Leggere, ascoltare, chiedersi. Filosofia, mistica, musica, pittura...nello scorrere lento della notte.

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I Simboli sono un canale per accedere ad una conoscenza diretta che non appare a prima vista, spesso una conoscenza nascosta svelabile solo a chi possiede la giusta chiave.
Essi sono un tramite ideale inoltre per sviluppare una particolare intelligenza che meglio si adatta alla comprensione delle leggi della natura e dell’universo.

La ragione è un grande strumento e permette all’uomo prodigi incredibili nel mondo concreto, ma non è la verità in senso filosofico, ne mostra infatti solo una parte. Ecco che il simbolo ci aiuta a sviluppare l’altra parte in modo complementare e ad armonizzare la nostra intelligenza e percezione per avvicinarci in modo completo alla verità totale del nostro essere e della natura che ci sostiene.
Questo argomento, che abbiamo già trattato nei precedenti appunti, è l’aspetto pratico più importante nell’utilizzo del simbolo ed è per questo che il simbolo è studiato in modo predominante nelle scuole dei misteri e della conoscenza esoterica.

Tuttavia sarebbe riduttivo voler dare al Simbolo solo questa funzione di accesso alla conoscenza.
Il simbolo è uno strumento pratico in tante altre valenze e sfumature, a partire dal mondo profano dove il simbolo è usato largamente, in contesti dove spesso lo diamo per scontato e quindi non ci rendiamo neanche conto del suo utilizzo così esteso e fondamentale.

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Innanzitutto il simbolo è strumento di convenzione nel linguaggio partendo dalle lettere che sono espresse visivamente con dei simboli: la A in quanto disegno è un simbolo del fonema A, cosa che si studia da bambini, e quindi si dimentica di come tutta la scrittura sia ampiamente simbolica. Ne è la prova che alcune scritture simboliche, tipo i geroglifici egiziani, ma non solo, oltre a richiamare delle classi fonetiche, avevano nei loro segni delle forme, figure e rappresentazioni afferenti a dei concetti o addirittura piante o animali che sottintendevano, oltre al fonema, un archetipo o una forza o un’idea ben precisa. È noto come gli scribi egizi fossero una classe privilegiata e che solo i sacerdoti potessero interpretare i testi misterici, proprio perché l’interpretazione simbolica era molteplice, ossia su più livelli. «Sii un artista della parola, sicché tu sia potente. La lingua è la spada dell’uomo» recita un detto Egizio.
I simboli ci informano e ci guidano, coi numeri, indicazioni stradali, frecce, aree, linee… molto nel modo profano è simbolo, ma ne siamo così sommersi che non li riconosciamo per ciò che sono simboli.

Il telecomando è un mappario simbolico che ci permette di comandare la televisione. Il cruscotto ci simboleggia lo stato della macchina. Una mappa geografica o stellare, un’equazione matematica sulla lavagna, un disegno tecnico su un foglio, una funzione logaritmica su un display, una tabella di dati… tutto nel mondo umano, quando si ha che fare con la conoscenza, è nella maggior parte processo cognitivo di astrazione fruito attraverso i simboli. E qui, in questo contesto, stiamo parlando di fruizione immediata, diretta, condivisa e univocamente chiara. Questo è un presupposto necessario per un linguaggio efficace. E i simboli si prestano perfettamente a questo.
Ecco che chiunque sia veramente interessato all’aspetto cognitivo dell’essere umano nella sua dimensione più profonda, non può evitare di affrontare questo argomento.

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Vediamo ora delle applicazioni più “nascoste”, meno appariscenti e chiare, ma non per questo meno importanti o chiare.

Il simbolo è anche criterio di demarcazione territoriale sottintendendo la padronanza del luogo all’egregore a cui si richiama.
Il Crocifisso nel mondo cristiano ne è un chiaro esempio, così come la mezza luna in quello musulmano.
Ma se la croce è facilmente codificata come demarcatore simbolico nel contesto del tempio (la chiesa), lo è meno chiaramente in altri contesti. Ad esempio nelle aule di scuola. Il crocifisso appeso spesso dietro la parete del professore o del maestro in un’aula parla chiaramente. Sta demarcando quella stanza in modo chiaro. Dice che il momento dell’apprendimento segue una via di tradizione cristiana. Ecco perché in questi anni questo oggetto appeso sulla parete più in vista dell’aula è fonte di dibattito. E’ nel suo potere marcante territoriale.
La stessa cosa per le bandiere che devono essere poste in alto. Anche questo è un forte linguaggio simbolico. Ne siamo così assuefatti che quasi non ne abbiamo consapevolezza. Il simbolo della bandiera in alto significa predominanza territoriale e di comando, la vicinanza al cielo indica potere e superiorità. Lo stato, nella bandiera, si proclama superiore al singolo e con il potere massimo.

Tutti i simboli in politica hanno un fortissimo aspetto sia di potere sia identificativo, ma anche fortemente emotivo e di egregore: bolscevichi in Russia, fascisti in Italia (il cui nome si rifà proprio ad un simbolo) e nazisti in Germania hanno fatto un chiaro e strumentale uso di simboli persino nelle loro uniformi, come una componente di aggregazione emotiva e fortemente ideologica dove il singolo uomo si uniformava in modo più immediato, quasi catartico con la volontà del gruppo. Il simbolo in questo è sempre stato strumento catalizzatore e facilitatore e i leader politici hanno sempre intuitivamente o tramite lo studio, saputo questo versante del potere simbolico e di come trarne beneficio usandolo per indirizzare le persone senza una forte consapevolezza critica verso le loro proposte o ideologie.


Una volta che avviene “l’aggancio emotivo”, magari in adolescenza dove il magnetismo ricettivo è forte ma poco discernente, la persona ne può rimanere “vittima” inconscia per il resto della vita. Ecco spiegate alcune scelte che si procrastinano spesso fino alla fine della propria avventura terrena senza una apparente logica. Il simbolo richiama ineluttabilmente e magneticamente uno stato passato felice, e la persona ne fruisce a puro livello emotivo disinteressandosi delle ripercussioni nelle altre sfere della vita.

Sotto quest’aspetto il Simbolo è uno strumento di potere che in alcuni momenti della storia ha determinato l’andamento delle cose.

Ecco un classico esempio: durante la rivoluzione francese, il tricolore blu-bianco-rosso venne inventato per sostituire simbolicamente la bandiera bianca dei reali ed esso nei contenuti simbolici era chiaramente in contrapposizione alla bandiera dei Borboni. Con la presa della Bastiglia (impresa anch’essa ad alto valore simbolico, poiché la sua funzione reale, la liberazione di pochi prigionieri, era ovviamente trascurabile), il tricolore divenne il simbolo della prima Repubblica. Ma subito dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo, il tricolore venne risostituito dalla bandiera bianca reale in tutta la Francia. 15 anni dopo, con la Rivoluzione del 1830, ritroviamo il tricolore che si impone definitivamente. Simbolicamente questi cambiamenti di bandiera per le strade e nei punti più alti degli edifici, per la popolazione francese, avevano implicazioni emotive di enorme rilevanza, che costituivano una componente essenziale della lotta politica stessa. Quando nel 28 luglio 1830 venne portato il tricolore in cima alle torri di Notre-Dame e dell’Hotel-de-Ville a Parigi, con l’esito della battaglia ancora incerto, la vista di questi simboli contribuì a risospingere il popolo nella lotta con rinnovato ardore.

Da queste vicende si vede come nei simboli sociali e politici esistono 2 poli semantici, uno ideologico e l’altro sensoriale: il simbolo evoca determinate visioni del mondo, certe idee relative alle entità sociali, alla storia, ai sistemi normativi e ai diritti dell’uomo, ma nello stesso tempo suscita anche particolari stati emotivi collegati ad essi e la cosa determina una pulsione motrice nell’animo umano che lo porta a rispondere in modo quasi inconscio alla stimolazione sensoriale del simbolo in certi contesti ed in certi momenti critici.
È ora chiaro che le bandiere, le figure eroiche (come la Marianne), le uniformi, le musiche e tutto quanto può essere utilizzato di scenico è funzione chiara del potere simbolico. Esso viene utilizzato per portare gli uomini nella sfera emotiva atta a farli agire come loro credono necessario, ma in tutto questo il processo è falsamente razionale, ma puramente emotivo e associativo.

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Come stiamo vedendo il simbolo apre porte emotive in modo automatico attraverso il processo di associazione e questo è usato non solo in campo politico ma anche in campo ludico e in campo artistico.

Il ????? ?? ????????? di romana memoria è giunto a noi in forme più attuali con una rappresentazione scenico-simbolica che ha le stesse finalità se non addirittura maggiori di quei tempi.
Le squadre che si affrontano in uno stadio simboleggiano gli eroi della propria città che affrontano, sul campo di battaglia, gli eroi delle altre città come fecero Achille ed Ettore nella guerra di Troia. Le divise sportive sono le uniformi delle battaglie. Gli arbitri rappresentano la volontà giuridica che governa il campo di battaglia. E in questo contesto ritroviamo la simbologia primitiva e più diretta del popolo, una rappresentazione scenico-simbolica per ricollegarsi alla propria tradizione arcaica di guerre e battaglie con i popoli vicini. È per questo che le partite sportive più sentite sono sempre con le squadre delle città vicine: perché lo scontro bruto avviene sempre innanzitutto con le popolazioni limitrofe.
Ecco che il simbolo non è solo il semplice segno od oggetto, il simbolo è anche la rappresentazione scenico-simbolica. Questo lato del simbolico è parimente potente e catalizzatore di certe emotività che l’uomo deve vivere in modo collettivo fin dai tempi più remoti. Queste rappresentazioni simboliche, si rivestono di nuovi abiti, parlano nuove lingue col passare dei tempi, ma nei loro contenuti essenziali, sono linguaggio simbolico arcaico profondo e continuo e proprio per questo, necessario e potentissimo.

Un argomento interessante sul versante ludico simbolico sono sicuramente i giochi delle carte e gli scacchi. Ma in realtà ogni gioco è simbolo e rappresentazione di altro. Attraverso il gioco, il bimbo viene iniziato al mondo, ne carpisce le regole e le modalità. Nel gioco si sperimentano nuove situazioni, nuove modalità, nuovi principi. Il gioco è come un rito iniziatore magico e rappresentativo del mondo reale.

Negli scacchi la simbologia è potente e ci insegna dell’eterna lotta ed equilibrio tra le forze della notte e del giorno. Un signore della notte, con le sue forze archetipali contro un signore del giorno con le stesse forze a disposizione. E nel gioco vince il signore che, non con la forza bruta, bensì con l’intelletto è in grado di usare le proprie forze nel modo più armonico (la capacità posizionale), nel modo più volitivo (l’atto strategico) e nel modo più profondo (la capacità di analisi tattica). Ecco che il gioco è strumento di apprendimento e di esperienza. Poiché gli scacchi sono un piano simbolico delle forze che ci circondano nella vita.

Le carte sono un altro racconto simbolico della nostra vita e dell’universo. Le 52 carte rappresentano le settimane dell’anno. I 4 segni le stagioni ma anche le sfere del nostro vissuto, gli arcani minori sono tutte rappresentazioni ben codificate a partire dalle figure (re, regina, cavallo e fante) e se non chiare a livello conscio, tali simboli vengono comunque percepiti a livello sottile inconscio. Una partita rappresenta una vita o un ciclo, nel quale tutte le carte giocate, ad una ad una, ci raccontano ogni volta una storia nuova, sempre dentro le regole del gioco che è la nostra stessa vita. Noi come giocatori non siamo altro che la rappresentazione di noi stessi ma in un universo parallelo puramente simbolico, dove gli altri giocatori, così come nel mondo reale, rappresentano forze a volte alleate a volte nemiche nel raggiungimento del nostro ideale.

La nostra bravura nel giocare, nel ricordare le carte, nel prevedere le mosse degli avversari dai loro comportamenti, non è altro che l’arte di capire il mondo e le sue regole e come poter trarne il miglior risultato e beneficio possibile. E in questo gioco simbolico la visione del tutto ci insegna moltissimo: come porci nei confronti della partita e degli avversari, come sviluppare il nostro intelletto logico dentro le regole, come apprendere l’equilibrio tra attesa e azione, tra memoria e slancio intuitivo, come interpretare l’avversario e la potenza delle sue carte rispetto alle nostre. Non è forse, questo gioco simbolico, un maestro che ci abbraccia amorevolmente, deliziandoci, con l’espediente di un gioco, ma insegnandoci in realtà, silentemente, l’arte del vivere in equilibrio?

Parleremo dell’arte in un altro contesto poiché il rapporto simbolo arte è interessante e merita un discorso a parte.

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Abbiamo visto fino ad ora come il simbolo sia un linguaggio vasto: dell’utilizzo della pura sfera razionale con i simboli matematici, ad applicazioni pratiche e utili nella vita quotidiana, utilizzi di demarcazione territoriale, utilizzi politici e persino nella sfera ludica.
Rimane da vedere il lato pratico operativo nel sacro del simbolo che è oggetto di studio nelle scuole iniziatiche.

Innanzitutto il simbolo, come abbiamo già visto, è un portale verso altre vibrazioni e altri regni.
I glifi e altri simboli di teurgia operativa sono da sempre stati codici di accesso a entità. Saper usare questi simboli nella corretta ritualità teurgica da accesso a questi piani e a queste forze e esseri.

Tutta la magia operativa, dalla Teurgia fino allo Sciamanesimo fa un utilizzo imprescindibile di simboli sai in forma scritta, di oggetti, gesti, posture, postazioni e preparazioni sceniche nel tempio, profumi, atmosfere luminose, etc… Queste diverse modalità simboliche sono mezzi o chiavi per richiamare quanto richiesto su un piano accessibile, o viceversa per aiutare il Magus ad innalzarsi verso le ottave di presenza di tali energie. Queste tecniche sono tramandate in via esoterica e la capacità di farne uso è argomento delicato e soggettivo.

Credo che su questo argomento non sia utile aggiungere altro in questo discorso. Vi sono sedi molto più opportune per approfondire questo tema, per chi ne è interessato.

Ma il simbolo sempre in chiave esoterica può essere usato in modo operativo anche facendone un utilizzo diretto per dialogare con la natura e chiederle degli aiuti o favori.
In Africa i cacciatori disegnano sulla terra le proprie prede infilzate dalle loro lance prima di andare a cacciare come auspicio e forma di visualizzazione di ciò che vogliono concretizzare; alcune tribù, durante i riti propiziatori della primavera, scavano buchi a forma di vagina nella terra buttandoci dentro lance simbolizzando l’atto procreativo e richiamando la fertilità per l’anno che sta iniziando.

Le segnature delle donne contadine sono un esempio classico, tradizione tramandata di donna in donna, dentro la famiglia, in determinate notti dell’anno. Le segnature sono un’arte iniziatica simbolica che sfugge alla nostra sfera razionale eppure mostra come il simbolo dia accesso e sottometta (in un senso positivo) le forze della natura e le utilizzi alle necessità umane tramite Maghi che ne possiedono le giuste chiavi. Con la tradizione delle segnature è evidente che per diventare operativi attivi, non è sempre necessario frequentare scuole misteriche e fare un percorso molto strutturato. A volte l’iniziazione è immediata e semplice. Il percorso pratico avviene quindi di fianco ad un Maestro d’Arte che ti insegna con il suo esempio. Anche questa è scuola simbolica.

Un altro esempio è la creazione di un simbolo ben specifico, parliamo degli amuleti e dei talismani, simboli antichi come il mondo, ad esempio con finalità protettiva, afferente ad una certa sfera che a noi interessa, ad esempio la protezione di una casa. Ecco che creare nel giusto modo il simbolo protettivo e porlo nel centro della casa, o meglio ancora sotto la casa, ha un’azione di protezione in quanto le forze sottese dal simbolo si attivano spontaneamente appena collocato con la giusta preghiera (l’utilizzo di tali oggetti viene sempre attivata magneticamente con un collegamento alla Grande Madre per mezzo di una invocazione cardiaca), creando una struttura energetica in tal senso.

Così vi sono simboli di fertilità, di attivazione, di abbondanza, di cura, etc… Questi simboli, corporificati negli amuleti e nei talismani, fanno parte di un’arte operativa simbolica studiata non solo nelle scuole magiche, ma perfino nelle tradizioni popolari e rurali. Un testo che avvia a tale via è sicuramente la Filosofia Occulta di Agrippa. Eccone qualche riga per comprendere: “????? ?? ?????? (? ???????) ??????? ??????????, ?????? ??????? ????????? ????? ????? ? ??? ??????? ??? ??????????? ????????. ? ???? ??????? ???? ?? ?????????? ? ?????? ???̀ ???????, ???????? ??? ????? ???????? ???????? ????’?????????? ? ????? ?????????????? ????????, ?? ????? ????? ???? ?????? ????? ?? ??’??? ?ℎ? ?? ???????? ?????? ?? ???? ???????…” (Cap XXIII Libr. II°). Parole che andrebbero meditate per capire la potenza di queste applicazioni simboliche.

Ecco che Agrippa ci dice che non solo Amuleti e Talismani operano meraviglie. Ma anche il semplice disegnare i giusti simboli sulla semplice carta può dare luogo all’Arte. Poiché nella carta stiamo, con un atto creativo divino (di cui l’uomo è dotato), corporificando un’idea e una potenza che vogliamo attivare. L’utilizzo magico quindi del simbolo in questo contesto, se fatto con la giusta ritualità e presenza magnetica, darà luogo agli effetti richiesti, sia che esso sia su un foglio di carta, sia che sia una matrice più nobile. È il Magus, il magnetismo e il rito ad attivare le potenze, non il materiale di supporto in sé o la grandezza del materiale.

Saper usare il simbolo in tale contesto, con i 5 elementi e le opportune geometrie sacre dà accesso a questa scienza iniziatica. E si è già detto molto.

Trattare le applicazioni pratiche e operative del simbolo è argomento sconfinato. Il simbolo è uno dei linguaggi più vasti ed utilizzati nel campo umano in differenti contesti e sfere cognitive.

Speriamo di aver dato, almeno parzialmente, un’idea della vastità di questo oceano i cui confini sono difficilmente contemplabili in un singolo sguardo.

Buona navigazione.

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Alchimia e Simbolo sono da sempre collegati.
Non vi è Alchimia di nessun tipo, inclusa quella operativa da laboratorio, senza uno studio approfondito e sistemico del mondo simbolico-alchemico. Il simbolo nel suo linguaggio silente è un tramite perfetto per avere accesso al misterium dell’Alchimia. Alchimia è comprensione della natura, padronanza della natura, accordo con la natura e arte della natura.. Nell’incontro tra Uomo e Natura, il linguaggio simbolico è il ponte ideale che unisce soggetto ed oggetto della conoscenza. I significati da interiorizzare sono di matrice diretta, simbiotici per il nostro essere corpo, sono un richiamo al proprio essere fisico come materia nella natura.

Questo ritorno alle radici, questo incontro con la propria madre prima, la natura, è di tipo profondo e viscerale, e il Simbolo, come significante è un linguaggio perfettamente funzionale ad insegnare senza interferire con sfere che ostacolerebbero il contatto puro e indisturbato con la propria fonte.
Nell’Alchimia il primo laboratorio e il primo scoglio è la comprensione del linguaggio Alchemico stesso. Molti, moltissimi si fermano già a questo primo scoglio. E forse questo è un bene. La confusione e l’impenetrabile lingua dei Veri libri Alchemici origina da un’arte sottile la cui chiave può essere trovata solo studiando ripetutamente tutte le porte che danno accesso alla Sala Alchemica. Gli Alchimisti sono ingannatori e menzogneri, parlano di una cosa e nel contempo te ne mostrano un’altra.

Definiscono un concetto con un termine e dopo poche righe utilizzano lo stesso termine in un altro contesto. È un racconto in una lingua apparentemente non logica, intricata, piena di segni e di figure a corredo che accennano, mostrano ma non delineano e chiarificano.
Eppure, dentro questa confusione, nel ripetersi di termini alchemici, di simboli e figure, il ricercatore motivato, con una grande lucidità critica, un’intelligenza aperta e una strenua perseveranza, può ritrovare un filo conduttore che porta ad orientarsi nella foresta. E ne può uscire vincitore.


Classi Alchemico Simboliche


I Simboli Alchemici innanzitutto sono rappresentazioni di diverse classi concettuali:

– Vi sono le diverse Forze della natura, nelle loro diverse espressioni e declinazioni, nei loro archetipi funzionali e pratici nell’Arte.

– Vi sono i diversi Tempi del momento alchemico, dato che nell’alchimia non solo la manualità e la conoscenza sono arte, ma anche la percezione del tempo e del suo fluire all’interno della materia cangiante.

– Vi sono le Temperature che vengono utilizzate nell’atto alchemico e la giusta comprensione dei fuochi è uno scoglio non solo intellettuale ma anche pratico dato che chi non ha maestria nel contenimento dei suoi impeti energetici non può controllare le lievi temperature della Gallina o forse domare le forti fiamme dell’inferno che ci consegnano le importanti ceneri bianche.

– Vi sono le Materie, sia le Prime che le accessorie e secondarie; le più disparate e diverse, terreno sul quale i pochi sopravvissuti alla prima sfida del linguaggio, sono ugualmente stati decimati e ingannati.

– Vi sono gli Uccelli delle operazioni dell’arte che ci mostrano la manualità e la maestria da applicare sulla Materia seguendo il volo che corporificherà il drago volatile.

Tenendo presente la Tavola Smeraldina, la genesi dell’Universo è presente nel Rito Alchemico e ogni creazione alchemica è il ritorno e il richiamo di tale genesi primordiale. Ecco che i simboli nel percorso Alchemico non ci parlano solo dell’Arte nella sua valenza Umana, di microcosmo, dove l’Adepto percorre la Grande Opera per sua utilità o ad utilità dei suoi simili. I simboli sono anche racconto ancestrale della creazione divina, soprattutto ci insegnano i momenti, le potenze e i livelli per giungere dal primordiale CHAOS alla finale REBIS.

I bellissimi disegni nell’Utriusque Cosmi di Fludd sono un esempio ispirante di questo parallelismo.
E i Simboli sono perfettamente versatili in questo lavoro, poiché nel loro contenitore, sottendono a tutte queste letture e a diversi altri contenuti che l’uomo può trasformare e rendere fruibili a secondo del piano di laboratorio sul quale li intende utilizzare.

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La presenza simbolica degli uccelli nei vari passaggi, corvi, pavoni, aquile, cigni, colombe, pellicani, fenici e persino draghi alati… sono molto potenti, perché non solo ci insegnano le operazioni nei loro tratti caratteristici e nei loro colori, ma provenendo dall’elemento aria, ci richiamano ad un fuoco alto che nel nostro operare si sta corporificando. L’uccello è l’animale leggero per antonomasia, difficile da afferrare, sfuggente, bisogna catturarlo ma senza ucciderlo come fa il cacciatore, uomo maldestro e incosciente di tale bellezza, altrimenti l’Opera è persa, e bisogna riuscire a portarlo dal Corvo fino alla Fenice, passando per tutti i colori e generi di uccelli, lasciandolo sempre in vita e senza farlo volare via.


Sempre nella classe degli uccelli vi è il simbolo alchemico per antonomasia: l’Uovo. A molti sfugge il fatto che l’Uovo sia la genesi dell’Uccello mistico in tutte le sue forme (tranne che per la Fenice). L’Uovo Alchemico è infatti una sintesi simbolica di tutto il Mondo Alchemico, sottende a tutto il tempo e lo spazio alchemico e in parallelo a quello universale, fin dal principio dei tempi. L’Uovo Alchemico (in genere raffigurato leggermente allungato e alto) è il simbolo più implicito e potente dell’Alchimia speculativa in primis. È Opera dell’alchimista aprirlo con estrema cura, estrarne dal Chaos la Materia viva, purificarla, rivitalizzarla in chiave ricettiva, congiungerla con lo Sposo Alchemico (il Re) e ottenere il Rebis.

In tale percorso sull’arcobaleno operativo, l’Uovo si apre sempre di più, si mostra fino a rompersi completamente, per dare spazio alla Luce finale che rompe tutte le catene materiali e spirituali del suo guscio. Ecco che il Fuoco della Fenice si mostra in tutta la sua forza consumando la materialità costrittiva del guscio. La Maestria Simbolica di tale analogia, che gli antichi Iniziati adottarono traendo dagli animali i concetti più adatti, lascia ancora oggi pieni di stupore e ammirazione lo studioso sincero e cardiaco.

Pianeti e Costellazioni
Le presenze simboliche Planetarie e Zodiacali sono in analogia perfette con alcune Materie metalliche e con i momenti alchemici, e se i Pianeti infatti sono elementi richiamanti a corporeità definite (le materie Prime metalliche e gli Archetipi ad esse sottese) così i mesi Zodiacali sono la suddivisione implicita, nell’arco temporale unitario, dei momenti e gradi della Grande Opera. Queste analogie apparentemente così semplici e dirette, quasi banali o fortuite, sono invece, oltre che potenti e antiche, un’arte simbolica di tale eleganza e raffinatezza che viene quasi la tentazione di fermare il lavoro operativo per ammirare tale cattedrale architettonica costruita dal Creatore Primo, l’Alchimista Massimo, e con il solo ammirare questa bellezza armonica, il cuore dell’adepto può trovare la propria Lapis Philosophorum interiore.

A questo momento di estasi interiore si richiamano tutte le preghiere e invocazioni di apertura del lavoro di laboratorio che ogni vero Adepto dell’Arte sa che deve compiere prima dell’ingresso nella Materia.
Poiché questo viaggio nel VITRIOL, nella sua durezza e solitudine, è viaggio cardiaco nella bellezza primordiale e vergine delle forze cosmiche prime. Si veda a tal proposito la famosa illustrazione di De Vries nell’Amphitheatrum di Khunrath.

L’alchimista è in ginocchio, in preghiera vera e profonda, con braccia allargate, in segno di supplica e ringraziamento, poiché entrare in questo mare simbolico vivo e creativo, necessita di grande lucidità e presenza mentale, ed è un privilegio a cui pochi sono realmente chiamati attraverso un dono di Grazia divina.

Geometriche Pure
Infine vi è la classe simbolica delle figure geometriche pure. Questi simboli sono particolari e nella loro apparente semplicità ci insegnano intuitivamente, mostrandoci la strada sulle forze e le qualità che il cammino ci pone di fronte. Qui troviamo gli aspetti più operativi: i tempi con ad esempio la notte e il giorno; lo stato della materia: condensata, sublimata, evaporata, corporificata, calcinata; le materie secondarie, funzionali ai lavori, come gli acidi, le basi con le loro varie forze; i Sali di tutti i tipi, dato che nel laboratorio alchemico i Sali sono materia operativa importante, Salgemma, Nitro, Tartaro, Potassium…


Per la trattazione simbolica del Trio fondamentale Alchemico Zolfo-Mercurio-Sale si rimanda al Cap. 2 di questo studio Simbolico (Simbolo e Geometria Sacra).
Sempre in questa classe Geometrica vi sono infine i 4 elementi: Fuoco e Aria triangoli maschili Acqua e Terra triangoli femminili, con Aria e Acqua con una linea intermedia. Questi simboli oltre a parlarci in modo molto chiaro di cosa siano questi elementi in sé come qualità e funzionalità (trattazione che non affronteremo per questioni di spazio), ci mostrano attraverso il numero 3 che essi sono vettori e promotori di un’energia primordiale che li sottende tutti. Il 3 è infatti numero della generazione e del movimento tra i vari stati dell’essere. Dalla base si arriva all’apice attraverso un processo di sintesi che crea altro dalla matrice base.

Ecco che mentre Acqua e Terra tendenzialmente corporificano l’energia e la consapevolezza nel nostro piano materiale, Aria e soprattutto Fuoco le spiritualizzano e attivano.
È interessante a questo punto un approfondimento sugli elementi, non solo per mostrare come i simboli lavorino in modo sottile, ma anche come siano stati codificati per mostrare anche ciò che non appare a primo livello guardando solo il simbolo. I simboli infatti vanno anche combinati e studiati da diverse prospettive. Vediamo un classico esempio di questo lavoro particolare, ponendoci nell’ottica degli Elementi alchemici. Nei simboli alchemici, non è presente in modo esplicito il 5° elemento, l’Etere. Eppure l’Etere, come sappiamo è il progenitore dei 4 elementi materiali ed è l’elemento base di tutta la creazione, poiché esso è una declinazione dello Spirito Universale.

Nonostante questa importanza prima nell’Alchimia, esso come simbolo non è trattato in modo esplicito nei testi Alchemici che si hanno normalmente a disposizione. Come mai? Questo, ai più attenti ricorda sicuramente il racconto dei 5 solidi platonici, anch’essi Simboli di Geometria Sacra, ma tridimensionale, degli elementi: Cubo-Terra, Tetraedro-Fuoco, Ottaedro-Aria, Icosaedro-Acqua e infine Dodecaedro-Etere. Molti sanno che Platone voleva che i suoi discepoli non citassero mai le caratteristiche e proprietà del Dodecaedro, pena espulsione dalla scuola.

Questo racconto ci introduce al tema dell’Etere in chiave simbolica. Perché avere accesso alle chiavi del simbolo eterico significa padroneggiare lo Spirito, divenire quindi un Magus nel senso più alto del termine. Ecco che il simbolo rimane celato nei testi. Tuttavia, con lo studio corretto dei 4 elementi e sapendo i loro rapporti e il loro rapporto con l’Etere, si può trovare il simbolo del 5° elemento. Poiché tutti e 4 gli elementi originano per condensazione successiva dalla stessa sorgente, ecco che per arrivare all’origine, bisogna riunirli tutti, nello stesso punto e in tal punto si troverà la loro origine.

Questi 4 simboli sovrapposti, mostrano un altro simbolo noto e famoso, che però generalmente nei testi alchemici se presente non è esplicitato per ciò che è veramente. E, in particolare, sono i simboli intermedi dell’Aria e dell’Acqua a darci l’indicazione precisa di come vadano ricombinati, utilizzando come riferimento la linea orizzontale intermedia, poiché è essa che se posizionata correttamente sull’altro simbolo ci darà la chiave di incastro corretta. Questa linea intermedia è la parte del simbolo complementare già presente, come a mostrarci un Elemento pronto ad una transizione di fase verso il successivo.

Ecco che i simboli degli Elementi sono a doppia lettura e doppia coppia: Fuoco e Aria come caldi e con punta ascendente, mentre Acqua e Terra Freddi con Punta discendente. Ma Fuoco e Terra sono puri con qualità Secca mentre Aria e Acqua sono ad incastro con qualità Umida. Lascio al lettore la piacevole scoperta del simbolo Etereo.

Livelli di Linguaggio
Come vediamo nel mondo Alchemico il Simbolo è foriero di moltissime informazioni, tant’è che è forse l’unico genere di conoscenza che presenta i famosi libri muti, cioè che non contengono scritti se non nei minimi termini.Abbiamo testi alchemici famosi nella loro bellezza figurativa e simbolica: lo Splendor Solis, Il Mutus Liber, libri essenzialmente muti, che vanno studiati quando si è già introdotti nell’Arte; abbiamo poi i libri in cui i simboli sono centrali e corredati da testi o musica: Atalanta Fugiens, Libro delle Figure Geroglifiche, il Rotolo di Ripley.

E infine libri più discorsivi ma che includono sempre figure simboliche in modo imprescindibile: 12 chiavi di Basilio Valentino, Donum Dei di Aurach o la Trasmutazione Metallica Sogni 3 di Nazari da Brescia.
A seconda del livello dell’Iniziato e della Scuola Misterica abbiamo sempre a livello Simbolico, diversi linguaggi e livelli espositivi, sia puramente simbolici, che misti che puramente discorsivi.


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Mi preme infine menzionare un simbolo importante tanto quanto l’Uovo Alchemico. Anche in questo caso siamo al cospetto di un simbolo del regno animale in forma particolare: l’Ouroboros, il serpente ripiegato su sé stesso. In questo simbolo è inclusa in potente sintesi simbolica tutta l’attività creatrice e distruttrice dell’Energia Universale, la Materia Prima del MacroCosmo.

La Forza Vitale come Forza motrice dell’universo che attiva e consuma sé stessa rigenerandosi continuamente in molteplici ed infinite forme. L’Ouroboros è il mondo che si autofruisce, che si autoesplora, che si rigenera dalle sue ceneri, che non si ferma mai. Lo Spiritus Mundi in azione. Dal punto di vista temporale ci riporta alla dimensione ciclica del fluire, in una chiave di continuo fluttuare avanti e indietro, di ritorni, di rielaborazioni. Non mostra il tempo classico lineare con un inizio e una fine, anzi dice che tutto è un unico continuum presente in una ruota che incessantemente percorre i suoi eterni cicli.

È un tempo di matrice matriarcale.
Il cerchio geometrico-spaziale dell’Ouroboros ci mostra l’universo nella sua totalità, mostrando questa regola come presente ovunque, senza eccezione. Se l’Ouroboros è lo Spiritus Mundi in movimento, l’Anima Mundi è il suo perno centrale attorno a cui ruota la creazione, fisso e intoccabile, l’autocoscienza che osserva l’eterno gioco divino nel suo apparire e fluire multiforme senza sosta. Per gli Alchimisti l’Ouroboros è la sintesi massima dell’energia che deve essere domata per venir utilizzata dal Magus, ecco perché spesso, al contrario dell’Ouroboros ermetico cosmologico che è singolo, quello alchemico è doppio: poiché ci parla nuovamente del matrimonio alchemico tra lo Zolfo, alato e il Mercurio terrestre che lo riceve.
Essi in una danza divoratrice, si consumano e uccidono l’un l’altro, dando origine al Corvo, per poi, alla fine del ciclo, rinascere come l’Ouroboros bianco unico Ermetico, ossia la Quintessenza.


L’Alchimia, un mare simbolico vastissimo, in cui ci si può perdere. Un mare non per tutti. Affascinante, ma per poterne fruire si necessita di grande volontà, perseveranza, acume, ascolto e una grazia naturale verso le cose sussurrate. Ecco che allora potremo dolcemente navigare su queste infinite correnti simboliche che ci porteranno su terre magiche sconosciute ai più…


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Come può il simbolo portare ad una Conoscenza? Possono i simboli ampliare la conoscenza? Possono infine dare una visione diversa della conoscenza, mostrare modi diversi di arrivare ad una conoscenza o dare accesso ad una sfera della conoscenza che non sarebbe altrimenti fruibile? Nella nostra cultura, l’approccio alla conoscenza è di tipo razionale, nozionistico innanzitutto. Il processo cognitivo e didattico è basato sullo studio a partire dalla memoria per poi, attraverso la logica e la capacità di ragionare sui concetti acquisiti, arrivare a concetti più complessi.

Ma essenzialmente il percorso, che per semplicità possiamo definire di tipo destro, è nella sostanza mnemonico e quindi razionale-logico. Questa via cognitiva, non solo porta a delle chiare strutture logiche e classificanti ma, soprattutto, imposta la modalità di apprendimento e conoscenza del proprio microcosmo e del macrocosmo fin dalla tenera età; ad un livello più profondo imposta quindi la nostra struttura mentale cognitiva nel suo approccio verso la conoscenza stessa.

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Esiste tuttavia un tipo di conoscenza e quindi una via cognitiva più intuitiva, diretta e quindi destrutturata, o sarebbe più corretto dire strutturata in modo diverso. Essa è la via sinistra, che sviluppa altre modalità di visione del mondo, del nostro porci in essa e delle possibilità di interazione che abbiamo esternamente e interiormente. Normalmente questa seconda via non è, se non in minima parte, toccata e sviluppata in questo periodo storico-culturale e rimane latente per alla fine essere sviluppata, la maggior parte delle volte, in chiave personale e puramente spontanea, da alcune persone.

Ecco in questa seconda via, il simbolo è un vettore ideale, esso tende a risvegliare questa via. Stimola la curiosità figurativa e non verbale, da accesso ad uno studio silente, porta ad una meditazione ed elaborazione dell’informazione in sé, e soprattutto non lascia una sicurezza dogmatica e inconfutabile dell’informazione in quanto lo stesso simbolo può essere codificato in diverse modalità e portatore di messaggi sovrapposti.

Se la via destra tende a darci una visione chiara e sicura (reale o presunta) del nostro percepire oltre che una capacità naturale a catalogare il tutto per renderlo più velocemente fruibile ed utilizzabile, la via sinistra crea correlazioni complesse e cangianti e mostra il mondo in modo più dinamico e meno gerarchico. Sono linguaggi cognitivi complementari e probabilmente sarebbe utili svilupparli, in modo consapevole, entrambi. La pura via destra è quella della tecnica, dell’utilizzo del sapere in modo sistemico e finalizzato. La pura via sinistra è quella dell’arte, della reinterpretazione del vissuto in modo sempre diverso. Avere accesso ad un percorso di conoscenza simbolica è utile per chi è interessato ad una via di conoscenza bilanciata.

Lo studio approfondito dei simboli e la applicazione degli stessi è infatti esperienza prevalentemente sinistra ma con aspetti della via di destra soprattutto nella comparazione degli stessi e nella classificazione. Nella radice e nella prima esperienza il simbolo ci porta nella sfera sinistra, ci aiuta a rivedere l’apparire per ciò che sottende, ci porta nell’interno del fenomeno e della nostra consapevolezza, crea una spirale interna. Molti amanti della via simbolica preferiscono avere una relazione col simbolo prevalentemente ed essenzialmente di sinistra, e usano quindi il simbolo come forma di conoscenza introspettiva e divinatoria senza volerlo razionalizzare. Questa via è quella che attiva il simbolo e lo vivifica per ciò che è veramente, un significante contenitore di un significato che non appare. E quindi usare la via sinistra nella conoscenza attraverso i simboli è una via completa in sé che ha una funzione ben chiara e arricchente.

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Vediamo qualche applicazione concreta di conoscenza in questa chiave. Con l’utilizzo del Simbolo silente, la pura via sinistra è una strada per la conoscenza del Sé nel senso più alto del termine: l’incontro con la Realtà del nostro Sé è possibile infatti solo attraverso un’intuizione diretta e destrutturata, facoltà dell’anima che trascende le separazioni, i dualismi, le dialettiche spesso conflittuali della nostra mende razionale ordinaria, e il simbolo è un vettore perfetto in questo ingresso nell’interiora della propria terra. In tale contesto il Simbolo è personale e soggettivo e spesso è creato dalla persona stessa. Nella creazione del proprio Simbolo l’Iniziato mette, in un atto magico di creazione, il suo Io profondo intuitivamente, per poi riviverlo e reinterpretarlo con una strada questa volta inversa, dall’esterno all’interno.

I Simboli usati in chiave Archetipale ci danno invece accesso alla conoscenza delle leggi della natura e del mondo, la meditazione su questa tipologia simbolica è un’antichissima tecnica, ad esempio con gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, e ci permette di penetrare le forze universali per vedere come esse si relazionano fra di loro e con la nostra coscienza. All’interno delle rappresentazioni figurative dei Tarocchi troviamo simbolizzati diversi livelli: il disegno complessivo in sé, i particolari e gli oggetti o animali a corredo, gli spazi e posizioni dei diversi contenuti e i colori degli stessi.

Ogni aspetto e dettaglio dell’Arcano rappresentato è una conoscenza particolare e il disegno totale in sé ci porta ad un altro livello di conoscenza dentro lo stesso territorio. Tale meditazione cognitiva può essere fatta in diverse forme: sul singolo Simbolo archetipale per comprendere-vivere il sottostante modello, oppure su alcuni Arcani messi in relazione fra di loro, in successione lineare, creando quindi un discorso, e avendo accesso quindi alla risultante totale di questi Archetipi in una visione di successione temporale.

Infine possono anche essere messi in relaziono geometrica più complessa. Questo ultimo studio è meno noto e insegnato ma è il più complesso e profondo. Poiché si possono creare con i Simboli archetipali dei Simboli a loro volta disponendoli sul piano o nello spazio, seguendo le regole della Geometria Sacra. Una variante in forma temporale di questo ultimo metodo, è ristudiare gli stessi Arcani nella stessa disposizione geometrica, ma cambiandoli di posto ogni volta, seguendo delle logiche predefinite; otteniamo quindi un percorso che ci mostrerà altri aspetti. Creiamo quindi simboli di simboli e questo crea relazioni fra gli archetipi che ci parla delle strutture portanti e delle regole dell’universo.

L’Albero Sefirotico è un altro ponte simbolico che da accesso alla conoscenza e per quanto esso sia più adatto ad una forma mista di studio che contempli entrambe le vie, la sinistra e la destra insieme, tuttavia può essere usato in forma meditativa-contemplativa, anche senza uno studio preliminare delle varie strutture portanti dello stesso (la via preliminare destra). Questo perché l’Albero Sefirotico è una codifica in chiave diversa degli stessi Archetipi visti precedentemente nei Tarocchi, e quindi esso in sé, permette ad una coscienza particolarmente ricettiva e sviluppata di entrare in contatto con gli stessi modelli. E’ importante notare come nel simbolo dell’Albero Sefirotico nella sua totalità, sia presente una forte Geometria Sacra e come tale geometria sia la base di genesi e di sviluppo dell’albero stesso.

Ecco che in tale Simbolo formato da simboli, la conoscenza è un percorso vastissimo e denso di concetti diversi e complementari. Un vero e completo libro simbolico a tutti gli effetti che ci parla, restando comunque muto ai non iniziati in tale pratica. Altri esempi di conoscenza attraverso i Simboli sono i Ching e l’interpretazione degli auspici. Entrambe queste forme di conoscenza, che non tratteremo nel dettaglio per questioni di spazio, sono antiche e danno accesso alla comprensione del nostro essere nel mondo.

Ci aiutano percepire la realtà nascosta e sottile del mondo fenomenico e a vedere come noi siamo in relazione con esso, in questo modo ci indicano una strada o ci suggeriscono delle prospettive. Anche in questi 2 casi il percorso di conoscenza-comprensione è simile a quanto visto nello studio degli Arcani e dell’Albero Sefirotico: l’Universo si regola e dinamizza attraverso modelli Archetipali i quali vengono strutturati e condensati in forme simboliche attraverso la Geometria Sacra. Queste forme simboliche, opportunamente strutturate e utilizzate fanno da tramite tra la coscienza che le utilizza e l’Universo stesso.

Il linguaggio è diretto e il Simbolo con l’Archetipo sono il tramite. Un altro campo importante della via di Conoscenza Simbolica è quello ermetico-alchemico. In questo caso il Simbolo introduce ad una conoscenza diversa rispetto ai casi precedenti. Nel campo ermetico il simbolo è più operativo, più funzionale più focalizzato. Il simbolo in questo campo ci insegna il ragionamento per analogia, questa è una chiave importante da possedere nell’Alchimia; l’analogia è una comprensione tipica della via sinistra, arriva alla conoscenza per similarità e affinità, quindi senza il linguaggio razionale o della parola.

Il Simbolo mostra una classe di concetti e l’alchimista applica tali classi nelle varie sfere di conoscenza. È forse nel mondo alchemico che l’interpretazione dei simboli trova la sua forma più conosciuta e trattata. Per alcuni l’Alchimia è infatti Arte Psicologica per eccellenza, per altri è Arte Mistica di elevazione dello spirito, per altri ancora è Arte Operativa da Laboratorio (alchimia esterna) e per altri Arte Operativa attraverso l’Athanor Corporale (Alchimia interiore); si potrebbe continuare con altre sfere di applicazione dei simboli alchemici…

Vi sono molti campi di conoscenza trattabili attraverso i Simboli Alchemici e nessuno di essi è l’unico o il principale, se non in chiave soggettiva, proprio perché questi simboli danno accesso ad una conoscenza per analogia verso gli elementi ai quali si riferiscono. La conoscenza alchemica è protetta nel simbolo e può viaggiare in tutti i diversi ambienti e periodi, anche i più cupi, senza storpiature e modifiche. Colui che saprà aprire e attivare i simboli contenuti nei libri alchemici, come il Mutus Liber o lo Splendor Solis (per citare 2 fra i più studiati in chiave simbolica), avrà accesso alle conoscenze operative necessarie nel percorso della Grande Opera.

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Concludiamo questa trattazione tra Simbolo e conoscenza guardando il Simbolo dalla prospettiva della Conoscenza razionale-logica ovvero la via destra. Questa via non si adatta benissimo al percorso simbolico. Essa non entra nell’ontologico ma resta nell’ontico del simbolo. Non apre il simbolo in modo diretto e intuitivo ma lo pone invece in relazione ad altro, già noto, o in relazione ad altri simboli. Lo cataloga e lo mette all’interno di una struttura spesso preesistente, incasellandolo in spazi confinati e fallacemente chiarificatori. Purtroppo questo esercizio non solo depaupera e snatura il simbolo nella sua valenza ontologica, ma, e questo è forse la cosa peggiore, allontana il postulante dall’altare simbolico facendogli invece credere di portalo al cospetto del Sanctum Sanctorum simbolico. Ecco quindi, in questo contesto i libri dove i simboli sono catalogati, incasellati e accostati ai più disparati concetti con elegante sfoggio di profondo sapere nozionistico.

E tanti più simboli si trattano e tanti più disparati concetti si uniscono in tale trattazione, tanto più lo scrittore darà sterile sfoggio di possedere la sfera simbolica. Questi percorsi nozionistici e di classificazione non portano in profondità nella natura e nel cuore del simbolo, non mostrano le chiavi di accesso, non insegnano all’armonizzazione cardiaca con questo strumento e all’utilizzo in chiave personale magica; lasciano il lettore in superficie sulle nozioni, sulle classificazioni e sulle storie esteriori del simbolo.

In tale percorso la persona rimane avviluppata in un percorso che sembra portare alla comprensione del simbolo. Ma questa comprensione è esteriore, ontica, si sofferma sul significante e sfiora appena il significato. Non si vuole con questo dare una valenza del tutto negativa a tale approccio; esso ha una valenza positiva in chiave divulgativa e introduttiva. Su questo non ci sono dubbi. Deve però essere chiaro che conoscere le simbologie più disparate, saperne i percorsi storici o riempirsi di nozioni e informazioni, impedirà la vera fase simbolica attiva, che è quella che ci porta verso quella sfera della conoscenza dove il simbolo ci vuole condurre.

Diviene quindi necessario, se ci si avvicina al Simbolo tramite la via destra, destrutturarsi, e spogliarsi di tutti i vestiti, se si vuole vivere il Simbolo come vettore di Conoscenza attiva e sacra. Consci che la società attuale è già molto improntata alla via destra, coloro che si avvicinano al simbolo da tale via, corrono il rischio di non sfiorare mai la potenzialità del Simbolo vissuto sulla via sinistra. Sarebbe utile che coloro che trattano i Simboli attraverso le conferenze e i libri o qualsiasi altro mezzo, avessero ben chiaro questo aspetto, e lo chiarissero ai loro ascoltatori.

La conoscenza nella via destra del Simbolo non è un male in sé, ma lo diventa se si ritiene e si fa pensare agli altri che sia l’unica sfera per entrare in tale mondo. Ancora peggio è pensare che l’approdo finale sia conoscere infiniti simboli e saperli porre in relazione fra loro. Forse a questo punto, meglio non sapere nulla di loro intellettualmente e lavorare invece con pochi simboli nel silenzio del proprio Sanctum vivendoli come esseri intelligenti e magici, capaci di portarci in stanze segrete interiori dove la vera Sophia simbolica ci verrà mostrata in tutta la sua Luce.

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Simbolo e Mito così come Mito e Favola, sono sempre stati accomunati nella tradizione popolare e colta. Sono forme di linguaggio che hanno diversi punti in comune, ma si situano su livelli di consapevolezza diversi. Per entrare nello studio comparato di questi diversi linguaggi, potrebbe essere utile tracciare, in ordine, su un percorso analitico, le diverse forme, partendo dalla più razionale fino a quella più intuitiva.

Questo percorso non deve ovviamente essere preso in modo apodittico ma come uno fra i tanti potenziali percorsi che si possono trovare in questo esercizio. Partiamo dalla matematica pura come espressione della forma razionale-logica più pura, con un linguaggio e un’ontologia ben definita nella sua essenza. Subito in parte vi sono le scienze naturali, dalla la Fisica teorica fino alla Biologia; spostandoci ancora oltre entriamo nei linguaggi verbali con un passaggio intermedio: lo studio della logica. Oltre la logica, nei linguaggi verbali, incontriamo innanzitutto il linguaggio filosofico teoretico rigoroso che è la prima porta d’ingresso alla grande stanza della filosofia. Nel linguaggio filosofico abbiamo moltissime forme di linguaggio e se riusciamo a tenere la giusta direzione, dovremmo uscire dalla stanza della filosofia, passando per la porticina opposta alla teoretica: il misticismo. Oltre il misticismo ci confrontiamo col Mito e sua sorella Favola.

Infine, alla fine del nostro percorso ci spogliamo del linguaggio verbale nuovamente per finire nel Simbolo per concludere il percorso con l’intuizione pura che non necessita più neanche del Simbolo… Questo percorso ci mostra innanzitutto come le forme di linguaggio Mito, Favola e Simbolo siano vicine tra loro, avendo alcune modalità e caratteristiche simili mentre altre le differenziano. Studiare comparativamente queste 3 forme è interessante perché ci dà una percezione più completa della sfera del Sacro, permettendoci di comprendere meglio come ci rapportiamo ad esso e cosa esso rappresenti per noi sui diversi piani della nostra esistenza. In questo percorso dobbiamo farci delle domande. Nel percorso del ricercatore, è forse più importante riuscire a farsi le giuste domande che trovare le risposte corrette. Perché il Mito? Perché le Favole? Perché i Simboli? Entriamo nel nostro percorso…

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Ercole combatte la morte per salvare Alcesti

Mito dal greco Mythos è per Omero parola, discorso. Il Mito è un concetto sfuggente, tanto quanto il Simbolo, difficilmente circoscrivibile. L’origine, come per il simbolo, si perde nella notte dei tempi e tutte le civiltà ne hanno fatto uso da sempre e in varie valenze. L’uomo è sempre stato affascinato dai racconti, e il Mito è un racconto, che rimane impresso nella memoria, conducendo con sé, vari livelli di significato. Come vediamo ha moltissime attinenze col Simbolo, e anch’esso ha un procedimento cognitivo molto simile, come decodifica finale, a quella di del simbolo (cosa già vista nel primo capitolo). Ma la differenza maggiore è nella presenza del verbale, della parola. Il Simbolo è pura forma geometrica, è contenuto veicolato in forma pura. Un’informazione che dal segno arriva direttamente sena passaggi razionali.

Il Mito, pur con finalità e contenuti simili, è invece rivestito di un livello di linguaggio ulteriore: la parola. Ora: perché la parola? Innanzitutto il Simbolo non è un linguaggio semplice. Essendo silente come Linguaggio, va conosciuto, coltivato, interiorizzato, bisogna anche esserne partecipi cardiacamente per attivarlo. La parola è infatti normalmente, nel campo del Sacro, elemento limitante e fonte di problemi ermeneutici. Tuttavia, nel Mito questo non avviene.

Il Mito è mezzo più universale, parla a tutti, anche ai profani, attrae i curiosi e i bambini, ci prende per mano e ci accompagna, ci intrattiene, ci fa sognare, aiuta la nostra memoria e attiva naturalmente la nostra immaginazione, è una forma d’arte in sé, e alla fine rimane ierofante tanto quanto il simbolo. E, soprattutto, nel caso non ne comprendessimo il significo interno, ci lascerebbe comunque qualcosa anche a livello esterno, una favola con tutto quello che essa ci dona. E la favola, con l’aiuto della memoria e della rielaborazione nel tempo, potrebbe tornare ad essere Mito, velandosi ai nostri occhi come contenitore di altro. Il Mito è inoltre un ricollegamento col nostro senso dell’antico, con le nostre radici, sia come uomo che come cultura. Ci permette di rivedere in chiave antica i classici nodi-riti-sfide che l’uomo affronta da sempre.

L’immaginazione e la libertà rielaborativa, nella lettura del mito, lo rendono attuale e antico nello stesso modo. La coordinata temporale è presente anche se non fondamentale e questo aiuta nella decodifica poiché lo svolgersi del racconto da riferimenti chiari. Il Simbolo è invece atemporale, fisso, come una stella. Non cangiante. O lo si coglie come esso è, o lo si perde come significato profondo.

Facendo l’esempio ad esempio del mito di Prometeo che ruba il fuoco degli Dei per donarlo agli uomini, contro la volontà del re degli dei Zeus, che lo punirà per questo, troviamo l’eterno racconto della volontà di pochi eletti di portare la conoscenza “nella Verità” (e non la falsa conoscenza ottenebrante) alla gente affinché essa si affranchi del suo stato di torpore. Questo ovviamente è osteggiato dall’oligarchia divina, simboleggiata da Zeus che non vuole condividere tale dono con tutta l’umanità. E chi salverà Prometeo dalla punizione? Eracle che è l’eroe prettamente umano (per quanto semidivino), nella sua penultima fatica, i Pomi delle Esperidi.

Ecco in questo mito un esempio di come le chiavi di lettura possano essere generaliste, come quelle sopra esposte, ma possano parimenti divenire altro, più personale o più determinato a seconda delle istanze e delle persone, e questo senza snaturare il Mito in sé: il tessuto portante rimane, un eroe dà un dono divino all’uomo per affrancarlo da una sua limitatezza, è inequivocabile. Tutto questo è un percorso molto simile a quello del Simbolo nel suo percorso cognitivo. Lo stesso Mito-Significante (Segno per il Simbolo) porta attraverso il personale processo cognitivo ad un personale Messaggio-Significato.

Il Mito come, si vede da questo esempio dove sono presenti 2 eroi principali che si incontrano (Prometeo che simboleggia il Maestro ed Eracle che simboleggia l’uomo Solare), ha inoltre un’altra caratteristica importante: i personaggi dei vari miti si incontrano nei diversi racconti, formando una rete fitta di relazioni e vicende, dinamiche, storie, tali per cui ogni storia mitica ha in sé un insegnamento allegorico e morale singolo, ma andando più a fondo e studiando i miti nel loro insieme, come un corpo unico, allo studioso attento, tutta la struttura acquisisce un mondo archetipale-simbolico nel suo insieme. Questo mondo mitico può essere letto contemporaneamente da diverse prospettive, diversi livelli e dare risultati e morali sotto ogni punto di vista sia storico, che personale che morale.

Questa funzionalità tipica del sistema mitico permette allo studioso sincero e motivato, di decodificare il mito in macro-aree che lo renderanno generatore di informazioni e insegnamenti ben definiti. Cosa che sfugge al lettore del singolo mito o a colui che non ha una critica comparativa tale da fare i vari collegamenti. Da una lettura passiva-superficiale, si arriva quindi ad una lettura attiva-strutturale e quindi ad seguente un percorso ben definito dove l’Adepto non segue più il racconto e si fa trasportare da esso, ma lo collega agli altri che lo intersecano e ne fa quindi un paesaggio tridimensionale vivo e in movimento.

Visto da questo punto di vista, il mito può essere accostato ai Ching cinesi, dove ognuno dei 64 esagrammi ha un significato e un messaggio in sé, ma è solo studiando e consultando in modo composto i Ching, e conoscendo la struttura nel suo complesso che si hanno le vere risposte da parte dell’oracolo e non semplicemente delle frasi di difficile comprensione.

Rispetto al Mito, il Simbolo è invece un’entità diretta, ieratica, potente e meno vicina alla comprensione razionale. Può essere dimenticato, non notato, frainteso, non attraente…Dunque il Mito aiuta l’Adepto lontano per inclinazione al Simbolo, e soprattutto aiuta il profano, istintivamente attratto dal profondo e dal sacro, ad avvicinarsi ad Eleusi, ma in modo dolce e graduale, poiché il Simbolo Sacro sarebbe salto troppo ampio. Col Mito la persona profana comincia l’elaborazione del mistero senza spesso esserne neanche consapevole.

In questo vediamo come i Maestri passati non abbiano lasciato nulla al caso e abbiano creato per ogni situazione e ogni tipologia di persona i linguaggi migliori per trasmettere le conoscenze necessarie. Non è un caso infatti, che non solo i simboli, ma anche i miti, siano comuni e ricorrenti in tutte le culture. Contengono nomi diversi, hanno dettagli diversi, poiché questo è il loro aspetto esteriore che si adatta, ma nella sostanza, i principali miti umani sono patrimonio simile, di civiltà in civiltà, sia nel tempo che nello spazio.

Ecco che le diverse narrazioni epiche locali potrebbero essere lette, al di là della classica chiave storica, anche come un adattamento del Mito, per renderlo comprensibile e vicino alle culture storiche contingenti. Il mito inoltre, attraverso il racconto, accede anche alla sfera emotiva, e tramite l’emozione stimola l’immaginazione e quindi il potere creatore, e in tutte queste espressioni, predispone la persona al suo futuro passaggio nel Tempio.

Sposta la consapevolezza del postulante dal livello materiale profano, ad un livello che racchiude in sé diverse sfere contemporaneamente: la sfera artistica, quella di sogno, quella allegorica, la morale, l’emotiva, e in questa stimolazione apre e destruttura il razionale semplice, superficiale accompagnandolo in un terreno più profondo, denso di relazioni e oscuro come quello mistico. Studiare il Mito è rielaborare in noi stessi le antiche e uguali storie archetipali dell’uomo e dell’universo così come facevano i nostri avi. Leggere i racconti mitici o vederne le raffigurazioni è per ogni uomo dotato di una minima sensibilità di spirito, un’emozione e uno sguardo in un mondo di sogno. E per chi è predisposto, il Mito attiva un potere trascendentale molto simile al Simbolo.

Nel Mito si rivivono inconsapevolmente e interiormente i Riti e i complessi religiosi (nel senso etimologico del termine, di riunire-rilegare) della propria umanità, ma in modo dolce, con i tempi necessari, lasciando apparire ciò che può apparire, e tenendo in un secondo piano più oscuro ciò che non si è pronti ad elaborare. Nel Mito il simbolo viene umanizzato, reso parlante, agente; l’archetipo è quasi smascherato nella sua funzione e finalità attraverso la storia del Mito, ma è mascherato sotto una forma già conosciuta alla sfera razionale dell’uomo, affinché il ponte intellettuale non sia troppo ampio.

Interessante notare come, nonostante in occidente il sistema Mitologico Greco (e anche altri attigui e più antichi) sia da sempre molto presente nella cultura popolare e colta e sia inoltre ben articolato e in grado di trattare qualsiasi aspetto morale, esso, da un punto di vista religioso, non sia mai stato inglobato nelle tradizioni teologiche ufficiali fin dai tempi del primo cristianesimo.

Il Mito di origine greca, va in sonno, nelle religioni ufficiali, proprio con l’avvento del cristianesimo, argomento molto interessante ma che non abbiamo qui il tempo di approfondire. All’opposto, ad esempio nella tradizione Vedanta, il Mito è invece sempre stato mezzo di studio fondamentale, dato che i principali Poemi Epici (Ramayana e il Mahabharata, che contiene il famoso Cantico del Signore) sono una colonna fondamentale del sistema religioso indù, soprattutto per il popolo, mentre i testi sacri più complessi (i Veda e le Upanishad) sono lasciati prevalentemente ai Brahamini.

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Esopo racconta le sue favole

Parlando del Mito e del Simbolo, diviene utile analizzare anche la favola, vedremo presto perché- Anche la favola è infatti una porta verso il sacro, anche se in forma leggermente diversa.

La favola, sorella del mito, ha la sua etimologia in Fabula, Fari, parlare-narrare. Essa è quindi racconto come il mito, sono molto vicini etimologicamente. Ma a differenza di questo, il suo vestito, il suo apparire è più leggero, più fresco, più immediato e semplice. Il Linguaggio della favola e con essa quello della fiaba (che ha un carattere, nei suoi personaggi, più fantastico rispetto alla favola) è simbolico nonché allegorico e morale esattamente come il mito e usa anch’essa animali, uomini, creature fantasiose per richiamare le corrispondenti forme archetipali. Ma lo fa con un piano più destrutturato, più esplicito, più adatto a persone ancora più profane.

Possiamo dire che la favola e il mito sono sovrapposti, ma mentre il mito tende la mano al simbolo, la favola tende la mano al linguaggio comune. Ecco che la favola è anche strumento pedagogico nella crescita dei bambini. Poiché essi, sapendo intuitivamente di essere non solo corpo, necessitano e chiedono quindi cibo per lo spirito e l’intelletto sotto forma di racconto; questo cibo è adatto alla loro semplice struttura cognitiva razionale, ma contiene tutti gli altri livelli simbolici di cui necessita la psiche per nutrirsi, elaborare e strutturarsi. La favola assume 3 funzioni differenti nel passaggio all’onirico dei bambini, dato che essa viene ascoltata ed elaborata nello stato di dormiveglia e stimola quindi nel bambino

a.) l’apprendimento razionale del linguaggio verbale,

b.) l’immaginazione e la visualizzazione del racconto letterale e infine

c.) l’elaborazione del livello allegorico e morale della trama nella favola.

Queste stimolazioni simultanee sono un lavoro articolato e nuovo per il giovane apprendista e il richiamo di Orfeo è la necessaria pace dopo il faticoso percorso. Durante il sonno, nel momento subito successivo al dormiveglia, la favola diviene sogno e il sogno continua il percorso della favola stessa. Per questo spesso i bambini richiedono spesso le stesse storie prima di addormentarsi: l’elaborazione della stessa in ogni transizione al sogno, è cosa differente e ogni volta più articolata e confermata, andando a definire sempre più dettagli e livelli.

Nella Favola i simboli sono meno complessi del mito, animali, personaggi familiari, bambini o uomini semplici sono le basi portanti, a differenza del mito dove queste strutture sono molto più articolate, strutturate e necessitano di una conoscenza anteriore per seguire la storia. Eppure ciononostante, gli archetipi e le dinamiche simboliche sono ugualmente presenti con le stesse dinamiche e relazioni. I vari animali, i mestieri delle persone, i gradi parentali, le diverse forze della natura, la magia e le lotte, tutti questi simboli e molti altri, nelle favole rappresentano una chiave archetipale più facilmente leggibile e la persona comincia la codifica delle forze e delle energie nel mondo reale e personale con un percorso semplice e introduttivo.

Nelle favole di Esopo, dove gli animali sono i vettori archetipali, l’ascoltatore entra giocoforza nella comprensione degli aspetti della natura sia esterna che interiore: la volpe diviene la furbizia, il leone la forza, la capra l’ingenuità, il cane la fedeltà. E percorrere tutte queste favole in serie, permette di entrare in possesso di tutte queste forze, comprenderne le dinamiche e relazionarle fra loro.

Le favole, proprio come i Miti, ma soprattutto i Simboli, possono inoltre essere usati come tramite per tramandare informazioni e contenuti segreti, ma solo con le corrette chiavi di lettura. Vi sono infatti favolette alchemiche, che con le corrette chiavi danno acceso a ricette operative e sicuramente diverse altre favole, che sono per natura più flessibili e malleabili, rispetto al Mito, sono state create per ricordare nel tempo aspetti importanti da tenere nascosti.

Questo utilizzo della favola come contenitore segreto è simile alle tecniche di stenografia di Tritemio ed era adatto perfetto per le necessità degli alchimisti. Ecco ormai chiaro come anche nella favola che il significante è portatore di vari significati, al di là del letterale. In questo ha la stessa funzione del Simbolo e del Mito

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Chiudiamo questo argomento con uno spunto non tanto sull’aspetto ontologico di questi linguaggi, quanto sulla loro origine. Alcuni sostengono che in tempi remoti l’uomo aveva capacità mnemoniche superiori ed era in grado di ricordare tutto quanto gli servisse senza bisogno di libri. L’invenzione della scrittura è venuta in un secondo momento quando l’uomo non essendo più in grado di ricordare nello stesso modo, necessitava di un supporto materiale per non perdere le informazioni nel tempo. Sia il Mito che la Favola sono giunti a noi sotto forma di racconto, proprio come se fossero tramandati in forma orale, di generazione in generazione.

Questo fra presupporre che quindi, come linguaggi, essi si perdano nella notte dei tempi e fossero patrimonio di un’umanità antica e detentrice di un sapere più vasto e profondo. Come abbiamo visto, l’uomo, attraverso un’intelligenza “naturale”, dispone di tutta una serie di linguaggi per soddisfare il proprio bisogno di Sacro e le proprie necessità profane. Oltre al Simbolo, anche il Mito e la Favola sono una via per trovare il nostro Sacro. Ad ognuno la via che più gli si addice.

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