiara l’idea della raffinazione e sublimazione del lavoro alchemico.
Lo studio delle tavole nel proprio laboratorio interiore è di grande ispirazione per l’Alchimista in grado di usare l’Intelligenza del Cuore, a condizione che si sia già ad un buon livello nello studio alchemico.

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Seconda Parte

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Desidero fare un secondo capitolo sull’Arte per approfondire degli aspetti che possono aiutare nella esperienza e comprensione della stessa. Le forme d’arte sono linguaggi particolari e unici, essenzialmente diverse tra loro eppure tutte, indistintamente, ci parlano di un’unica immensa storia umana e divina, la storia del mistero, della bellezza, del sacro, ossia di tutta quella sfera che conduce l’anima verso le sfere alte e affranca l’uomo dalle miserie delle contingenze materiali portandolo in volo sopra le “nuvole terrene”.

Soffermiamoci soprattutto sulle forme più classiche, ossia scultura, pittura, musica, prosa e poetica, per quanto altre forme, in particolare architettura, danza, cinema, cucina e altre sarebbero interessanti da approfondire. Vi sono diverse coordinate da analizzare tra cui lo spazio, il tempo, il simbolico, il potere immaginifico e interpretativo, la valenza attivante… ognuna di queste dimensioni ci svela caratteristiche del linguaggio artistico e ci permette di armonizzarci in modo più consapevole con l’opera stessa.

Ora cominciamo questo viaggio.

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Partiamo dalla scultura. La scultura è un linguaggio puramente spaziale, essa si sviluppa nella dimensione e profondità “corporale” senza variare nel tempo. Non solo la temporalità è assente, ma inoltre, per la sua fruizione non necessitiamo di un esecutore, similmente alla pittura e differentemente dalla musica. La sua esperienza è quindi quella più diretta di tutte e coinvolge essenzialmente la percezione visiva, includendo la tattile se ci si può avvicinare l’opera. Ha quindi una connotazione molto immediata come lo è la sensibilità visiva, ed è molto metafisica in quanto non fluisce, non si sviluppa nel tempo. Infatti i temi trattati con la scultura sono spesso afferenti a sfere metafisiche potenti e profonde: bellezza, armonia, potenza, forza, mitologia, ricordo, celebrazione.

La scultura pur avendo a volte una velata connotazione simbolica, è essenzialmente diretta e tende a rappresentare una realtà da fruire per ciò che è, come nel mondo reale; la decodifica simbolica, se presente, è quasi tutta nell’osservatore e nel suo substrato personale consio o inconscio. Essendo così diretta, la scultura è fruibile a tutti e anche fermandosi al solo livello puramente spaziale, ci parla senza bisogno di una preparazione antecedente molto articolata per “sentire” il suo linguaggio: i simboli, se presenti arrivano direttamente all’inconscio senza passare dalla sfera razionale.

Vi saranno poi persone che sapranno cogliere i diversi livelli se presenti, ma essa tramite la sola via sensibile è già fruibile al puro livello percettivo materiale.

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Con la pittura entriamo su un livello più simbolico e complesso. La pittura è un linguaggio più soggettivo, prospettico, articolato, non è spaziale ma ci parla di spazi, e questo coinvolge la sfera rielaborativo-immaginifica in modo più profondo rispetto alla scultura. Il fatto che la pittura, o in genere la rappresentazione bidimensionale abbia da sempre avuto una presenza forte nell’uomo come forma di linguaggio ci parla della sua versatilità, potenza e facilità di comunicazione su molti livelli.

Se nella scultura il mondo tende a essere riprodotto in modo armonico e puro, nella pittura esso viene rielaborato secondo visioni molto più soggettive, personali ponendo il ponte fra artista e spettatore in una dimensione più fluida e allungata. La rappresentazione diviene più simbolica, e il potere immaginifico passa attraverso questo ponte ricondensandosi sotto forme diverse nel fruitore.

Il grande potere magnetico della pittura risiede anche in un duplice aspetto che la rende una delle forme d’arte più utilizzate: la bidimensionalità che rappresenta uno spazio tridimensionale o comunque profondo, sia esso semplicemente rappresentativo che puramente simbolico-immaginifico. La prima parte di questo aspetto è la sua facilità di fruizione. Essendo su di un piano bidimensionale, la pittura non richiede molto spazio e può quindi sia essere trasportata che rappresentata-fruita in modo molto semplice e veloce.

Tecnologicamente l’uomo ha sviluppato la capacità di riprodurre il piano a 2 dimensioni in diverse forme mantenendo inalterate sia i tratti che le sfumature cromatiche e questo ha reso la pittura fruibile ad ogni latitudine senza praticamente quasi alcun costo. E’ un aspetto pratico che spesso non si focalizza ma che ha esercitato una grande diffusione di questa forma d’arte.

La seconda parte di questo duplice aspetto è la magia che essa porta con sé dato che pur essendo planare essa ci mostra quasi sempre forme spaziali, anche nel caso della pura simbologia, e questa traslazione rappresentativa necessita sempre di una rielaborazione personale, dato che nella propria sensibilità soggettiva si crea sempre una forma profonda, dando un aspetto creativo-attivo al fruitore il quale, anche se solo inconsciamente, è ben lieto di mettere in atto tale processo, come partecipando esso stesso alla creazione dell’opera stessa.

Ecco che lo spettatore diviene quindi “artista” con l’artista stesso, ne vive il percorso ed entra in armonia con esso in modo automatico. Il quadro diviene il ponte ove le “2 punte” ( artista creatore e artista fruitore) di questa linea si toccano. Come la scultura anche la pittura è essenzialmente un linguaggio spaziale, fuori dal tempo.

E’ la più adatta al linguaggio simbolico spaziale per la sua facilità di rappresentazione e si presta benissimo a rappresentazioni complesse, articolate, multilivello nelle quali i simboli si trovano a loro agio, essendo figure geometriche che si prestano ad entrare in questo linguaggio diretto atemporale essendo essi stessi atemporali. Ha quindi valenze di comunicazione vaste e articolate che in mano all’artista capace possono portare a risultati sorprendenti.

Può inoltre inglobare anche parole o concetti razionali ( come la prospettiva, frasi o altri disegni tecnici) ed è quindi poliedrica parlando non solo alla sfera intuitiva simbolica ma potenzialmente ed in parallelo anche a quella razionale.

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Ora, sul lato opposto della coordinata spazio tempo troviamo la Musica. La forma artistica sonora, quindi complementare a quella visiva. Se la vista si vivifica nello spazio, l’ascolto si dipana sul piano temporale. E troviamo in essa un linguaggio nuovo e articolato. Nella musica il linguaggio è diretto e quindi essenzialmente emozionale, spirituale animico. E’ un linguaggio che parla a tutto il creato, non solo all’uomo.

E’ universale. Anche gli animali e le piante beneficiano delle vibrazioni sonore composte in modo armonico e melodioso. Come mai? Probabilmente perché la vibrazione sonora è una vibrazione meccanico-materica e in quanto tale si collega direttamente al mondo fisico e alle sue leggi fondamentali che ne determinano la creazione, sostenibilità e distruzione. Tutto il mondo quindi soggiace a questa forma di linguaggio e ne ritrova le tracce e leggi nella musica, come fosse una rappresentazione traslata di queste forze universali e primordiali.

Nella musica, al contrario delle arti visive, il supporto non è ne stabile nel tempo ne materico, ci deve essere un esecutore che utilizza uno “strumento” che riporta l’arte, da una dimensione metafisica di conservazione atemporale, alla dimensione terrena temporale di fruizione. Ecco che in questa forma artistica abbiamo 2 artisti, prima il Demiurgo, il Compositore, che utilizzando il Nous pensa un Mondo per donarlo all’anima affinché ne possa vivere secondo le proprie sensibilità e declinazioni, poi, in un secondo momento, il Mago-Sacerdote, l’Esecutore, vivifica questa matrice e la rende fruibile sulla dimensione materiale utilizzando la sua tecnica e conoscenza sacra. Ecco perché la musica ha una valenza molto forte sugli stati emotivi degli esseri viventi.

Se è infatti impossibile definirne i contorni razionali e logici, viene invece semplice e naturale afferrarne il contenuto emozionale, proprio come quando per entrare in contatto con la forza della Grande Madre bisogna utilizzare soprattutto il sentimento, l’approccio cardiaco più che la ragione e la parola, per essere ascoltati da Essa.

La musica è quindi, a differenza della pittura che è un linea retta con 2 punte (artista-fruitore), un triangolo (compositore-esecutore-ascoltatore) che rende il tutto molto più dinamico e inafferrabile. Questo triangolo ogni volta ha sviluppi leggermente diversi e ogni ascolto non è mai uguale al precedente. E’ una forma d’arte quindi a doppio livello compositivo, artista-esecutore e ciò che esce da questo continuo rimpasto ne vivifica la fruizione e la rende molto vicina al modo di lavorare della Grande Madre che pur utilizzando matrici uguali, ogni volta crea forme ed esseri unici in sé. La sua assenza spaziale e la sua necessità temporale la rendono un mezzo unico nelle forme d’arte e senza entrare nei tecnicismi dell’armonia del ritmo e della melodia, attraverso questo viaggio nel tempo, fuori dallo spazio, l’anima compie un volo spesso onirico ma profondo, puramente soggettivo e difficilmente esprimibile a parole.

Non vi è decodifica logico-razionale, la sua forza magnetica parla direttamente allo Spirito e all’Anima senza passare dal controllo mentale. La musica può anch’essa definirsi un linguaggio simbolico? Certamente, anche se in questo caso si utilizzano simboli e chiavi temporali anziché quelle più studiate e conosciute spaziali delle arti figurative. Il simbolo è vivo nella musica dato che attraverso queste vibrazioni materiche, l’anima recepisce direttamente un linguaggio che parla d’altro, che porta altrove, che istruisce e mostra all’ascoltatore dimensioni nuove.

Il simbolo, anche qui come nell’arte figurativa, è un ponte, un tramite. La musica è un linguaggio simbolico a tutti gli effetti, anche se la maggior parte delle persone non ne è consapevole. Sicuramente riuscire a guardare alla musica come ad un linguaggio simbolico che si sviluppa sull’asse temporale rispetto all’asse spaziale, ne determina una nuova consapevolezza e comprensione.

Alla fine si può perfino scoprire che vi sono assonanze e similitudini tra alcuni simboli spaziali e altri temporali, ma questa è un altro discorso che richiederebbe un approfondimento e dei tecnicismi che esulano da questo studio.

Prosa e Poesia

Passiamo ora alla prosa e alla poesia.Con queste 2 forme ci troviamo nella fase intermedia tra l’arte figurativa e quella musicale.

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La prosa è la forma artistica più mentale. Utilizza come supporto la lingua parlata “profana” di tutti i giorni. Ciononostante essa viene usata con perizia dallo scrittore per creare stati logici e/o emotivi particolari nel lettore. Essa si svolge su diverse coordinate ed è, da un punto di vista del fruitore quella più complessa e attivante. Cerchiamo di spiegarci meglio: nella lettura di un racconto, le parole e il discorso sono un substrato che entra nel mondo del lettore, attraverso la sfera razionale della parola, per stimolare in modo diretto la creazione di una scena- situazione sia in senso spaziale che temporale.

Ma non solo, la creazione è su tutti i piani…quello uditivo, olfattivo, emozionale, e così via. Il lettore è quindi, similmente all’esecutore della musica, un rielaborare del substrato utilizzando il proprio potere immaginifico per formare, come un Mago-Sacerdote, nella propria sensibilità oggettività il mondo che il Demiurgo gli sta dettando.

Ecco perché è importante e utile che i bambini e gli adolescenti leggano molto, e in particolare racconti di avventura e di fantasia, perché questo stimola il potere creativo-immaginifico del lettore e il farlo permetterà loro, da grandi, di avere un tal potere già attivato e sviluppato, cosa che gli tornerà utile nella vita in molte situazioni, non solo artistiche.

Dal punto di vista della coordinata intuitiva-razionale la prosa si colloca sulla sfera razionale poiché utilizza un linguaggio proprio del mondo logico-razionale, la parola. E’ quindi una forma d’arte particolarmente adatta alle persone molto “terrestri” e che soprattutto in giovane età non hanno potuto sviluppare linguaggi più direttamente intuitivi. Ciò non toglie che la prosa sia un’arte potente e molto stimolante, ma sicuramente si attiva in sfere più logiche-profane e di vita quotidiana.

In questa sfera, la prosa permette al fruitore di creare il proprio spazio e tempo, che in questa forma d’arte perdono di valenza oggettiva, al contrario delle arti figurative e musicali. Persino la fruizione stessa può essere, confrontandoci con la musica, temporalmente interrotta, ripresa, riletta più volte, letta in modo lento o veloce. Spazialmente, confrontandoci invece con le arti figurative, il supporto materico ha una valenza relativa, si possono avere diverse edizioni, ebook o persino audiolibri.

Utilizzando la parola che è e rimane essenzialmente un linguaggio simbolico, lo spazio e il tempo divengono non rigorosi e non fondamentali per la fruizione dell’opera che rimane un ponte fuori dal tempo e dallo spazio, ma ben presente sul piano intellettuale.

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Concludiamo infine con la Poesia, probabilmente la forma d’arte più complessa ed articolata, poiché contiene elementi particolari delle altre forme rendendola nel suo genere potente e unica, nonché forse la più difficile. La poesia ha elementi che la pongono in una posizione indefinita, allargata, essa è descrittiva come la figurativa, è discorsiva come la prosa, ma è metrica e sonora, ritmica come la musica.

A differenza della prosa usa sempre il linguaggio della parola ma in modo più strumentale. Se la prosa usa il linguaggio parlato così per come è, raramente finalizzandolo ad altro, nella poetica la traslazione delle aree significative e semantiche è parte integrante e necessaria dell’opera. Il poeta compie un percorso profondo prendendo uno strumento logico razionale, come il linguaggio parlato per plasmarlo ad arte simbolica, sonora, diretta e intuitiva. Oltre a questo un bravo poeta deve saper usare sapientemente l’arte del mistero.

Un poesia non può dirsi tale se esplicita il suo contenuto in modo diretto e chiaro. La vera poesia si copre di mistero, di allegorie, allusioni, di simbologie sia universali che proprie del mondo del poeta. La poesia è un’officina variegata di campi semantici, sinestetici, allegorici, ontologici ed ermeneutici che si incrociano e si fondono sul campo del verso dando luogo non solo al senso del mistero quasi in prospettiva mistica, ma anche ad un’infinità di chiavi interpretative, ognuna potenzialmente accettabile, come nel viaggio onirico dell’anima.

Il poeta deve sentire la musicalità del verso e la ritmica della recitazione, entrando nella dimensione temporale. Ma contemporaneamente deve saper esprimere il paesaggio o la situazione che esprime usando le parole come un pennello di un pittore, con acuto dono di sintesi e di capacità espressiva. Ma le vere colonne d’Ercole che il vero poeta deve saper vincere ed oltrepassare sono la capacità di riuscire ad esprimere uno stato emotivo, interiore, un momento misterico, poetico, ispirato, quindi una condizione inesprimibile a parole, semplicemente usando un mezzo razionale come la parola che di per sé non è concepita per tale fine.

Mentre la musica o la pittura possono “parlarci” direttamente di queste sfere animiche attraverso paesaggi luminosi od oscuri, scene forti o magiche, armonie lunari dolci o ritmiche incalzanti e persino violenti, ecco che utilizzare un mezzo razionale richiede un doppio lavoro all’artista, poiché ha innanzitutto la necessità di esprimere e indurre ad un sentimento e a delle percezioni animiche inesprimibili de facto, ma per farlo deve calarsi in un terreno che lo porta lontano da tutto questo e anzi gli rende il compito più arduo e articolato. Il musicista diviene canale del Nous direttamente lasciando parlare l’energia superiore attraverso le sue dita e il suo strumento, non ha bisogno di razionalizzare.

Esso diviene Mago semplicemente interrompendo il flusso razionale e calandosi nella sfera artistico-misterica. Similmente il pittore utilizza la sua mano, il suo occhio e il pennello per fare la stessa cosa nella coordinata spaziale della tela, senza utilizzare parola o ragionamento (o perlomeno non necessariamente). Il poeta ha invece sempre questo doppio livello da dover maneggiare e al quale non può mai sottrarsi. Ecco che i poeti sono quindi gli artisti più “eroici” ed esploratori del mondo artistico.

Non è un caso che la maggior parte dei filosofi, nello studio delle arti, siano stati attratti principalmente da questa arte. In particolare Heiddeger, è fra i più espliciti in questo percorso e pone nella capacità e funzione poetica la massima potenzialità per ottenere l’Aletheia (ossia il disvelamento dell’Essere, della Verità ultima in senso principalmente ontologico) attraverso la poesia, forma di linguaggio aprente la parola stessa e quindi più vicina, per l’uomo, in termini assoluti all’Essere parmenideo, o per meglio dire, all’Uno di Plotino.

Se le arti figurative e la musica pongono l’artista a diretto contatto con le forze del Nous attraverso un processo di canalizzazione di un linguaggio superiore che viene reso fruibile su questo piano contingente e di spazio tempo, se lo scritto prosaico rimane sempre ben ancorato nel mondo materico e razionale pur permettendo al lettore di attivare il proprio potere creatore-immaginifico, ecco che il poeta rimane nella “terra di mezzo” e con i piedi ben ancorati al terreno ( il linguaggio del parlato) ma la testa fra le nuvole ( il senso della musicalità e della rappresentazione) esso diviene volente o nolente un ponte allungato vivente tra queste 2 sfere così opposte e complementari, il tutto nello stesso momento creativo.

Il poeta vive di entrambe le realtà contemporaneamente e la stimolazione artistica che ne ricava è tra le più potenti e articolate. Non a caso nella Grecia classica, prima di Esiodo, nell’antico Santuario di Elicona, si veneravano 3 Muse, tutte e 3 afferenti alla poetica: Melete, la concentrazione, la memoria e la capacità di affinare la pratica del poeta, Mneme la capacità mnemonica di recitare versi e infine Aoide (o Aede) che incarna il Poema cantato e declamato. Come vediamo i Greci vedevano il Poeta pari al Sacerdote officiante mentre canta i versi Misterici del Rito Sacro.

Ed il Poeta diviene un veggente non solo nell’antica Grecia, ma anche nel simbolismo Francese di fine ‘800 dove Rimbaud conia il termine “Veggente”, infatti giovanissimo dice: “Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso, ragionato disordine di tutti i sensi”. Ecco, qui vediamo come la destrutturazione del mondo sensibile è tramite necessario affinché il poeta possa arrivare all’Aletheia. Processo non necessario nella musica, nella prosa e nella pittura.

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Perché questo studio comparativo delle diverse forme artistiche?Da un certo punto di vista, la focalizzazione di questi aspetti porta il fruitore dell’arte sul piano indagatore e quindi mentale dell’opera, cosa che di primo acchito potrebbe essere non utile per un rapporto diretto, animico con essa. Eppure questo approfondimento e studio ha dei lati interessanti: permette di capire meglio verso quale forma artistica si è naturalmente più portati e le motivazioni soggiacenti, in secondo luogo aiuta a capire in che modo le energie e i linguaggi si muovono su queste dimensioni nelle varie forme d’arte, e infine da più consapevolezza sul perché si ricevono certe sensazioni e percezioni, a volte abbastanza diverse fra loro, in campo artistico.

E’ uno studio soprattutto molto utile per chi vuole fare arte in modo attivo, magari passando da una forma all’altra. Sono aspetti nei quali gli artisti si imbattono costantemente, sia coscientemente che inconsciamente. Le sensibilità dell’artista e del fruitore si confrontano ed elaborano sempre tramite queste sfere. Capirle con un percorso consapevole e studiarne le particolarità aiuta a padroneggiarle e a esperire meglio il ritorno emotivo, animico e persino razionale che un’opera d’arte può dare, sia all’artista nel processo creativo, sia allo spettatore nel momento di fruizione.

Ovviamente quanto da me qui scritto è una visione personale soggettiva. Non è mia intenzione rendere i concetti qui esposti come “regola” ma semplicemente come spunto di riflessione iniziale sul quale poi, ognuno è libero di strutturare la propria personale visione.

Buona Arte a tutti voi…nello Spazio, nel Tempo, Nel Cuore e nell’Intelletto.

Buona Arte a tutti voi…agli Artisti Creatori e agli Artisti Spettatori.

Buona Arte a tutti voi…siamo tutti Artisti, Artisti di noi stessi…ogni istante, creiamo la nostra opera, un mondo, una storia, una coscienza.

Natale Schavoni oil, canvas 122 x 155,5 cm
https://www.federicogualdi.it/Vita-imita-Arte

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Prima Parte

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Nella vita di ogni giorno, per le strade delle nostre città, uomini vivono come macchine in una cantilena ricorrente, rassicurante, che li incatena incantandoli, dentro un vortice di sicurezza forse finta, forse necessaria, ma difficilmente viva o intrepida.

Eppure pochi uomini, nelle epoche più diverse, fin dall’Antichità, hanno coltivato un Linguaggio segreto, vasto, sperduto, indomabile, che richiama a lati interni, a valenze segrete che rimangono in potenza ad ogni lume umano che ne vuole avere accesso. Con un gesto di volontà, cardiaca ed intellettuale, unendo le 2 sfere in un’unica presenza, chiara volitiva, l’uomo accede a questa sfera sacra che risiede nelle alte sfere del silenzio della ragione.

Arte. L’Arte è il ponte. l’Arte è un ponte. Un legame tra l’uomo e l’Uno. Ascoltare e vivere, questo ponte mai domabile tra il nostro lato Sacro e ciò che è oltre il nostro percepire ed essere. Perché l’Arte, nonostante questi anni di iperpositivismo, di materialismo intellettuale, di tecnologia e fede nella scienza, è ancora viva e forte. Ricercata, usata, fruita, studiata, ed esperita in ogni declinazione del nostro globo. Questa sua forza trascendente, che viene da un moto interiore sincero, ineluttabile dal tempo e dal luogo, è una fonte di rigenerazione per le nostre anime che ritrovano in essa un luogo di respiro.

Vi è un Linguaggio in essa, ci pone in contatto con le sfere superiori ove la nostra coscienza risiede in pace armonizzandosi nelle sue forme assolute e più pure. Questo momento catartico, il momento artistico, sia quello della creazione che della fruizione, è innanzitutto momento Sacro, che se ne sia consapevoli o meno. L’Arte permette all’uomo comune, senza divinità, con dei e religioni ormai morti, di ritrovare uno spazio intimo di rigenerazione interiore, essa rimane il vero momento Sacro dell’uomo del 21° secolo, uno dei pochi rimasti. In che modo l’Arte dispone alla consapevolezza del mondo animico facendoci accedere a queste sfere superiori? L’arte, essenzialmente, è composta di 2 momenti chiave.

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L’artista, l’artista vero, quello che produce sotto un momento-influsso catartico che lo domina, è colui che diviene canale consapevole delle energie superiori e attraverso le sue caratteristiche archetipali personali, attraverso le sua impronta unica, traspone nel mondo sensibile, percettibile, le armonie e bellezze che provengono dalle sfere del mondo iperuranio metafisico. Ma non basta la capacità di collegarsi con il mondo metafisico, l’Artista dispone di una tecnica che ha coltivato e sviluppato negli anni.

Questa tecnica, attenzione, può sembrare afferire ad una sfera razionale e meccanica, ma in realtà essa, col passare del tempo viene assimilata e interiorizzata dalla sfera corporale e intellettuale tale per cui diviene parte stessa dei corpi sottili e materici della persona che a questa punto la possono utilizzare direttamente senza passare dalla sfera razionale. Questa capacità di utilizzare la techne è necessaria e indispensabile, altrimenti l’artista non può staccarsi dalla sfera razionale-meccanica nel processo di creazione e volare oltre la sfera più grossolana della mente per entrare nella vibrazione intuitiva e diretta. Come ciò possa accadere è una forma Misterica tanto quanto il momento di un Rito Sacro per un Sacerdote che officia.

L’Artista nel momento creativo è pari ad una forma Sacerdotale, attraverso la propria ritualità è in grado di collegarsi alle vibrazioni celesti per tradurle nella propria techne in forme fruibili all’umanità. Ma la cosa ha spesso un prezzo e un dono. Divenire canali di queste forze significa affrontare un percorso interiore particolare, mai prevedibile, sicuramente sempre personale.

Nel momento artistico, l’anima entra in mari e venti attivi e potenti, sovrumani; se la persona non ha una preparazione nel gestirli e si intrattiene troppo in essi, gli esiti possono essere una sensazione di estraniamento dal mondo normale in particolare da quello degli uomini. In alcuni casi molti artisti cominciano a fare uso a droghe e stimolanti per richiamare questo contatto, soprattutto quando la vis artistica tende a scemare, cosa che succede spesso per motivi fisiologici e salutari alla persona stessa. Ecco il perché molti artisti spesso conducono una vita naif, da clochard, comunque poco in linea col resto della gente.

Queste frequente situazioni sono proprio dovute al contatto continuo con queste forze profonde che l’uomo non riesce a controllare e trasmutare del tutto a proprio nutrimento. Da questa prospettiva se il Sacerdote è un utilizzatore consapevole ed attivo delle forze nascoste, ne conosce la genesi e si rapporta con un lignaggio passato che gli ha trasmesso una scienza misterica sia esteriore che interiore modellata per salvaguardarlo e accompagnarlo, nell’artista il viaggio è quasi solitario, avventuroso e senza preparazione. Ecco che l’umanità razionale è naturalmente attratta ed incuriosita dalla vita degli artisti, poiché, tramite non solo le loro opere, ma tramite la loro semplice presenza, pregna di queste vibrazioni che lo dominano, le persone comuni possono percepire e vivere gli echi di queste forze superiori.

Divenire canali di queste forze significa arrendersi e donarsi, innanzitutto sensibilmente, percettivamente, intellettualmente all’ascolto dell’oltrenoto. L’artista non può sottrarsi a questo “rito sacrificale catartico”, è un richiamo troppo forte e incantante. In quel momento esso vive una vita non sua, trae energia da altre sfere e il tempo perde di consistenza, ma lo fa in presenza di spirito e ne fruisce direttamente. Ecco il dono. E’ la forza Artistica che sceglie, non è mai l’uomo a decidere di divenire artista, esso non può non è in grado di stabilire il contatto sottile con la sola volontà personale. Questo contatto avviene in modo intuitivo, immediato, semplice e non può essere trovato o costruito artificialmente.

Il momento artistico è magico. L’Arte viene a prendere, e la vis artistica domina, non ci si può sottrarre ad essa, quando essa alberga. Quando ciò accade, la coscienza entra in un mondo interiore di comunione, riflessi, percorsi e senza esitazioni, comincia a creare ascoltando, per meglio dire “posseduta” dai δαίμονες (daimones) artistici che la abitano. Questi Daimones sono le famose Muse degli antichi, esse abitano un altro piano di esistenza ove gli eterni si incontrano con le virtù e potenze superiori in particolare con la Bellezza.

La creazione vive di un’energia propria, dove la personalità dell’artista ha solo un’eco di contorno, si può dire formale, che nell’Opera finita darà il carattere unico ma esteriore, formale. Finito questo momento creativo, soprattutto dopo diverso tempo, l’artista stesso diventa fruitore, spesso stupito della sua stessa creazione: “…son stato io a produrlo?”. Questo è il segno della bontà dell’opera. Ecco la spiegazione della capacità creativa di qualche artista, spesso circoscritta a pochi anni della loro vita, come Gioacchino Rossini o Arthur Rimbaud. Essi, finito il periodo di contatto con i loro Daimones artistici, sono andati su nuove sfere di vita ritenendo il momento artistico concluso in modo naturale, ineluttabile.

Vediamo ora il secondo momento.

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Per parlare del momento fruitivo è necessario innanzitutto formalizzare un triangolo concettuale che ruota attorno all’Arte: Arte-Bellezza-Nous. Questo triangolo deve essere visto da una prospettiva neoplatonica-plotiniana. L’anima, incarnata, riceve le stimolazioni attraverso i sensi sensibili (esteriori ed interiori) e per mezzo della mente li decodifica in modo sistematico per far infine fluire il tutto nella propria coscienza che fruisce dello spettacolo della vita. Tuttavia, nel mondo ordinario questa danza multiforme, è spesso troppo materica e “densa” tale per cui l’anima, pur fruendo della vita, sente verso essa, col passare del tempo, un distacco di “affinità” che porta spesso alla perdita di interesse verso la stessa.

L’anima necessita quindi di vibrazioni affini per tornare a respirare la propria “casa”, delimitata dalle sensazioni terrene, i momenti che le concedono il respiro alto sono circoscritti e limitati. E’ il momento del Sacro, quello dove le nostre vibrazioni più sottili si destano e rianimano il nostro essere in modalità incomprensibili dalla prospettiva profana. L’Arte ha questa funzione, e in essa lo spettatore, attraverso l’Opera si ricollega seppur in modo indiretto con una musica superiore dimenticata, che viene riportata alla coscienza animica, spesso in modo inconscio. In tutto questo la Bellezza, e con essa l’Armonia, è l’ambasciatrice del Nous contenuta nel Linguaggio artistico. Un riflesso che dall’alto senza perdere vigore e contenuto arriva fino al mondo sensibile.

La Bellezza, è infatti la potenza-virtù che meglio si può trasporre nel mondo sensibile materico senza perdere la sua forza vivificatrice. Per questo l’uomo, dotato di una certa sensibilità, necessaria per poter fruire l’opera artistica, è naturalmente attratto dall’Arte, in quel momento egli crea un momento Sacro dove attraverso le sensibilità esteriori, l’Anima si ricollega alle sue radici. E’ ciò che i rosacrociani e alcuni mistici chiamano “spiritualizzare la materia”. La bellezza è una forza magnetica, che ammalia i sensi e interrompe il fluire mentale razionale, l’uomo davanti ad un’opera Bella smette di ragionare e sente sorgere in sé emozioni uniche e profonde a cui non sa dare spiegazione. In quel momento, mai come prima, si sente mistericamente vivo e presente. Ecco nuovamente la Magia dell’Arte. Magia nel senso più Sacro del termine.

Se nel Creatore la Magia è il contatto con le sfere superiori, nel Fruitore la Magia è il risveglio delle facoltà latenti animiche attraverso la percezione della Bellezza. Ricordo chiaramente alla National Gallery di Londra un’amica mettersi a piangere per l’emozione di trovarsi davanti ad un Van Gogh. Avevamo 15 anni, per me la visione di un ragazza piangere davanti ad un quadro fu una sorta di rivelazione mistica. Compresi la potenza dell’Arte che in se, matericamente ha spesso un valore insignificante, in questo caso una tela con un disegno sopra, ma da un punto di vista simbolico e sensibile ha un valore soggettivamente inestimabile.

Questo potere dell’Arte, in grado di muovere ad emozioni forti ed inaspettate intere masse di persone è una chiave di volta che può salvare l’umanità dalla caduta nel materialismo più banale e mortificante, molto più, ad esempio della conoscenza intellettuale o del senso religioso. Se il Nous ci ha dato delle chiavi di affrancamento, non solo a livello di singolo individuo, ma a livello di umanità nel suo complesso, ecco che l’Arte è una via potente, sicura e che può essere usata su vasta scala per risvegliare nell’uomo chiavi e tasti sottili, spesso atrofizzati. Sicuramente l’Arte da sola non può risvegliare in toto un uomo, forse tranne rari casi, ma sicuramente è un primo accesso fruibile a tutti ed è un Linguaggio universale molto diretto per chi ha la voglia di porsi in ascolto.

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E’ giusto a questo punto chiarire un aspetto dibattuto sull’Arte: è Arte solo ciò che stimola nel fruitore una sensazione di Armonia e di Bellezza, un moto ascendente o è Arte anche un qualcosa che stimola a prescindere, magari colpendo con immagini forti e persino disturbanti, brutte? Seraficamente si potrebbe rispondere che la risposta risiede in ognuno di noi a seconda delle nostre declinazioni e tendenze animiche. Dal mio punto di vista la risposta è senza tentennamenti: l’Arte quella che innalza l’Anima alle sue sfere di provenienza, è quella che trasmette il senso del Bello, dell’Armonia e tramite esse ci porterà alla percezione del mondo iperuranio.

L’Artista è un ambasciatore dell’oltreterreno e come tale non è un semplice stimolatore dei nostri mezzi percettivi. Per stimolare i nostri sensi non abbisogniamo di Arte, basta molto meno. Si confonde con l’Arte la stimolazione percettiva, l’iperstimolazione, la ricerca del desueto e del forte. Da questo punto di vista siamo nel campo attiguo a quello delle droghe o dell’alcol, anche se su livelli meno drastici. Iperstimolazione percettiva-sensibile.

Ma al fruitore consapevole è ben chiara la differenza tra queste 2 forme di stimolazione percettiva. Una dispone l’animo e nutre l’anima, l’altra colpisce i sensi e stimola le emozioni. Si può considerare Arte anche questa seconda sfera? Per alcuni si, l’importante è saper distinguere bene queste 2 sfere così diverse sia negli intenti che nei risultati sulla persona. L’Arte che promuove al bello eleva a affranca dal materiale. L’arte che stimola i sensi e le emozioni rimette nelle percezioni materiche e porta ad un dialogo sulle sensibilità terrene.

Una bella differenza, ognuno ovviamente scelga ciò che preferisce. L’arte storicamente ha cominciato a produrre questa seconda tendenza a partire dal periodo della rivoluzione industriale e dell’Illuminismo, momento in cui il legame con le forze della Natura e il senso di rispetto e di forza verso la stessa sono venuti meno. Un momento in cui l’Uomo ha mostrato la sua “Volontà di Potenza” in modo consapevole e mirato, cercando l’affrancamento sia dalla Madre che dal Padre.

Come ascoltare e poter fruire l’Arte per trarne dunque il miglior beneficio? Vi sono 2 aspetti in questo tema: – la forza intrinseca del linguaggio artistico- la sua valenza Sacra. L’arte, in quanto linguaggio, in quanto pura fruizione, deve smuovere interiormente mediante un rapporto diretto, cardiaco e viscerale con essa, con l’Opera. Il consiglio qui è di fruire l’opera senza averla prima studiata, ma entrando in contatto con essa come una tabula rasa. Non razionalizzare, non pre-studiare l’artista e l’opera, neanche il movimento artistico o il contesto. Entrare ignoranti come un bambino nella camera della fruizione. Fare il silenzio interiore, preferibilmente in solitudine, ed ascoltare con profondo contatto, in modo totale, con una sorta di meditazione verso l’opera.

Se siamo collegati essa ci parlerà col suo linguaggio e l’impressione che ne avremo sarà il dialogo tra noi ed essa, in modo profondo, spesso inconscio. Passato un minimo di 1 giorno da questo primo contatto ed avendo scaricato la percezione e le impressioni durante il sonno di una notte, si può, se si vuole, studiare razionalmente l’opera e tutto il contesto, inquadrarla ed entrare, a questo punto, in contatto nuovamente con essa, con modalità simili.

La seconda volta, l’opera ci parlerà più razionalmente, ne scorgeremo nuovi particolari ed avremo oltre ad un’impressione sensibile, anche una razionale che darà una lettura più intellettuale al tutto. Il primo momento rimane il più importante perché è il vero contatto tra noi e le forze che soggiacciono nella materia dell’Opera. Il momento Dionisiaco. Il secondo, non necessario ma utile, serve solo a contestualizzare e a dare una visione più ordinata alla fruizione, soprattutto in un percorso strutturato. Il momento Apollineo. Si deve evitare quindi di leggere prefazioni o introduzioni di testi, o di studiare l’artista e la sua vita prima di andare ad una mostra. Bisogna collegarsi animicamente, dionisiacamente, ascoltando il soffio leggero che traspare. Facciamoci stupire ed emozionare, incantare dall’Opera con la sorpresa e l’Armonia che essa induce in modo diretto. Questa è la vera fruizione dell’Arte.

Il secondo aspetto, che tratteremo ora, è la sua valenza Sacra. Da questa prospettiva l’Arte va fruita nei tempi giusti e nelle condizioni giuste, altrimenti sarà un’esperienza non animica. Questo significa che non bisogna imporsi nulla, non bisogna sovraccaricarsi di fruizione, non bisogna, soprattutto, cibarsi di Arte in un momento in cui non si è in equilibrio e in stato di quiete. Dobbiamo immaginare il momento Artistico come un incontro con la nostra divinità interna. L’Arte risveglia e stimola il nostro Daimon, e perché ciò avvenga bisogna avere rispetto e attenzione verso il momento. Altrimenti l’incontro sarà muto, morto, infruttuoso e questo potrebbe indurci a ritenere che l’opera o persino l’Arte stessa non ci possa essere d’aiuto.

Non si deve quindi esagerare nella fruizione artistica, è meglio essere soli o accompagnati da persone della stessa sensibilità e si deve immaginare di camminare nel proprio tempio interiore. Questo aspetto è spesso trascurato, mentre con un po’ di attenzione, si noterà come il linguaggio presente nella fruizione diventerà invece più chiaro e potente ai nostri sensi sottili.

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Chiudiamo questa trattazione sull’Arte con un aspetto ritengo poco trattato ma utile da avere chiaro: vi sono forme d’Arte che rendono il fruitore essenzialmente passivo mentre altre lo rendono in parte passivo e in parte attivo. Facciamo un esempio: la fruizione di un film rispetto a quella di un libro è maggiormente passiva in quanto il film stimola più sensi e rende il fruitore meno libero nei tempi e verso le diverse percezioni che riceve: il tempo non è modificabile, i personaggi sono codificati, i suoni e le scene delineati. Viene lasciata poco spazio alla fantasia.

Lo scritto, magari narrando la stessa storia, è invece rispetto al film, chiaramente più attivante: il racconto è un substrato sul quale il potere immaginifico del fruitore crea il proprio mondo sensibile ed emotivo. Le tempistiche divengono soggettive, i personaggi assumono contorni personalizzati e le scene inclusi i rumori sono creazione pura del fruitore. Inoltre lo stesso passo può essere riletto o letto con diverse velocità. La prosa è quindi un catalizzatore più potente per stimolare il potere immaginifico.

Il film è invece un mezzo più chiuso e finito. Questa cosa è importante e va approfondita per chi vuole essere un artista. Gli artisti devono sviluppare sia il potere sensibile-passivo che quello immaginifico-attivo. Senza questi 2 poteri, complementari, la vis artistica è assente. Ecco quindi che i semplici fruitori possono non porsi questo problema, mentre gli aspiranti artisti non solo devono avere a che fare con opere attivanti, ma devono anche saper entrare in diverse sfere artistiche per essere dei Maghi dell’Arte completi e sicuri. Non è infatti raro che alcuni artisti siano produttori in diverse sfere artistiche; questo fa parte del percorso artistico e rende il rapporto con il metafisico più forte e strutturato.

E’ utile ad esempio che i bambini abbiano a che fare con le diverse classi di Arti e che siano stimolati in particolare da quelle più attivanti, per aiutarli nel processo di sviluppo intellettuale e immaginifico che l’Arte può compiere sull’uomo predisposto. Si può rendere la musica attivante, ad esempio, intervallando momenti di ascolto a momenti di esecuzione strumentale, o la visione di un film chiedendo loro di fare un riassunto scritto e di disegnare le scene. In questo modo l’essere sarà un domani pronto a passare dalla sfera percettiva alla sfera creativa. Arte, terreno di pochi titani che riescono a rubare il fuoco divino per donarlo agli uomini.

Che questo fuoco illumini gli uomini che lo cercano. Esso è presente in noi, da sempre, deve solo ritrovare, attraverso un lume esterno di stessa qualità, la sua natura vivificante. Arte, Linguaggio divino che ci è stato donato al pari dei Simboli e del libro della Natura. Arte, via di conoscenza e di vita. Uomo, la più grande forma d’Arte del creato, Dio e materia, riflesso di un Universo esso stesso pura Arte creatrice, originante da un Sommo Principio. Che questa Luce illumini il nostro viaggio.

Vita imita Arte.

Natale Schavoni oil, canvas 122 x 155,5 cm
https://www.federicogualdi.it/larte-nascosta-nel-tempio/

Poesie Vol 2: Illuminazioni


Illuminazioni 1




Visione siderale

Eternità ritrovata,
Nel mare, sotto il sole,
Ti sei sciolta leggera,
Poi volata via nel fuoco.
Una strana illuminazione,
Senza speranza di perdono,
Senza desiderio di vita,
Per la mia Anima indomita.
Ed ecco che vedo:
distese di liquido corposo,
corpi tenaci e flessuosi,
muscoli forti e tendini
e nervi protesi e ossa.
Un unico corpo bruneo
a forma di palla coesa,
formato da 1000 omuncoli
piccoli piccoli…
Insignificanti…
È questa l’umanità nel sogno?
E noi da sopra a mirarli,
omuncoli invischiati,
non ci possono vedere.
Il tuo braccio possente
ne indica la direzione,
con tacito disgusto.
Ed io, impietrito, silente,
carpisco il tuo potere,
ed il mio di seguito.
Per noi nelle stelle
non vi è appartenenza,
non vi è religione.
ma solo spirito
e coscienza da sopra.
Mentre carne e liquidi
regnano con fiamma
sotto nel denso.

Illuminazioni 2

Spazi e Tempi

Vi sono,
nei tuoi silenzi…
dolce veste bianca
…vi sono
spazi e tempi.
Spazi e tempi perfetti,
disegnati da un musico.
Essi scorrono
sulle tue curve
come fili di crini
su corde di viola.
Vi sono,
sul tuo sorriso,
spazi e tempi,
mio Amore di incontri.
Spazi e tempi che doni,
ed io colgo.
Ne sento il profumo, intenso,
ne sento il tocco, soffice.
Sei qui, nel verso
del mio scorrere,
Leggera, con grazia.
Ti sento, ora,
nei tuoi spazi…
nei tuoi tempi.


Illuminazioni 3

Due angeli

Se non possiam parlare
di ciò che sentiamo
come può vivere
il nostro fluire?
Come può essere?
Spendere una vita,
nel cercare un viso
per condividere
una frase interiore
o un bacio trattenuto.
Il vento freddo fuori,
con luci di penombra
sentiamo il lieve suono
nella nostra stanza.
Con pazzi là fuori
a viver vite vuote,
fiere pericolose
da rifuggere e assecondare .
Ma per noi qui
il momento è,
e tutto diviene essere,
il riposo semplice,
il gioco bambino,
ogni attimo eterno,
e il sogno rinfresca.
Amica distesa, preda amorosa
siamo dunque vivi?
Noi, note lenti e cromatiche
di un organo hammond
nella luce soffusa
da persiane filtrando,
di una nebbia notturna.
Voliamo sul mondo
tenendoci per mano
come veggenti solitari
di magie segrete
e storie perse nel tempo.
Trasparenti al mondo
ci nutriamo di vita
e siamo felici,
dimenticando l’inessenziale.



Illuminazioni 4

Riflessi interiori
.
Dolce nottata
ti lascio al sonno
rimanendo solo
mi ritrovo in silenzio.
Disteso sul tappeto
un bicchiere accanto
ascolto il suono mio
e in questo silenzio
in queste acque calme
la tua immagine lenta
si forma sfocata.
Ne esci piano
sempre più risali
dal buio profondo
esci dalle acque
con dolcezza di cuore
una forza
una luce
mi pervadi totalmente.
Ne sono travolto.
Inaspettatamente
piacevolmente.
Questa è magia…
Mi ritrovo in altre stanze.
Torno alla mia vita
e tu sei lì
lì con me…
… dentro di me.
Un riverbero.
Nel cuore.
Dal cuore
si spande
mi entra nel corpo
vivifica e vibra
ti porta a me
e mi parla…
Mi parla di te
parla di altro,
incanto di curve
nella notte profonda.
Acque interiori,
figure salenti,
cos’è questo sogno?
Nel letto respiro
solo inesorabilmente.
Pensieri sfuggenti
senza senso
si rincorrono.
Colpevole
ed eccitato
mi ritrovo sudato.
Fantasie e realtà
in uno specchio contorto.
So già la mia fine.

Pensieri e Poesie Vol 1
Pensieri e Poesie…
Se volete leggere altre poesie, le trovate qui

Instagram Federico Gualdi

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E se, in fondo, il destino della nostra vita, fosse molto più semplice di quanto noi stessi immaginiamo?
Se lo scorrere delle nostra vita non avesse un fine particolare ma fosse visione di una semplice rappresentazione scenica?

In queste 2 sere, lontano dall’uomo, camminando nella natura sotto il cielo aperto e luminoso, guardando la bellezza di questa Luna e delle stelle a contorno, sono rimasto rapito dalla naturale bellezza del mondo nel suo lento scorrere notturno.

E nella luce lunare ho sentito come, in fondo, al di là delle nostre debolezze umane, dei nostri tentativi di volontà e di controllo, forse il mondo, nella sua sola e semplice presenza, è qualcosa di forte…intenso…magico, che non riusciamo ad afferrare…o lo abbiamo dimenticato, senza accorgercene.

Il mondo è semplicemente…e questo essere non è che Pura Bellezza.

E se l’uomo non fosse altro che il mezzo per contemplare la bellezza in tutte le sue declinazioni?
Le forme, i chiaro-scuri, l’armonia del colore, il suono della natura, il silenzio che scorre, i profumi e i sapori che ci penetrano, una foglia tra le dita, una pelle vellutata o un pelo morbido e caldo…e altri infiniti dipinti sensoriali, senza fine e senza riposo.

Tutte manifestazioni armoniche e misteriose di un’unica sorgente, che tramite noi gode della sua creazione, del suo paradiso. E noi strumento in esso.

Ma ci perdiamo, e dimentichiamo.

Solo ricollegandosi allo spirito, nel silenzio della notte, quando il mondo dell’uomo tace, ricollegandosi, tutto è bellezza, e questo linguaggio, vivo e penetrante, ammalia e rapisce…porta in un’altra dimensione il nostro spirito, e lo affranca dall’essere umano.
Ci sentiamo, di nuovo, finalmente, come avevamo dimenticato, e lo scorrere, dentro e fuori di noi, è vita e linguaggio.
E lasciarsi andare, nelle pieghe della vita, a questa sensazione, è una dolce morte verso la Sorgente. 

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Per il cuore di una donna innamorata, più potente di mille soli.

I colori della musica

A volte non troviamo le risposte.

Ma spesso sono le domande ad essere sbagliate.

Ci concentriamo così tanto sugli esiti dell’universo,

dimenticando come il nostro percepire

abbia sempre una sorgente interna.

Concentrandosi sulle giuste domande,

le risposte, naturalmente arriveranno a noi.

Dato che domande e risposte

viaggiano sempre assieme,

come i colori di una musica,

che noi stessi componiamo.

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I Simboli sono un canale per accedere ad una conoscenza diretta che non appare a prima vista, spesso una conoscenza nascosta svelabile solo a chi possiede la giusta chiave.
Essi sono un tramite ideale inoltre per sviluppare una particolare intelligenza che meglio si adatta alla comprensione delle leggi della natura e dell’universo.

La ragione è un grande strumento e permette all’uomo prodigi incredibili nel mondo concreto, ma non è la verità in senso filosofico, ne mostra infatti solo una parte. Ecco che il simbolo ci aiuta a sviluppare l’altra parte in modo complementare e ad armonizzare la nostra intelligenza e percezione per avvicinarci in modo completo alla verità totale del nostro essere e della natura che ci sostiene.
Questo argomento, che abbiamo già trattato nei precedenti appunti, è l’aspetto pratico più importante nell’utilizzo del simbolo ed è per questo che il simbolo è studiato in modo predominante nelle scuole dei misteri e della conoscenza esoterica.

Tuttavia sarebbe riduttivo voler dare al Simbolo solo questa funzione di accesso alla conoscenza.
Il simbolo è uno strumento pratico in tante altre valenze e sfumature, a partire dal mondo profano dove il simbolo è usato largamente, in contesti dove spesso lo diamo per scontato e quindi non ci rendiamo neanche conto del suo utilizzo così esteso e fondamentale.

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Innanzitutto il simbolo è strumento di convenzione nel linguaggio partendo dalle lettere che sono espresse visivamente con dei simboli: la A in quanto disegno è un simbolo del fonema A, cosa che si studia da bambini, e quindi si dimentica di come tutta la scrittura sia ampiamente simbolica. Ne è la prova che alcune scritture simboliche, tipo i geroglifici egiziani, ma non solo, oltre a richiamare delle classi fonetiche, avevano nei loro segni delle forme, figure e rappresentazioni afferenti a dei concetti o addirittura piante o animali che sottintendevano, oltre al fonema, un archetipo o una forza o un’idea ben precisa. È noto come gli scribi egizi fossero una classe privilegiata e che solo i sacerdoti potessero interpretare i testi misterici, proprio perché l’interpretazione simbolica era molteplice, ossia su più livelli. «Sii un artista della parola, sicché tu sia potente. La lingua è la spada dell’uomo» recita un detto Egizio.
I simboli ci informano e ci guidano, coi numeri, indicazioni stradali, frecce, aree, linee… molto nel modo profano è simbolo, ma ne siamo così sommersi che non li riconosciamo per ciò che sono simboli.

Il telecomando è un mappario simbolico che ci permette di comandare la televisione. Il cruscotto ci simboleggia lo stato della macchina. Una mappa geografica o stellare, un’equazione matematica sulla lavagna, un disegno tecnico su un foglio, una funzione logaritmica su un display, una tabella di dati… tutto nel mondo umano, quando si ha che fare con la conoscenza, è nella maggior parte processo cognitivo di astrazione fruito attraverso i simboli. E qui, in questo contesto, stiamo parlando di fruizione immediata, diretta, condivisa e univocamente chiara. Questo è un presupposto necessario per un linguaggio efficace. E i simboli si prestano perfettamente a questo.
Ecco che chiunque sia veramente interessato all’aspetto cognitivo dell’essere umano nella sua dimensione più profonda, non può evitare di affrontare questo argomento.

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Vediamo ora delle applicazioni più “nascoste”, meno appariscenti e chiare, ma non per questo meno importanti o chiare.

Il simbolo è anche criterio di demarcazione territoriale sottintendendo la padronanza del luogo all’egregore a cui si richiama.
Il Crocifisso nel mondo cristiano ne è un chiaro esempio, così come la mezza luna in quello musulmano.
Ma se la croce è facilmente codificata come demarcatore simbolico nel contesto del tempio (la chiesa), lo è meno chiaramente in altri contesti. Ad esempio nelle aule di scuola. Il crocifisso appeso spesso dietro la parete del professore o del maestro in un’aula parla chiaramente. Sta demarcando quella stanza in modo chiaro. Dice che il momento dell’apprendimento segue una via di tradizione cristiana. Ecco perché in questi anni questo oggetto appeso sulla parete più in vista dell’aula è fonte di dibattito. E’ nel suo potere marcante territoriale.
La stessa cosa per le bandiere che devono essere poste in alto. Anche questo è un forte linguaggio simbolico. Ne siamo così assuefatti che quasi non ne abbiamo consapevolezza. Il simbolo della bandiera in alto significa predominanza territoriale e di comando, la vicinanza al cielo indica potere e superiorità. Lo stato, nella bandiera, si proclama superiore al singolo e con il potere massimo.

Tutti i simboli in politica hanno un fortissimo aspetto sia di potere sia identificativo, ma anche fortemente emotivo e di egregore: bolscevichi in Russia, fascisti in Italia (il cui nome si rifà proprio ad un simbolo) e nazisti in Germania hanno fatto un chiaro e strumentale uso di simboli persino nelle loro uniformi, come una componente di aggregazione emotiva e fortemente ideologica dove il singolo uomo si uniformava in modo più immediato, quasi catartico con la volontà del gruppo. Il simbolo in questo è sempre stato strumento catalizzatore e facilitatore e i leader politici hanno sempre intuitivamente o tramite lo studio, saputo questo versante del potere simbolico e di come trarne beneficio usandolo per indirizzare le persone senza una forte consapevolezza critica verso le loro proposte o ideologie.


Una volta che avviene “l’aggancio emotivo”, magari in adolescenza dove il magnetismo ricettivo è forte ma poco discernente, la persona ne può rimanere “vittima” inconscia per il resto della vita. Ecco spiegate alcune scelte che si procrastinano spesso fino alla fine della propria avventura terrena senza una apparente logica. Il simbolo richiama ineluttabilmente e magneticamente uno stato passato felice, e la persona ne fruisce a puro livello emotivo disinteressandosi delle ripercussioni nelle altre sfere della vita.

Sotto quest’aspetto il Simbolo è uno strumento di potere che in alcuni momenti della storia ha determinato l’andamento delle cose.

Ecco un classico esempio: durante la rivoluzione francese, il tricolore blu-bianco-rosso venne inventato per sostituire simbolicamente la bandiera bianca dei reali ed esso nei contenuti simbolici era chiaramente in contrapposizione alla bandiera dei Borboni. Con la presa della Bastiglia (impresa anch’essa ad alto valore simbolico, poiché la sua funzione reale, la liberazione di pochi prigionieri, era ovviamente trascurabile), il tricolore divenne il simbolo della prima Repubblica. Ma subito dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, il tricolore venne risostituito dalla bandiera bianca reale in tutta la Francia. 15 anni dopo, con la Rivoluzione del 1830, ritroviamo il tricolore che si impone definitivamente. Simbolicamente questi cambiamenti di bandiera per le strade e nei punti più alti degli edifici, per la popolazione francese, avevano implicazioni emotive di enorme rilevanza, che costituivano una componente essenziale della lotta politica stessa. Quando nel 28 luglio 1830 venne portato il tricolore in cima alle torri di Notre-Dame e dell’Hotel-de-Ville a Parigi, con l’esito della battaglia ancora incerto, la vista di questi simboli contribuì a risospingere il popolo nella lotta con rinnovato ardore.

Da queste vicende si vede come nei simboli sociali e politici esistono 2 poli semantici, uno ideologico e l’altro sensoriale: il simbolo evoca determinate visioni del mondo, certe idee relative alle entità sociali, alla storia, ai sistemi normativi e ai diritti dell’uomo, ma nello stesso tempo suscita anche particolari stati emotivi collegati ad essi e la cosa determina una pulsione motrice nell’animo umano che lo porta a rispondere in modo quasi inconscio alla stimolazione sensoriale del simbolo in certi contesti ed in certi momenti critici.
È ora chiaro che le bandiere, le figure eroiche (come la Marianne), le uniformi, le musiche e tutto quanto può essere utilizzato di scenico è funzione chiara del potere simbolico. Esso viene utilizzato per portare gli uomini nella sfera emotiva atta a farli agire come loro credono necessario, ma in tutto questo il processo è falsamente razionale, ma puramente emotivo e associativo.

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Come stiamo vedendo il simbolo apre porte emotive in modo automatico attraverso il processo di associazione e questo è usato non solo in campo politico ma anche in campo ludico e in campo artistico.

Il ????? ?? ????????? di romana memoria è giunto a noi in forme più attuali con una rappresentazione scenico-simbolica che ha le stesse finalità se non addirittura maggiori di quei tempi.
Le squadre che si affrontano in uno stadio simboleggiano gli eroi della propria città che affrontano, sul campo di battaglia, gli eroi delle altre città come fecero Achille ed Ettore nella guerra di Troia. Le divise sportive sono le uniformi delle battaglie. Gli arbitri rappresentano la volontà giuridica che governa il campo di battaglia. E in questo contesto ritroviamo la simbologia primitiva e più diretta del popolo, una rappresentazione scenico-simbolica per ricollegarsi alla propria tradizione arcaica di guerre e battaglie con i popoli vicini. È per questo che le partite sportive più sentite sono sempre con le squadre delle città vicine: perché lo scontro bruto avviene sempre innanzitutto con le popolazioni limitrofe.
Ecco che il simbolo non è solo il semplice segno od oggetto, il simbolo è anche la rappresentazione scenico-simbolica. Questo lato del simbolico è parimente potente e catalizzatore di certe emotività che l’uomo deve vivere in modo collettivo fin dai tempi più remoti. Queste rappresentazioni simboliche, si rivestono di nuovi abiti, parlano nuove lingue col passare dei tempi, ma nei loro contenuti essenziali, sono linguaggio simbolico arcaico profondo e continuo e proprio per questo, necessario e potentissimo.

Un argomento interessante sul versante ludico simbolico sono sicuramente i giochi delle carte e gli scacchi. Ma in realtà ogni gioco è simbolo e rappresentazione di altro. Attraverso il gioco, il bimbo viene iniziato al mondo, ne carpisce le regole e le modalità. Nel gioco si sperimentano nuove situazioni, nuove modalità, nuovi principi. Il gioco è come un rito iniziatore magico e rappresentativo del mondo reale.

Negli scacchi la simbologia è potente e ci insegna dell’eterna lotta ed equilibrio tra le forze della notte e del giorno. Un signore della notte, con le sue forze archetipali contro un signore del giorno con le stesse forze a disposizione. E nel gioco vince il signore che, non con la forza bruta, bensì con l’intelletto è in grado di usare le proprie forze nel modo più armonico (la capacità posizionale), nel modo più volitivo (l’atto strategico) e nel modo più profondo (la capacità di analisi tattica). Ecco che il gioco è strumento di apprendimento e di esperienza. Poiché gli scacchi sono un piano simbolico delle forze che ci circondano nella vita.

Le carte sono un altro racconto simbolico della nostra vita e dell’universo. Le 52 carte rappresentano le settimane dell’anno. I 4 segni le stagioni ma anche le sfere del nostro vissuto, gli arcani minori sono tutte rappresentazioni ben codificate a partire dalle figure (re, regina, cavallo e fante) e se non chiare a livello conscio, tali simboli vengono comunque percepiti a livello sottile inconscio. Una partita rappresenta una vita o un ciclo, nel quale tutte le carte giocate, ad una ad una, ci raccontano ogni volta una storia nuova, sempre dentro le regole del gioco che è la nostra stessa vita. Noi come giocatori non siamo altro che la rappresentazione di noi stessi ma in un universo parallelo puramente simbolico, dove gli altri giocatori, così come nel mondo reale, rappresentano forze a volte alleate a volte nemiche nel raggiungimento del nostro ideale.

La nostra bravura nel giocare, nel ricordare le carte, nel prevedere le mosse degli avversari dai loro comportamenti, non è altro che l’arte di capire il mondo e le sue regole e come poter trarne il miglior risultato e beneficio possibile. E in questo gioco simbolico la visione del tutto ci insegna moltissimo: come porci nei confronti della partita e degli avversari, come sviluppare il nostro intelletto logico dentro le regole, come apprendere l’equilibrio tra attesa e azione, tra memoria e slancio intuitivo, come interpretare l’avversario e la potenza delle sue carte rispetto alle nostre. Non è forse, questo gioco simbolico, un maestro che ci abbraccia amorevolmente, deliziandoci, con l’espediente di un gioco, ma insegnandoci in realtà, silentemente, l’arte del vivere in equilibrio?

Parleremo dell’arte in un altro contesto poiché il rapporto simbolo arte è interessante e merita un discorso a parte.

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Abbiamo visto fino ad ora come il simbolo sia un linguaggio vasto: dell’utilizzo della pura sfera razionale con i simboli matematici, ad applicazioni pratiche e utili nella vita quotidiana, utilizzi di demarcazione territoriale, utilizzi politici e persino nella sfera ludica.
Rimane da vedere il lato pratico operativo nel sacro del simbolo che è oggetto di studio nelle scuole iniziatiche.

Innanzitutto il simbolo, come abbiamo già visto, è un portale verso altre vibrazioni e altri regni.
I glifi e altri simboli di teurgia operativa sono da sempre stati codici di accesso a entità. Saper usare questi simboli nella corretta ritualità teurgica da accesso a questi piani e a queste forze e esseri.

Tutta la magia operativa, dalla Teurgia fino allo Sciamanesimo fa un utilizzo imprescindibile di simboli sai in forma scritta, di oggetti, gesti, posture, postazioni e preparazioni sceniche nel tempio, profumi, atmosfere luminose, etc… Queste diverse modalità simboliche sono mezzi o chiavi per richiamare quanto richiesto su un piano accessibile, o viceversa per aiutare il Magus ad innalzarsi verso le ottave di presenza di tali energie. Queste tecniche sono tramandate in via esoterica e la capacità di farne uso è argomento delicato e soggettivo.

Credo che su questo argomento non sia utile aggiungere altro in questo discorso. Vi sono sedi molto più opportune per approfondire questo tema, per chi ne è interessato.

Ma il simbolo sempre in chiave esoterica può essere usato in modo operativo anche facendone un utilizzo diretto per dialogare con la natura e chiederle degli aiuti o favori.
In Africa i cacciatori disegnano sulla terra le proprie prede infilzate dalle loro lance prima di andare a cacciare come auspicio e forma di visualizzazione di ciò che vogliono concretizzare; alcune tribù, durante i riti propiziatori della primavera, scavano buchi a forma di vagina nella terra buttandoci dentro lance simbolizzando l’atto procreativo e richiamando la fertilità per l’anno che sta iniziando.

Le segnature delle donne contadine sono un esempio classico, tradizione tramandata di donna in donna, dentro la famiglia, in determinate notti dell’anno. Le segnature sono un’arte iniziatica simbolica che sfugge alla nostra sfera razionale eppure mostra come il simbolo dia accesso e sottometta (in un senso positivo) le forze della natura e le utilizzi alle necessità umane tramite Maghi che ne possiedono le giuste chiavi. Con la tradizione delle segnature è evidente che per diventare operativi attivi, non è sempre necessario frequentare scuole misteriche e fare un percorso molto strutturato. A volte l’iniziazione è immediata e semplice. Il percorso pratico avviene quindi di fianco ad un Maestro d’Arte che ti insegna con il suo esempio. Anche questa è scuola simbolica.

Un altro esempio è la creazione di un simbolo ben specifico, parliamo degli amuleti e dei talismani, simboli antichi come il mondo, ad esempio con finalità protettiva, afferente ad una certa sfera che a noi interessa, ad esempio la protezione di una casa. Ecco che creare nel giusto modo il simbolo protettivo e porlo nel centro della casa, o meglio ancora sotto la casa, ha un’azione di protezione in quanto le forze sottese dal simbolo si attivano spontaneamente appena collocato con la giusta preghiera (l’utilizzo di tali oggetti viene sempre attivata magneticamente con un collegamento alla Grande Madre per mezzo di una invocazione cardiaca), creando una struttura energetica in tal senso.

Così vi sono simboli di fertilità, di attivazione, di abbondanza, di cura, etc… Questi simboli, corporificati negli amuleti e nei talismani, fanno parte di un’arte operativa simbolica studiata non solo nelle scuole magiche, ma perfino nelle tradizioni popolari e rurali. Un testo che avvia a tale via è sicuramente la Filosofia Occulta di Agrippa. Eccone qualche riga per comprendere: “????? ?? ?????? (? ???????) ??????? ??????????, ?????? ??????? ????????? ????? ????? ? ??? ??????? ??? ??????????? ????????. ? ???? ??????? ???? ?? ?????????? ? ?????? ???̀ ???????, ???????? ??? ????? ???????? ???????? ????’?????????? ? ????? ?????????????? ????????, ?? ????? ????? ???? ?????? ????? ?? ??’??? ?ℎ? ?? ???????? ?????? ?? ???? ???????…” (Cap XXIII Libr. II°). Parole che andrebbero meditate per capire la potenza di queste applicazioni simboliche.

Ecco che Agrippa ci dice che non solo Amuleti e Talismani operano meraviglie. Ma anche il semplice disegnare i giusti simboli sulla semplice carta può dare luogo all’Arte. Poiché nella carta stiamo, con un atto creativo divino (di cui l’uomo è dotato), corporificando un’idea e una potenza che vogliamo attivare. L’utilizzo magico quindi del simbolo in questo contesto, se fatto con la giusta ritualità e presenza magnetica, darà luogo agli effetti richiesti, sia che esso sia su un foglio di carta, sia che sia una matrice più nobile. È il Magus, il magnetismo e il rito ad attivare le potenze, non il materiale di supporto in sé o la grandezza del materiale.

Saper usare il simbolo in tale contesto, con i 5 elementi e le opportune geometrie sacre dà accesso a questa scienza iniziatica. E si è già detto molto.

Trattare le applicazioni pratiche e operative del simbolo è argomento sconfinato. Il simbolo è uno dei linguaggi più vasti ed utilizzati nel campo umano in differenti contesti e sfere cognitive.

Speriamo di aver dato, almeno parzialmente, un’idea della vastità di questo oceano i cui confini sono difficilmente contemplabili in un singolo sguardo.

Buona navigazione.

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Lampi di Luce condensata nel substrato materico. Potere creativo donato all’uomo per renderlo divino. Cosa è quell’atto, quel potere che rende l’uomo capace, oltre lo scenario del contemplato? Oltre lo sguardo di ciò che è. Oltre la legge e le declinazioni dello scorrere del tempo, dei gesti rituali, del mondo divoratore. Avere il dono di rendere quel che non è, rimodellare lo spirito in infinite forme, plasmare il corpo, il suono, il colore, l’intensità. Quest’atto unico, magico, lucido e istintivo rende l’uomo spettatore e canale di altro nello stesso istante. Un paradosso all’interno dello stesso divenire fenomenico. Guardando gli animali, le piante, la natura, il creato, non possiamo che restare affascinati nel contemplare la perfezione ed armonia di tale creazione.

Tuttavia tutto nel creato soggiace a regole, momenti e movimenti predeterminati, con cadenza e forze perfette che rendono il fluire della vita semplice, potente e spettacolare. La Mente che ha immaginato questo mondo si mostra tramite esso nella sua perfezione, poiché il frutto di tale immaginazione dimostra un’arte e capacità sublimi, con doti tecniche e artistiche non solo massime ma anche compenetrate in egual modo in una simbiosi e sintesi mirabile. Ma ecco che dentro questo panorama, questo spettacolo variopinto e senza fine, troviamo un essere, parte del disegno stesso, eppure, contemporaneamente, dotato di immaginazione attiva a sua volta. L’uomo. L’unico essere creato dotato di immaginazione. L’uomo quindi immagina, crea mondi dentro mondi preimmaginati da un’altra intelligenza. Scenari su scenari. Tramite l’umana immaginazione, ecco sorgere lo spettacolo dell’altro, del diverso, del controverso e dell’avverso rispetto a ciò che è, naturalmente in questo mondo.

Il Cosmico ci ha dato in dono questo suo potere. Potere smisurato. Il suo utilizzo non determina solo il nostro destino singolare, il destino dell’umanità intera, ma tramite la sua potenza, il destino dell’intero creato. Come questo sia possibile è un mistero…forse, e non dobbiamo escluderlo, è persino un inganno. Reputare che il nostro potere immaginifico sia in grado di mutare il panorama di quanto ci circonda è forse pura illusione. Come diceva Spinoza, nulla avviene senza la volontà di Dio. L’immaginazione umana all’interno dell’immaginazione divina a cosa porta? Forse alla sua radice in noi? Forse ci ricorda che non solo nello spirito, non solo nell’anima, ma anche nell’intelletto l’Essere Supremo alberga in noi e noi non siamo che suoi strumenti su tutti i livelli? È l’immaginazione quella parte divina che ci rende i veri spettatori dell’arte creatrice presente nel mondo?

Spettatori del bello, del giusto, dell’armonia, del Sacro, della volontà di potenza per ricongiungerci a Lui? Potremmo mai essere uomini senza il dono di immaginare? Simboli, concetti astratti, creazioni tecniche, arte, linguaggio, e molto altro… tutto sorge da un lampo iniziale posto nel fluire immaginifico. L’immaginazione rende l’uomo capace di astrarsi dal contingente, renderlo partecipe del puro intelletto, della sfera causale, prendere un’ispirazione dall’alto, trattenerla, meditarla e infine elaborarla secondo le proprie strutture e caratteristiche archetipali, per renderla concretamente prodotto finale del (e nel) proprio mondo. Ma immaginazione non è solo questo, non è solo corporificazione di un’intuizione superiore. Immaginazione è anche rielaborazione di un’esperienza, saper rimodellare in funzione di nuovi scenari, poter adattare o completare al fine di migliorare.

Immaginazione è generare pura fantasia al fine di godere del bello e dell’inconsueto, dello spettacolare, dello stupore, dell’emozione. Riprodurre momenti di semplice fantasia fine a sé stessi, per il puro godimento sensoriale, è un grande atto di immaginazione e nutrimento per l’anima. Immaginazione è tecnica mentale cristallina che focalizza il pensiero su un concetto e lo elabora e valuta dalle infinite prospettive per poterlo studiare e padroneggiare con maestria. I bambini sono i primi veri maestri di tale arte. Essi provenendo dalle dimensioni sottili, e novelli praticanti della materia, combinano il loro forte potere mentale immaginifico con questo nuovo strumento nei loro interminabili giochi creando dal nulla, con semplici oggetti, storie e racconti di cui partecipano con profonda immersione. Questo forte potere immaginifico è ancora libero, viscerale, senza regole o filtri, e la sua energia nutre i corpi sottili del bambino.

Crescendo l’immaginazione viene sempre più canalizzata e addomesticata in alcuni percorsi dove l’essere dimostra una particolare predisposizione e attenzione. È nostro compito fornire ai figli dell’umanità tutto quanto possibile per coltivare e ben dirigere la propria immaginazione. È tramite essa che un domani creeranno il loro mondo e, soprattutto, la loro visione di sé stessi e del loro vissuto. Un padre e una madre cardiaci non trascureranno mai questo aspetto dell’educazione dei propri figli.

Con l’immaginazione i grandi condottieri sono riusciti a muovere intere popolazioni, con l’immaginazione gli scienziati hanno trovato nuovi modelli e ristabilito i confini del sapere umano, con l’immaginazione i filosofi hanno codificato il linguaggio sempiterno dei miti e della vita, con l’immaginazione le arti tutte hanno nutrito intere generazioni, ininterrottamente, permettendo loro di elevarsi verso sfere e linguaggi sempre più sottili. Con l’immaginazione l’umanità intera ha compiuto i suoi passi attraverso l’oscurità e l’ignoto. Il mondo erotico trova terreno fertile nell’immaginazione per vivificarsi e rinnovarsi in una perenne rielaborazione ed amplificazione di un gesto in sé così semplice e naturale. L’eros è il luogo per antonomasia della fioritura della potenza immaginifica. Il toro seduto sul fuoco primordiale.

Energia terrestre allo stato puro, pronta ad essere diretta in molteplici potenzialità. Trasgressione, rottura del consolidato, magnetismo istintivo, tutto questo mondo dionisiaco erotico è tanto più potente quanto più l’immaginazione dei conviviali trova concretizzazione nella preparazione rituale e nel compimento cerimoniale dell’atto. È soprattutto tramite l’erotismo che l’immaginazione nella sua forma più semplice e viscerale trova sfogo nella maggior parte dell’umanità non abituata a coltivare questa forma divina, poiché è in questa sfera intima e magnetica che le regole e le imposizioni della società non riescono a penetrare facilmente.

La sua sfera energizzante è quindi il canale potente tramite il quale l’uomo comune, preda del suo istinto naturale, ritrova un contatto con questi fuochi e sfere superiori incomprensibili, sfuggenti, sacri, divini. Come ci ricorda Apuleio, a Psiche, amante di Eros, è vietato vedere il compagno, non può fare altro che immaginarlo nel buio dei loro incontri. Ma quando la sola immaginazione del volto di Eros non è più sufficiente, Psiche con una lampada d’olio accesa ne illumina il viso, cancellando il mistero, denudando e profanando il dio. Ecco che Eros, vola via lasciando Psiche affranta e impotente, poiché essa non è ancora pronta a padroneggiare tale visione divina senza il filtro dell’immaginazione.

Gli amanti si ricongiungeranno molto più tardi, quando Psiche sarà matura per godere di tale forza direttamente, avendo superato innumerevoli prove della vita che la renderanno capace di padroneggiare la visione del dio senza la necessità del filtro dell’immaginazione. Ecco che in questo mito l’immaginazione è un ponte, un passaggio intermedio tra l’anima che anela alla Luce e la Luce stessa nella sua forma più pura. Questa facoltà, l’immaginazione è propedeutica, maieutica, necessaria per arrivare alla Fonte Eterna.

Nel viaggio mistico quando l’uomo comincia a nutrirsi di percezioni sottili, quando comincia a sentire l’ultrasensibile, attraverso meditazioni, controllo delle emozioni, distacco dalle catene materiche, ecco che l’immaginazione si mostra in forme sempre più alte, poiché l’intelletto è puro e pronto a recepirle. Essa, come una compagna, prende per mano l’uomo per portarlo in mondi iperurani sconosciuti, lo vivifica dall’alto, gli mostra ciò che i suoi sensi non potranno mai donargli, con linguaggi nuovi e inesprimibili. Immaginare nel Sacro diviene quindi visione, realtà. Un linguaggio scenico incomunicabile e parimenti potente, che dona all’uomo nuovi panorami nel quale vivere e reperire energie e spazi di lucidità inaccessibili in altro modo.

Tramite questa sfera l’uomo modella il proprio mondo Sacro. Ecco che immaginazione è sorella di Morfeo. Essi sono le due strade maestre e parallele per comunicare sui diversi livelli dell’esperienza umana, al di là del noto, una nello stato di veglia, l’altro nel sonno. È l’immaginazione la liaison sottile tra il mondo del vissuto profano e il piano della Luce vivificante, è in quel contatto tutto il suo potere e il suo scopo. Ed essa, attivata ed attivante nel silenzio, traduce e rende fruibile l’ultrasensibile nell’intelletto dell’uomo predisposto verso tali linguaggi sottili. In questo mistico e artistica sono uguali. È questo il momento in cui l’essere adamitico sfiora il suo Dio. Immaginazione è andare oltre, è restare soli, immaginazione è contatto con la parte nascosta del tutto, è coraggio e pazzia. Pochi uomini curano quest’arte pericolosa. Pochi uomini la nutrono e la custodiscono.

Attardarsi in essa può portare alla pazzia. Eppure un suo bagliore vale più di mille vite vissute senza un anelito di magia. Attraverso la sua grazia l’uomo accede allo spirito primordiale, e diviene esso stesso demiurgo, capace di creare e modellare attivando la divinità latente. Nell’immaginazione rinnoveremo il nostro io. Nell’immaginazione troveremo il ritorno all’origine. Compagna dell’uomo silente, sei arte nascosta, custodita gelosamente dai viaggiatori dell’ignoto.

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